Anglotedesco

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domenica 7 febbraio 2021

Un nuovo partito post-M5S.Grillo ora vuole Conte leader

 


di Ilario Lombardo 

Non è un caso se da settimane Giuseppe Conte insiste sull'idea di una coalizione dello sviluppo sostenibile. Una formula a cui non si è dato troppo peso ma che un paio di volte il premier uscente ha pronunciato anche nell'Aula del parlamento, mentre l'attenzione di tutti era ostaggio della sfida con Matteo Renzi. È un progetto che in realtà ha una paternità condivisa, perché è il cuore della nuova utopia targata Beppe Grillo e che vorrebbe nascesse dall'«evoluzione del Movimento» come lo abbiamo conosciuto in questi dieci anni. Secondo quanto raccontano fonti del M5S e del Pd, il comico ne ha parlato con Conte, perché pensa sia lui l'uomo giusto per traghettare il Movimento verso la sua ultima e forse definitiva metamorfosi: un partito che dal centro raccolga la cultura liberale, popolare, socialdemocratica e la porti nel futuro dell'ambientalismo, che è l'ideologia delle nuove generazioni, e dello sviluppo sostenibile, che è la nuova casa in costruzione delle società capitaliste costrette a ridefinire anima e business di fronte ai limiti delle risorse naturali.Il Movimento affronta un passaggio delicato. Il sì, sofferto, turbolento, al governissimo di Mario Draghi coincide con l'elezione sulla piattaforma online Rousseau della sua leadership allargata di cui ancora non si conoscono i componenti. Tra le convulsioni feroci dei parlamentari costretti a ingoiarsi tutti i «mai» pronunciati negli anni, nei mesi e nei giorni scorsi, Grillo intravede un'occasione. Sul tavolo di Mario Draghi il comico genovese ha portato un piccolo programma che germoglia da quell'idea originaria che aggiorna la politica e l'economia green e la implementa nella struttura di governo. A parte la sintonia con Draghi sui giovani, per i quali propone di riesumare un dicastero ad hoc, il garante del M5S chiede sull'esempio della Francia e della Svizzera un ministero della Transizione ecologica, che dovrà nascere dalla fusione dei ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico e che avrebbe anche la competenza della politica energetica. Grillo vuole anche importare in Italia il Consiglio superiore dello Sviluppo sostenibile che esiste in Germania, in Francia e in altri Paesi e considera fondamentale inserire nella Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile e della «responsabilità generazionale e ambientale». Durante il vertice che ha preceduto le consultazioni tra il Movimento e Draghi a Montecitorio, Grillo ha proposto che fosse proprio Conte a guidare il super-ministero dal quale passerà il capitolo più consistente dei fondi europei. «Di fatto gestiresti il Recovery plan» è stato l'invito del fondatore. Un po' scherzando, un po' no, secondo chi era presente, Grillo continua a premere perché il premier uscente prenda posto nel governo Draghi. Come rappresentante e sentinella del M5S e garante della coalizione progressista con Pd e Leu. Conte resiste, cerca di schivare le lusinghe, conferma che non ha intenzione di accettare la proposta di un ministero, ma intorno a lui sono tanti a chiederglielo, anche per sminare i malumori dei senatori decisi a non capitolare sul no a Draghi. «Se tu fossi dentro per noi sarebbe più facile» gli ha spiegato la vicepresidente del Senato Paola Taverna, una delle protagoniste della colonna romana che in asse con il Pd ipotizza anche una possibile candidatura di Conte a sindaco di Roma.I dem hanno i loro psicodrammi in corso per via del probabile ingresso della Lega in maggioranza e vedrebbero benissimo Conte tra i ministri. Sul premier uscente le idee nel Pd sono un po' differenti. Goffredo Bettini, consigliere politico del segretario Nicola Zingaretti, continua a pensare che il giurista pugliese debba ritagliarsi un ruolo di federante, tenendo una mano leggera sul Movimento, sull'esempio di Romani Prodi che alla testa di una coalizione conquistò Palazzo Chigi dopo il governo di Lamberto Dini del 1995. Un governo breve come in tanti sperano sarà quello di Draghi. Un anno o poco più, per mettere in sicurezza l'Italia dalla pandemia e realizzare il Recovery Plan. Secondo i vertici del Pd non potrà durare molto di più se ci sarà una forzata convivenza con Salvini. «Non guardiamo ai destini personali ma al Paese che soffre» è stata l'esortazione di Conte per dare senso all'ennesima capriola dei grillini. Alla fine, l'avvocato potrebbe essere costretto a cedere, sempre che l'ingresso della Lega non lo faccia desistere definitivamente. È quello che, a sentire i maliziosi colleghi ministri del M5S, starebbe sperando Luigi Di Maio. L'ex capo politico nei giorni scorsi ha sentito Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega e principale sponsor del governo Draghi. Secondo fonti del Carroccio, qualche giorno addietro ci sarebbe stata anche una telefonata e uno scambio di messaggi con il leader Matteo Salvini. Di Maio è stato tra i primi ad aprire all'ex presidente della Bce e al progetto di allargamento del governo ai leghisti. Una mossa che ha spiazzato Zingaretti e i vertici del Pd che contavano sul veto del M5S per lasciare fuori Salvini e perimetrare la "maggioranza Ursula", di chiara identità europeista, senza sovranisti e aperta, al massimo, a Forza Italia. 

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