Anglotedesco

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lunedì 3 maggio 2021

Il caso Fedez riapre la battaglia sulla riforma della Rai

 



Il Concertone del Primo Maggio entra in Parlamento. Dopo il monologo di Fedez dal palco della festa dei lavoratori contro alcuni esponenti del partito di Matteo Salvini per il Ddl Zan - da cui poi è scaturita una vera e propria guerra, a colpi di audio pubblicati sui social - la Lega passa al contrattacco. È Massimiliano Capitanio, componente della Vigilanza Rai, ad annunciare: «Ho già chiesto il contratto tra la società esterna che ha organizzato l'evento e dovrebbe arrivare, poi vediamo quali saranno le modalità con cui me lo faranno visionare. Di solito la Rai non è restia a mostrare i documenti, ma omette le cifre per una policy interna, ma le cifre le ho già recuperate e si parla di 600mila euro».L'obiettivo del Carroccio, che nega qualsiasi censura - della quale ha parlato Fedez, scatenando la polemica - e conferma di non aver letto preventivamente i testi degli artisti, è «capire quali fossero i rapporti tra la società, i cantanti e i testi che riguardavano il concerto, e vedere se ci sono accenni a presenza di sponsor occulti sul palco». Secondo Capitanio «chi ha subìto un danno di immagine è l'azienda nella sua complessità e nel particolare nelle figure del vicedirettore e le altre persone che sono state esposte mediaticamente», pertanto sarà valutata la possibilità che «l'azienda di servizio pubblico impugni il contratto alla luce dei gravi errori al Concertone».Intanto, come richiesto dal presidente Alberto Barachini, il direttore di Rai3, Franco Di Mare, sarà ascoltato domani a Palazzo San Macuto. A fronte delle accuse di censura, mosse da Fedez, ieri lo stesso direttore della terza rete di viale Mazzini, ha difeso la sua squadra: «Le dichiarazioni dell'artista sono gravi e infamanti parimenti a quanto sono infondate e il pubblico che segue Rai3 proprio perché la reputa una rete libera merita una risposta» e rimanda all'audizione in Vigilanza promettendo di «fare chiarezza».Il caso Fedez apre tuttavia una questione annosa in casa Rai, quella di una riforma più volte annunciata e che mai si è concretizzata. Il tutto in vista del rinnovo dei vertici, entro il 30 giugno.Intanto entro giovedì mattina dovrebbe essere pronto l'elenco dei candidati al Consiglio di amministrazione Rai che hanno inviato il proprio curricula a Camera e Senato, e che, un mese dopo la pubblicazione, saranno votati dalle due Camere. In sostanza dunque il nuovo Cda non arriverà prima di giugno. Oltre ai quattro membri scelti dal Parlamento, nel Consiglio di amministrazione di viale Mazzini siedono due membri designati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Economia, dal momento che il Mef è azionista di maggioranza, mentre l'ultimo consigliere è designato dai dipendenti della Rai.Sulle due nomine di competenza del Consiglio dei ministri è probabile, nelle prossime settimane, un incontro tra il premier Mario Draghi e il ministro dell'Economia, Daniele Franco. Il dossier, viene spiegato da fonti della maggioranza, sia pur ritenuto rilevante non è tra quelli urgentissimi per palazzo Chigi e il Mef. C'è tempo fino a giugno, viene fatto notare, spiegando che verranno attentamente vagliati i curriculum più meritevoli tra quelli recapitati alle Camere. Il dossier Rai è sempre finito sul tavolo di ogni governo e come spiega lo stesso Capitanio la riforma «può farla anche il Parlamento» senza tirare per la giacchetta Draghi. «Questa maggioranza così ampia è l'occasione per mettere tutte le forze attorno a un tavolo, ma la riforma deve avere obiettivi certi: valorizzare le risorse interne, taglio delle produzioni esterne, miglior gestione dei canali. Non bisogna riscrivere la Divina Commedia. Meno politica? Siamo tutti d'accordo. Quelli che però oggi chiedono meno politica sono quelli che l'hanno buttata dentro». 

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