Anglotedesco

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mercoledì 5 maggio 2021

Cartabia chiama il pg di Cassazione ma non manderà i suoi ispettori



da LA REPUBBLICA del 5 maggio 2021.Liana Milella

Marta Cartabia, la ministra della Giustizia, segue sin dal primo momento — "con grande attenzione" — la nuova tempesta che si è abbattuta sul Csm. Ma i suoi ispettori non si muoveranno, né lei, che pure potrebbe perché ne ha il potere, lavorerà per esercitare un’eventuale azione disciplinare sul pm Storari che, portando al collega Davigo i verbali di Amara, è di fatto all’origine della loro impropria diffusione. Oltreché protagonista di un’impropria comunicazione. Di ciò si occuperà il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi. E per questo tra i due c’è stata — «lunedì nella tarda serata» come riferiscono le fonti di via Arenula — una "lunga" telefonata. È stata Cartabia a chiamare l’alto magistrato. Che non solo l’ha informata sui fatti, ma ha anche concordato con la ministra che sarà lui a procedere con l’azione disciplinare. Che, ormai, viene data per scontata.

Marta Cartabia, per un caso, anticipa di alcune ore il passo che invece compie la sua stessa maggioranza alla Camera. Perché la notizia della sua "vigile attenzione" sul caso Csm e della sua telefonata con Salvi irrompe alle 11 sulle agenzie. Mentre sei ore dopo, alle 17 a Montecitorio, tutti i partiti, governo e opposizione, le chiedono di venire in aula quanto prima per riferire ufficialmente su quanto sta accadendo tra Milano, Roma e Perugia.

Quella di Cartabia si preannuncia come una informativa. Che però, come possibili fonti, non attingerà di certo alle toghe del suo ispettorato. Perché stavolta, a differenza di quanto è avvenuto con l’invio degli ispettori a Trapani per le intercettazioni sui giornalisti, la ministra ha deciso di stare ferma. Sarà il procuratore Salvi, nei modi e nei tempi che riterrà opportuni, e in quanto titolare dell’azione disciplinare al pari della Guardasigilli, a muoversi sulla vicenda.

La ragione per cui Cartabia non si muove viene descritta come estremamente lineare. E deriva proprio dalla complessità del caso, dall’intreccio di più uffici — la procura di Milano, quella di Brescia, quella di Roma, quella di Perugia, nonché il Csm — tutti ugualmente al lavoro per chiarire i fatti. Sovrapporsi a tutto ciò, con l’entrata in campo dell’ispettorato, secondo Cartabia rischierebbe di produrre una duplicazione del lavoro, se non addirittura una sovrapposizione.

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