Anglotedesco

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martedì 27 aprile 2021

Condannati per mafia incassavano dallo Stato il reddito di cittadinanza



I carabinieri hanno denunciato 76 persone accusate di avere ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza utilizzando dichiarazioni false e omettendo informazioni. L'indagine è della Direzione distrettuale antimafia, che ha emesso nei confronti dei denunciati un decreto di sequestro preventivo delle carte di reddito di cittadinanza. Tra i denunciati, in 25 avevano richiesto e ottenuto il beneficio pur essendo stati condannati per mafia, circostanza che vieta la possibilità di godere del bonus. Le rimanenti 51 persone - di cui 46 donne - hanno invece ottenuto il beneficio omettendo di comunicare che all'interno del nucleo familiare vi fosse anche un congiunto colpito da sentenze di condanna definitive per associazione di tipo mafioso. Tra i nomi eccellenti dei mafiosi percettori del reddito di cittadinanza, scoperti dai carabinieri, c'è quello di Vincenzo Rosano, boss che ha rinnegato il figlio perché ha scelto di collaborare con la giustizia. Di lui si ricordano le minacce consistite nell'affissione di necrologi per le vie del paese, all'indomani delle notizie relative al pentimento. Nell'elenco dei 76, anche alcuni dei partecipanti al summit mafioso del 2009 interrotto dai carabinieri: sono Carmelo Motta, proprietario della casa di San Pietro Clarenza in cui avvenne l'incontro, e due dei partecipanti, Francesco Platania e Venerando Cristaldi. Poi ci sono Rosario Tripoto anche lui del clan Santapaola, del quartiere di Picanello; Nicoletta Assinnata, figlia del capomafia di Paternò e moglie di Francesco Amantea di 50 anni, legato alla famiglia Santapaola; nonché i fratelli Francesco e Carmelo Mirabile, storici affiliati al clan Santapaola.

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