Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 8 febbraio 2021

Salvini si dà una «scadenza»: noi ci siamo per i mesi che servono

 



da IL CORRIERE DELLA SERA dell'8 febbraio 2021.Marco Cremonesi

«Sono un pragmatico e un concreto». Nel percorso complicato che porta la Lega verso il governo Draghi, una cosa è certa: Matteo Salvini non si farà attirare nella trappola di escludersi da solo. Da sabato, quando ha lasciato Montecitorio dopo le consultazioni con il presidente incaricato, è stato attentissimo a non scoprire il fianco. Nemmeno ha risposto direttamente a Nicola Zingaretti quando il segretario dem ha detto che sull’Unione europea «Salvini ha dato ragione al Pd».Mentre anche sui social leghisti la discussione è serrata: da una parte gli indignati per la possibilità di ritrovarsi al governo con il Partito democratico, dall’altra i favorevoli a non farsi tagliare fuori e comunque a contare qualcosa. Lui è tranquillo: «Non ho frequentazioni assidue con il Pd, ma le avremo». Quanto a Matteo Renzi, «ci vediamo in Senato e ci saremo messaggiati una volta». E poi con Luigi Di Maio. Messaggi, al momento, anche con Giorgia Meloni: con cui però il leader leghista dovrà mettere a punto le candidature per le prossime amministrative.Il segretario, ospite di Maria Latella su Radio24, si smarca dall’accusa di svolta sull’Ue senza batter ciglio: «Lascio agli altri le etichette: fascista, comunista, europeista. Io sono una persona pragmatica e concreta. Se con il professor Draghi si può parlare di taglio delle tasse per far respirare le persone e le imprese, io ci sto». Il nuovo corso è: «Noi siamo mani, piedi, cuore e cervello in Europa ma naturalmente voglio un’Europa che difenda le imprese e l’agricoltura italiana». Soprattutto, c’è la decisa apertura di credito a Mario

Draghi: «Con lui si può stare in Europa a testa alta. Non parlo di immigrazione perché ci hanno voluto dare delle etichette, ma la tutela degli interessi nazionali coincide con quella degli interessi europei.In Francia, Spagna o in altri Paesi faceva comodo qualcuno che difendeva i confini perché non sono solo italiani, ma europei».La disponibilità è massima, persino sulle questioni di bandiera. Persino Quota 100, la riforma previdenziale salviniana, può essere oggetto di discussione: «Io non mi siedo mai al tavolo con qualcuno dicendo: “O è così o pomì”. Non dico “Ho ragione io o andiamo tutti a casa e mi porto via il pallone”. Noi — prosegue il segretario leghista con espressione un po’ demitiana — facciamo ragionamenti. Se il rinnovo di Quota 100 è a costo zero, non vedo perché rinunciare a uno strumento che dà respiro alle persone che hanno almeno 62 anni e hanno lavorato per 38».L’apertura a Draghi è senza riserve, con però un limite temporale: «Se c’è un progetto di Paese che ci convince, ovviamente della durata dei mesi che sarà, ci siamo».Sulle riforme sabato Salvini aveva espresso qualche dubbio su quella della giustizia, ma nella Lega in parecchi pensano anche ad altro. Per esempio, la riforma della legge elettorale in senso proporzionale. Leghisti autorevolissimi la definiscono, semplicemente, «impensabile».

Nessun commento:

Posta un commento