Anglotedesco

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venerdì 30 aprile 2021

Letta e Conte, nel futuro c’è l’alleanza .Ma per le comunali è già troppo tardi


da LA REPUBBLICA del 30 aprile 2021.Giovanna Vitale

La linea, manca la linea. Non quella politica, su cui anzi Giuseppe Conte ed Enrico Letta registrano «un’importante convergenza ». A lasciare a desiderare — nel corso del primo confronto pubblico tra i leader dei due principali partiti di centrosinistra (appartenenza che l’avvocato rivendica come mai prima) — è la connessione telefonica del grillino, che salta per ben due volte, costringendolo infine alla resa senza neanche un saluto. L’ultima mentre in tono solenne scandiva: «Il M5S c’è e ci sarà, con il suo Dna». Parole che l’inquilino del Nazareno coglie e rilancia, testualmente, a suggello dell’alleanza (competitiva) per le Politiche 2023: è quello il traguardo, visto che i patti nelle città languono. Le amministrative derubricate da «banco di prova» a «tappa intermedia», impossibile in pochi mesi fare miracoli.

È Goffredo Bettini ad officiare su Zoom il debutto di «un cammino comune», spiega Letta interpretando Conte finito in blackout. «La convergenza fra Leu, M5S e Pd è avvenuta prima sull’azione di governo », sottolinea il segretario, «ora invece sarà anche di pensiero, sapendo che pur nelle differenze dovremo ricostruire il Paese, riprendere in mano la bussola e cominciare un viaggio insieme». Reso più agevole dalla inedita collocazione data al Movimento. Pur prendendola alla larga — «Destra e sinistra hanno perso le loro originarie connotazioni» — l’avvocato pugliese schiera infatti i 5 Stelle contro i sovranisti, anche a costo di deformare la realtà: «Con me i porti non sono mai stati chiusi», afferma l’ex premier, “dimenticando” i decreti Salvini approvati dall’esecutivo gialloverde. Un dettaglio da oscurare perché non in sintonia col nuovo corso. «Guardando alla dicotomia progresso e conservazione, il M5S può dirsi una forza di sinistra per la sua carica innovatrice», incalza Conte. «Se guardiamo ai principi egualitario e gerarchico, anche qui il M5S è di sinistra, avendo sempre messo in atto politiche anti-elitarie». Persino le vecchie parole d’ordine subiranno un upgrade: «Uno vale uno, ma uno non può valere l’altro », precisa il professore, «competenza e capacità contano».

Non tutti, nel corpaccione stellato, sembrano però d’accordo. «Il rischio scissione non è remoto», avverte a sera la deputata Vita Martinciglio durante la riunione online con i capi-commissione 5S. «Potresti ritrovarti con una forza politica che non sarà più la prima in Parlamento», il senso del ragionamento. Che tuttavia Conte decide di ignorare: i tempi per la rifondazione del Movimento «sono maturi », annuncia, assicurando che nei prossimi giorni «sarà fissato un grande evento in cui coinvolgeremo tutti gli iscritti, discuteremo sul nuovo statuto, di una carta di principi e valori per dare una chiara identità politica» ai 5Stelle.

Una metamorfosi a cui pure Letta crede, convinto che si possa costruire un «campo largo di forze progressiste e ambientaliste» che «si tengono per mano e si stimano »: solo così «i cittadini potranno darci fiducia», declina il leader dem la sua ricetta. Che passa pure per il «sostegno leale al governo Draghi», da Conte mai citato, e «all’Europa». Quella che lunedì verrà celebrata al Nazareno con la grande reunion della famiglia socialista. Fra gli ospiti del segretario, i commissari Timmermans, Gentiloni e Schmit, David Sassoli, la capogruppo di S&D, Romano Prodi. Guest star, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e soprattutto Luigi Di Maio. Un modo per farlo conoscere meglio e propiziare l’ingresso dei 5Stelle nel gruppo dove il Pd è seconda forza. Ulteriore viatico di un’alleanza destinata a durare.

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