Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 11 febbraio 2021

STEFANO BONACCINI:"Adesso si fa il governo non è l’ora della conta nel Pd Io candidato? Non ho correnti"


da LA REPUBBLICA dell'11 febbraio 2021.Eleonora Capelli

 Stefano Bonaccini, lei ha incontrato il premier incaricato Mario Draghi. Siamo alla vigilia di un governo di tecnici molto referenziati con pochi esponenti politici? Ha fiducia in questa formula?

«Abbiamo parlato di contrasto alla pandemia, campagna vaccinale di massa e impiego delle risorse europee per far ripartire il Paese. Ho trovato una persona molto empatica.Non entro nel merito della formazione del governo, non mi compete. Certo, abbiamo chiesto a Draghi un impegno per valorizzare il ruolo delle Regioni e degli enti locali: il fatto che ci abbia coinvolto già in questa fase non è rituale, ma un segnale molto importante».

Questa situazione ha mandato in fibrillazione il Pd, ora si può proseguire senza un congresso? Lei viene indicato come il principale "competitor" di Nicola Zingaretti, è il momento di discutere la linea?

«Credo che il nostro compito sia quello di far nascere questo governo, di forte impronta europeista, assicurando appoggio e proposte per la ripresa dell’Italia. Gli effetti della pandemia sono pesantissimi, parliamo di questo, non distraiamoci. Ben venga una discussione sul merito dei contenuti anche all’interno del Pd, per qualificare al massimo la nostra funzione, ma non mi pare il tempo di conte interne. Le priorità sono altre, basta una chiacchierata in strada, al bar, in un mercato per capirlo. E io non guido alcun asse, né appartengo a correnti. Chi mi conosce lo sa e chi mi vuole descrivere in altro modo dovrà fare pace con se stesso».

Per Romano Prodi "un partito che non fa un congresso popolare per tanti anni perde il rapporto con il popolo". Lei è d’accordo?

«Il rapporto con le persone va alimentato giorno per giorno, ascoltando e facendosi ascoltare. Il Pd il congresso lo ha fatto due anni fa. È vero che intanto è cambiato il mondo e che noi dobbiamo costruire un campo più largo, un centrosinistra forte e un partito espansivo. Ma adesso la priorità è dare un governo al Paese e affrontare le emergenze che abbiamo davanti».

Lei ha detto che Matteo Renzi ha sbagliato a innescare la crisi. Crede che ora si debba recuperare il rapporto con l’ex premier?

«Ha commesso un errore e lo ribadisco, perché non si apre una crisi al buio in mezzo ad una pandemia. Sarebbe stato un errore andare al voto anticipato perché il Paese ha bisogno di un governo.Penso che il Pd debba confrontarsi con tutto il campo democratico a partire dai contenuti. In Emilia-Romagna e altrove abbiamo vinto grazie a una proposta per il futuro condivisa da un fronte ampio e aperto al civismo, che include anche Italia Viva e Azione di Calenda, con cui peraltro governiamo bene».

Renzi ha ricordato il 40% alle Europee e lei era al suo fianco…

«È vero. Era il 2014 e il Pd entrava nella società dialogando con tutti e allargando il campo riformista. Poi è accaduto il contrario: abbiamo litigato con troppi e subìto due scissioni. Il risultato è stato un centrosinistra più diviso e più piccolo. Io vorrei un partito più grande, perché il 20% non mi basta. E vorrei un centrosinistra più largo, perché un grande partito è capace di attrarre chi gli sta intorno, al centro come a sinistra, anziché isolarsi come accadde nel 2018».

Questo governo terrà insieme Lega e Pd. Lei ha scritto un libro su come battere la destra, ma se invece si tratta di governare insieme?

«Non bisogna ribaltare la realtà. Il presidente Sergio Mattarella è stato chiarissimo: non essendoci più le condizioni per un governo con una maggioranza politica autosufficiente, si è reso indispensabile rivolgersi a tutto l’arco parlamentare per far fronte all’emergenza in corso. La cosa importante è che con Mario Draghi l’Italia stia rilanciando la sua vocazione europeista e il suo ancoraggio atlantico, rifuggendo da avventure sovraniste e nazionaliste.E non tocca certo a me motivare il cambiamento della Lega, il passaggio dalle felpe e dai libri "No euro" all’appoggio a Draghi».

In primavera ci sono le amministrative: ci saranno "coalizioni Ursula" per i Comuni secondo lei?

«Ho sempre sostenuto che le alleanze si fanno sui contenuti, non calando dall’alto formule preconfezionate sui territori. Anche per questo il Pd deve recuperare capacità espansiva: per evitare di essere prigioniero di qualcuno o di rimanere isolato».

Le divisioni del Movimento 5 Stelle e la consultazione su Rousseau rischiano di rallentare un governo nato invece per accelerare?

«Confido di no. Ho rispetto per il dibattito interno al M5S, ma registro anche i cambiamenti che sono intervenuti negli ultimi due anni. Le pulsioni populiste hanno perso terreno in una fetta consistente del movimento».

Bisogna velocizzare la campagna vaccini? È per questo che l’Emilia sta valutando se acquistare in proprio il siero assieme al Veneto?

«Vaccinare le persone significa salvare vite e uscire da un’emergenza che ha determinato enormi costi economici e sociali. È la prima urgenza che abbiamo e credo che ogni iniziativa possibile vada messa in campo, purché coordinata col piano vaccinale nazionale e nel rispetto delle autorizzazioni di Ema e Aifa. La nostra richiesta di accelerare e la nostra disponibilità a fare un passo in avanti nell’approvvigionamento non hanno nulla a che fare con l’egoismo».

Crede che la divisione in colori delle Regioni abbia funzionato e che verrà mantenuta?

«Io proposi fin dall’inizio una strada diversa, se vogliamo più simile a quella della Germania. La divisione in colori ha scongiurato lockdown duri e generalizzati, ma ci sono categorie che da ormai un anno non sanno cosa accadrà la settimana successiva, altre chiuse da molti mesi, le scuole superiori hanno pagato più qui che in altri Paesi. Nessuno aveva la ricetta magica, le stesse Regioni avevano opinioni differenti, personalmente ho sostenuto con lealtà l’impostazione del governo.Comunque la si pensi, una pandemia globale non può essere affrontata con singole misure regionali».

Nessun commento:

Posta un commento