Anglotedesco

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lunedì 8 febbraio 2021

Zingaretti indica una strada al partito .E rivendica l’alleanza con i 5 Stelle


da IL CORRIERE DELLA SERA dell'8 febbraio 2021.di Maria Teresa Meli

Il contraccolpo iniziale, è inutile negarlo, c’è stato. L’ipotesi di passare da una maggioranza che Nicola Zingaretti aveva consolidato per trasformarla nell’alleanza del nuovo centrosinistra — cementificando il rapporto con i grillini, e coltivando, tramite Goffredo Bettini, quello con Giuseppe Conte — alla grande coalizione in sostegno di Draghi, adesso è a rischio. Perciò il segretario va in tv, ospite di Lucia Annunziata, a fissare dei paletti e a indicare la via che i dem intendono intraprendere.

Voteranno milioni di italiani nelle più grandi città italiane. Ogni città deciderà per sé, ma noi portiamo in eredità un patrimonio di una forza finalmente unita e unitaria, di alleanze civiche, territoriali un decreto milleproroghe che viene approvato per il rotto della cuffia. Come a dire a Draghi di lasciare perdere la Lega. Già, Zingaretti è ben conscio delle difficoltà che sono dietro l’angolo: per questo, pur plaudendo a Draghi, tiene il freno a mano tirato. Una caratteristica del leader del Pd, vagliare tutte le subordinate. Perciò sì a Draghi ma con un perimetro ben definito: «Grandi numeri non equivalgono a stabilità», dice il leader del Pd . E aggiunge: «Guai a creare le condizioni per cui Draghi si possa ritrovare dentro una maggioranza litigiosa». Un altro no alla Lega. Ma Zingaretti sa che tutta la sua strategia è basata sull’alleanza con i 5 Stelle, perciò rivendica la decisione di «appoggiare Conte fino alla fine»: «Così si è creata un’alleanza che sarà la base di questo governo», dice. E poi lascia intendere che grazie a questo accordo con i grillini «la vittoria alle Amministrative è a portata di mano».

Però Zingaretti si rende conto che da ora in poi il suo partito chiederà di più. Perché la strategia è cambiata velocemente in due anni: dal Conte leghista si è passati al Conte giallorosso e ora al Conte federatore che terrà a battesimo un’alleanza che, Zingaretti ne è convinto, «vincerà alle Amministrative». Insomma, il segretario dem persegue il suo obiettivo, e nemmeno il governo Draghi glielo fa perdere di vista. Ragion per cui, di fronte alla domanda — insidiosa — di Lucia Annunziata che gli chiede se ci sarà un congresso anticipato del Pd, Zingaretti non risponde di no. «Discuteremo insieme come fare questo percorso, ma è chiaro che io porrò il quesito di come andare avanti, sarà una discussione politica sulla nostra identità». Il segretario pone un’unica e per lui fondamentale condizione: «Nessuno tenti di riportare le lancette indietro». È un avvertimento ai pasdaran dei renziani interni al Pd. È una presa di posizione chiara: l’alleanza con i 5 Stelle non si discute. Andrea Romano, portavoce di Base riformista, la grande corrente di minoranza di Lorenzo Guerini e Luca Lotti, vede le assise già vicine : «La riflessione di Zingaretti su un’apertura anticipata del congresso è opportuna». Enrico Borghi, della stessa corrente di Romano, sostiene invece che «parlare di congresso è surreale». La verità è che il Pd prima di decidere che cosa farà da grande deve fare i conti con la realtà del governo Draghi.

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