Anglotedesco

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giovedì 29 aprile 2021

Lega e FI votano per Speranza No alla sfiducia





da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 aprile 2021. Paola Di Caro ,Monica Guerzoni,Marco Cremonesi

Respinta con 221 «no» contro 29 «sì» la mozione di sfiducia al ministro della Salute, Roberto Speranza, presentata dal partito di Giorgia Meloni. Lega e Forza Italia votano con la maggioranza e «isolano» FdI.

Il giorno dopo la spaccatura nel voto sugli ordini del giorno di FdI per abolire il coprifuoco — che ha portato Pd, M5S e Leu a votare contro e Lega e FI ad astenersi dal voto — la maggioranza si ricompatta e respinge le mozioni di sfiducia contro il ministro della Salute, Roberto Speranza, presentate sempre da FdI ma anche da componenti del Gruppo Misto.

Non ha funzionato stavolta la «tenaglia» del centrodestra che tanto aveva fatto infuriare il resto della maggioranza, portando martedì all’approvazione da parte del governo di un Odg che impegna a valutare entro maggio la riduzione o l’abolizione del coprifuoco, se i dati lo permetteranno. E questo perché lo stesso centrodestra si è spaccato. Da una parte il partito della Meloni, che sfidava di fatto Salvini — molto critico nei giorni scorsi su Speranza — a passare dalle parole ai fatti. Dall’altra FI, Lega, Cambiamo e Noi per L’Italia che, con una dichiarazione comune a nome del «centrodestra di governo», hanno annunciato il no alla sfiducia ma anche la proposta di una «commissione parlamentare sulla pandemia». Proposta che è stata depositata ieri assieme ad un’altra di Italia Viva per indagare sulla gestione complessiva dell’emergenza Covid.

«Noi proporremo — ha annunciato infatti Salvini — un disegno di legge per istituire una commissione di inchiesta sul piano pandemico e sul comportamento del ministero della Salute e del ministro Speranza. Conto che gli amici di FdI ci diano una mano. Questo vale dieci volte di più di una mozione». E se la Meloni accusa i partiti di aver sostenuto «la gestione opaca e fallimentare di Speranza», Renato Schifani, per FI, ribatte: «Il nostro no alla sfiducia significa responsabilità. Non è il momento di far degenerare la polemica in instabilità».

In pratica, è quello che ha detto al Senato Speranza nel suo intervento, accolto da lunghi applausi dei senatori di Pd, M5S e Leu, tutti in piedi, e anche di alcuni esponenti del centrodestra. Chiari segnali che per la mozione non c’era il clima politico né la possibilità per alcuno di tenersi le mani libere (alla fine sono stati 221 i no contro 29 sì, è la seconda sfiducia personale meno votata dopo una contro Andreotti del Msi), pena una crisi di governo.

«La politica non è un gioco d’azzardo sulla pelle dei cittadini», aveva attaccato Speranza, insistendo sul punto che mette d’accordo tutti i partiti dell’ex maggioranza: «In un grande Paese non si fa politica su una grande epidemia». Senza mai nominare Salvini, il ministro si è sfogato contro il «linguaggio d’odio» che sente ogni giorno addosso, ha rimproverato alla destra — di opposizione e di governo — di «sfruttare l’angoscia degli italiani per miopi interessi di parte». Poi ha cercato di sgombrare il campo dalle accuse, dalla mancanza di un piano pandemico al presunto coinvolgimento del ministero della Salute nell’inchiesta di Bergamo: se il piano mancava la responsabilità è di «sette precedenti governi», ma «ora c’è», e quello che bisogna fare è «combattere il virus restando uniti». In questo passaggio, ci si è riusciti: «La maggioranza è compatta, fine del teatrino», chiosa il ministro del M5S Stefano Patuanelli.

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