Anglotedesco

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sabato 13 febbraio 2021

Variante inglese in un caso su cinque .Il Cts vuole fermare lo sci: "Un rischio"

 



da  LA REPUBBLICA del 13 febbraio 2021.Michele Bocci

Le varianti spaventano, quella inglese è responsabile di quasi un caso su cinque in Italia (17,8%) e il Cts invita a evitare qualunque nuova apertura. Anche quella delle piste da sci. Seppur colpite duramente dal divieto di spostamento tra Regioni prorogato ieri dal governo uscente fino al 25 febbraio, molte località alpine e appenniniche erano pronte a ripartire. Il Comitato tecnico scientifico ieri, rispondendo a un quesito del ministero alla Salute, ha dato quello che potrebbe essere il colpo finale. Ha infatti sostenuto che non è il caso di riaprire. «Non ci sono le condizioni per ulteriori rilasci», hanno spiegato gli esperti, citando proprio il problema delle varianti e anzi esortando il governo a valutare ulteriori restrizioni in vista di contagi che potrebbero tornare a salire. È probabile quindi che Roberto Speranza firmi a breve un’ordinanza per prorogare il blocco dello sci, che scade lunedì. Gli esperti hanno detto no anche alla riapertura di cinema e teatri, sulla cui possibilità si era informato il ministro Dario Franceschini inviando una lettera, e pure, ovviamente, alla richiesta della Lombardia di aprire i ristoranti in zona gialla anche la sera.

«In cinque o sei settimana la variante potrebbe diventare la forma più diffusa di coronavirus», hanno avvertito ieri il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e il capo della Prevenzione del ministero Gianni Rezza. Del problema delle varie forme del virus si è parlato anche al Cts. È stata ricordata una proiezione della Fondazione Bruno Kessler di Trento in base alla quale la variante inglese, una volta che ha preso piede ci metterà pochissimo a diventare prevalente, con tutti i rischi legati alla sua contagiosità. L’Rt, cioè il suo fattore di replicazione, infatti sarebbe superiore a quello del coronavirus "normale" in una misura compresa tra il 30 e il 70%. Tantissimo. In più, può provocare focolai tra i giovani. L’unica buona notizia la ribadisce Rezza: «Non diminuisce l’efficacia dei vaccini».

Il dato sulla presenza di quella variante in Italia è stato raccolto dalle Regioni, che su richiesta di ministero e Istituto il 3 e 4 febbraio hanno preso una parte di campioni positivi (1.852) e li hanno sequenziati alla ricerca di modifiche del coronavirus. Il dato medio rilevato, quel 17,8%, è figlio di una diffusione non omogenea. La variante è più presente al centro del Paese con Regioni come Umbria, Abruzzo e Marche che hanno dati di circolazione molto superiori. Arrivano anche al 50%. La zona adriatica in particolare è considerata ormai presa dalla nuova forma del coronavirus. «Le differenze tra regioni — spiega sempre Rezza, che ha suggerito mini lockdown — sono dovute al caso, alla data di introduzione della variante. Prima arriva, più si diffonde perché corre più dei ceppi circolanti "normali" e tende a diventare predominante, come in Inghilterra».

Per ora l’Italia ha dati migliori di altri Paesi europei. In Francia e in Germania, ad esempio, ci sono circa il 20 e il 30% di casi attribuibili alla variante. Ma a spaventare ci sono anche altre modificazioni del virus, quella "brasiliana", che è già arrivata in Italia e ha provocato ad esempio molti casi nel nord dell’Umbria, e quella "sudafricana", sulla quale il vaccino potrebbe essere meno efficace. Da noi è presente in modo molto sporadico ma sta facendo centinaia di casi in Tirolo, che è stato isolato dal governo di Vienna. Ma la Provincia di Bolzano, che ha già problemi con i suoi tanti casi, è lì vicino.

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