Anglotedesco

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giovedì 29 aprile 2021

MARIO PISTELLO:"Le varianti hanno preso il sopravvento ecco come possiamo"


Intervista di Martina Trivigno

«Il ceppo originario del virus non esiste più. Oltre il 90 per cento dei contagi, in Italia, è oggi provocato dalla variante inglese». Il professor Mauro Pistello, direttore dell'unità operativa di biologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, spiega che in pochi mesi la situazione è cambiata. Moltissimo, su tutto il territorio nazionale. E che ad avere preso il sopravvento sul virus originario - quello che si è affacciato in Italia, per la prima volta, più di un anno fa - è soprattutto lei: la variante inglese. Con qualche presenza - ancora sparuta, però - di variante brasiliana. E la comparsa, che ora un po'preoccupa, dell'indiana. Perlomeno questo è ciò che raccontano i casi analizzati dal primario e la sua squadra. Che, nei giorni scorsi, hanno spedito i risultati della loro ricerca all'Istituto superiore di sanità. I dati parlano chiaro con alcune certezze di fondo: l'incidenza della variante inglese è aumentata molto velocemente. Sì perché soltanto un paio di mesi fa si attestava soltanto intorno al 20 per cento. Poi, di recente, l'improvvisa accelerazione, ben oltre il 90. 

Professore, perché dice che il ceppo originario del virus è stato cancellato dalla variante inglese? 

«Non c'è da meravigliarsi, è un aspetto normale per i virus a Rna come il Sars-CoV-2. Perché si replicano moltissime volte e, di conseguenza, mutano. Ormai il virus originario non circola quasi più: è la variante inglese ad aver preso il sopravvento». 

E quella brasiliana? 

«È meno presente, ma si sta diffondendo comunque. In alcune zone d'Italia è rimasto più sotto traccia con alcune eccezioni. In Toscana, tanto per fare un esempio, ha fatto la sua comparsa nella zona dell'Aretino, dove si è sviluppato maggiormente, nella zona al confine con l'Umbria». 

Ora, poi, i conti vanno fatti anche con la variante indiana. 

«Sì. Quello che possiamo dire al momento è che si diffonde molto rapidamente e che si è già insediata. Ora l'aspettiamo al varco per capire quale sia il suo reale potenziale patogeno. E comprendere, di conseguenza, se i vaccini siano in grado di contrastarla comunque». 

Quali sono le differenze tra le varianti e il virus originario? 

«Le varianti sono molto più contagiose e hanno una maggiore capacità di diffondersi».

Se la variante inglese è ormai predominante, perché la quarantena per i contatti di un caso positivo con variante è di 14 giorni anziché 10 come per il virus originario? 

«C'è un dibattito in corso e l'ipotesi non è stata esclusa a priori. Ma, alla fine, prevale sempre l'estrema cautela. E dunque è stato preferito fissare, in ogni caso, il periodo di quarantena a due settimane. Uno scrupolo ulteriore, in sostanza». 

E i vaccini come stanno rispondendo alla circolazione delle varianti? 

«Stanno facendo il loro dovere, rinfrescando la risposta immunitaria. Certo, non mancano i casi di re-infezione anche dopo la somministrazione del vaccino. Ma la buona notizia è che le conseguenze del virus, in quelle persone che lo contraggono dopo aver ricevuto il siero, sono di gran lunga inferiori rispetto a chi non è stato vaccinato. Nessuno dei contagiati, infatti, è ricorso alle cure dell'ospedale». 

Che dire invece delle terapie a base di anticorpi monoclonali? 

«Soltanto a Pisa, con i colleghi del reparto di Malattie infettive, sono state sottoposte al trattamento una cinquantina di persone. Purtroppo, abbiamo avuto un riscontro chiaro: chi è stato contagiato dalla variante brasiliana ha risposto molto meno alla terapia. Una buona risposta, invece, c'è stata sul fronte della variante inglese. Questo vale sia per i vaccini che per la terapia a base di monoclonali». 

Qual è il consiglio che dà soprattutto agli abitanti di quelle regioni in cui le restrizioni sono diminuite? 

«Di non abbassare la guardia e continuare a stare attenti. Soprattutto ora che le disposizioni si sono allentate. È fondamentale rispettare il distanziamento interpersonale e continuare a indossare la mascherina, oltre a tutte le altre regole che, in più di un anno, abbiamo imparato a conoscere. Solo con una cura scrupolosa, sommata alla vaccinazione, potremo contrastare il virus. Che, ora, assume le sembianze delle varianti».

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