Anglotedesco

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domenica 25 aprile 2021

Biden sfida Erdogan :"Il massacro armeno è stato un genocidio"



da LA REPUBBLICA del 25 aprile 2021.Federico Rampini

Joe Biden sfida Recep Tayyp Erdogan chiamando «genocidio » lo sterminio degli armeni, un gesto che la Turchia ha sempre considerato come un’offesa al suo passato. La scelta di Biden di ignorare le convenzioni diplomatiche è un indice di degrado nelle relazioni tra Washington e Ankara. È la vittoria di una lunga campagna condotta da parlamentari americani, su pressione della forte diaspora armena negli Stati Uniti. Un solo presidente, il repubblicano Ronald Reagan, aveva usato il termine «genocidio» negli anni Ottanta. Dopo di lui, i successivi leader avevano preferito non offendere i governi turchi.

Il genocidio a cui si riferisce Biden è quello perpetrato dall’impero ottomano nel 1915 quando un milione e mezzo di armeni morirono durante esecuzioni di massa e marce forzate. All’epoca la motivazione dei turchi era il timore che gli armeni cristiani appoggiassero la Russia durante la prima guerra mondiale. In seguito la Turchia moderna non ha mai accettato un bilancio così elevato di vittime e considera l’accusa di genocidio come un insulto alla memoria del suo fondatore Mustafa Kemal Ataturk.

Biden ha chiamato Erdogan venerdì sera, alla vigilia dell’annuncio. La trascrizione ufficiale della telefonata fra i due non fa menzione del genocidio armeno. Da parte americana un comunicato parla di «relazione bilaterale costruttiva, cooperazione in aumento» ma evoca anche la necessità di «gestire in modo efficace i disaccordi».

Il comunicato di Ankara ignora la questione armena ma è più specifico sui disaccordi: cita le obiezioni turche contro l’appoggio americano alle forze curde in Siria, che Erdogan considera terroristi, nonché l’asilo politico concesso negli Stati Uniti al principale oppositore di Erdogan, il leader religioso Fetullah Gulen. Ma l’elenco delle recriminazioni americane è altrettanto lungo. In cima la decisione di Erdogan di acquistare dalla Russia il sistema di difesa missilistica S-400, un gesto che il Pentagono e la Nato considerano una minaccia per la sicurezza degli alleati. Washington è critica anche sull’espansionismo di Erdogan in Siria e in Libia.

Ankara ha risposto alla nota della Casa Bianca in modo duro: «La Turchia respinge la definizione di genocidio per gli eventi del 1915, basata sulle calunnie infondate della diaspora armena, nasce da calcoli di politica interna degli Stati Uniti».

È dal fallito golpe dell’estate 2016 che le relazioni tra Washington e Ankara si sono deteriorate. Erdogan accusò l’Amministrazione Obama di aver appoggiato le forze che volevano rovesciarlo; da allora si è gradualmente avvicinato a Vladimir Putin. Gli Stati Uniti hanno cercato a lungo di ricucire i rapporti, visto il ruolo strategico della Turchia a presidio del fianco meridionale e orientale della Nato. Ma la scelta di Biden sulla questione armena sembra segnalare un cambio di approccio: la fine della politica soft. Anche il Pentagono, che aveva sempre difeso l’importanza della relazione con Ankara, avrebbe ormai deciso di adottare un atteggiamento più duro nei confronti di un alleato giudicato sempre meno affidabile.

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