Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 8 febbraio 2021

Salvini parla già da ministro.E' svolta anche sui migranti

 



Amedeo La Mattina

Matteo Salvini sta diventando il primo fan di Draghi. E ai suoi dice: «Non cadiamo nelle provocazioni». L'ordine di scuderia è non commettere falli di reazione. Nella Lega nessuno finora li ha commessi: la stragrande maggioranza del partito, dalla base ai vertici, è convinta che Draghi sia la più grande occasione che sia loro capitata. La senatrice-avvocato Giulia Bongiorno, che Salvini ascolta molto e che potrebbe diventare ministro, lo dice in questo modo: «Draghi è la persona giusta al momento giusto, anche se non è stato votato dal popolo». Un fallo lo ha commesso lo stesso Salvini quando ieri ha proposto «il modello Bertolaso che è il più avanzato sulle vaccinazioni». A parte questa scivolata agli occhi dei potenziali e riottosi alleati che vogliono tenerlo fuori, l'ex ministro dell'Interno si è fatto concavo e convesso. Ha promesso che si vaccinerà («lo farò a giugno-luglio»), stavolta senza citare il via libera del suo medico di famiglia. Sull'immigrazione ha perfino affermato che «bastano le leggi europee». E visto che oggi tornerà a sedersi davanti al «professor Draghi», uno dei massimi esponenti dell'europeismo, Salvini ha fatto sapere che al Parlamento europeo la Lega potrebbe cambiare atteggiamento sul regolamento del Recovery Fund. Gli eurodeputati leghisti si erano astenuti durante il governo Conte, ma ora attendono l'incontro con Draghi prima di prendere la decisione definitiva. Da quello che ci risulta la decisione sarebbe già stata presa: il voto sarà positivo. Ci manca solo che Salvini annunci l'iscrizione al Ppe e la riconversione giorgettiana sarebbe compiuta. Per la Lega, Draghi non è Mario Monti, mani di forbice, ma un keynesiano. «Se invece dell'austerity praticata in passato - affermano fonti leghiste - si passasse a una fase di investimenti, di crescita e di rilancio economico, senza aumento di tasse, ma liberando energie e risorse in ambito pubblico e privato, lo scenario cambierebbe completamente». E poi c'è il coinvolgimento nella stesura del Recovery Plan: «Un conto era il silenzio del precedente governo, altro sarebbe un piano di investimenti, crescita e sviluppo condiviso col Paese, che permetta di superare le politiche di tagli e austerità che tanti danni hanno provocato». Non dare alibi agli avversari, anzi sostanziare la riconversione europeista e il protagonismo in un nuovo Comitato nazionale di ricostruzione, come nel 1945. Salvini è consapevole che i potenziali alleati di governo vogliono tagliarlo fuori. Tutti quanti, tranne Matteo Renzi, che aveva previsto lo scongelamento dell'iceberg di centrodestra. Chi non si aspettava di dover fare i conti con il capo della Lega erano Grillo, Di Maio, Zingaretti, Speranza, Fratoianni. Potrebbero al massimo digerire con un po' di protezione gastrica Giancarlo Giorgetti, il poliziotto buono del Carroccio. Quello cattivo no. Ma l'ex ministro dell'Interno aspetta di capire le vere intenzioni del presidente incaricato, quale squadra di governo costruirà, se vorrà al suo fianco i leader dei partiti. Salvini è pronto, ma non vuole forzare la mano né creare problemi a Mario Draghi. Gli interessa comprendere se l'azione del governo, dal piano vaccini al Recovery fino all'apertura dei cantieri, avrà un impatto reale sull'economia. Insomma, se il partito trasversale del Pil avrà in mano le redini di questa possibile esperienza governativa. 


Nessun commento:

Posta un commento