Anglotedesco

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mercoledì 5 maggio 2021

Madrid corre a destra Popolari insieme a Vox Iglesias lascia la politica

 


da LA REPUBBLICA del 5 maggio 2021.Alessandro Oppes

Madrid a destra — come succede ormai da 26 anni — ma questa volta è una destra con un’impronta populista, che rischia di essere pesantemente condizionata dall’estremismo di Vox. Vince la sua scommessa la presidente regionale Isabel Díaz Ayuso, figura atipica nel Partito Popolare, che due mesi fa aveva chiamato al voto anticipato non solo per sbarazzarsi di Ciudadanos, alleato troppo moderato (scomparso dalla scena: da 26 seggi a zero), ma anche per rilanciare la sfida al governo centrale di Pedro Sánchez, contestato per la sua strategia di lotta al coronavirus. La sua campagna, in teoria di carattere locale, è stata un continuo attacco frontale nei confronti del premier socialista, nel nome di un “vivere alla madrilena” per usare le sue parole, nel segno della “libertà” in contrapposizione alle serie restrizioni dell’ultimo anno dettate dall’emergenza Covid.

Una linea che ha fatto breccia tra gli elettori stanchi dei lockdown prolungati e preoccupati dallo stop all’attività economica: sulla scia del “ayusismo”, il Pp raddoppia i seggi: da 30 a 64. Non abbastanza per ottenere la maggioranza assoluta di 69 seggi, per la quale ha bisogno dell’estrema destra di Vox (13 seggi). Ma non è detto che sarà costretta ad offrirgli l’ingresso nel governo regionale: potrebbe anche bastare la loro astensione se il risultato finale confermerà che il Pp ottiene da solo più deputati delle tre formazioni di sinistra messe insieme.

Le sinistre escono infatti pesantemente ridimensionate dal confronto. In calo soprattutto i socialisti (scendono da 37 a 25 seggi), guidati da Ángel Gabilondo, 72 anni, cattedratico serio e rispettato anche dai rivali politici, ma forse considerato incapace di rappresentare un elemento di novità. Cresce invece, Más Madrid (da 20 passa a 24), la formazione nata due anni fa da una scissione di Podemos, con l’exploit di Mónica García, l’anestesista ed ex attivista del movimento dei camici bianchi in lotta contro la privatizzazione della sanità pubblica. Cresce anche, ma di poco, Unidas Podemos (da 7 a 10), che però dovrà fare i conti con le dimissioni del leader Pablo Iglesias, che ha annunciato il ritiro dalla politica. Nelle prime valutazioni fatte a caldo ieri sera soprattutto nella sede del Psoe di Calle Ferraz, si ipotizza infatti che sia stato proprio il cambio di strategia promosso da Iglesias alla campagna ad aver avuto un ruolo di primo piano nel disastro elettorale.

Dopo le minacce di morte (lettere accompagnate da pallottole) ricevute da Iglesias oltre che da altri leader politici, il numero uno di Podemos aveva abbandonato il tavolo di un dibattito elettorale negli studi della radio Cadena Ser perché la candidata di Vox, Rocío Monasterio, si era rifiutata di condannare le minacce. E lo stesso avevano fatto Gabilondo e García, inaugurando da quel momento una strategia unitaria all’insegna dello slogan “democrazia o fascismo”. Un regalo, a vederlo a cose fatte, per Díaz Ayuso, che in un confronto scivolato ormai sul terreno ideologico, non ha avuto bisogno di giustificare le pecche e i fallimenti dei suoi due anni di governo regionale.

Incassato il risultato, Ayuso ha potuto celebrare il trionfo accanto al leader del Pp Pablo Casado dallo storico balcone della sede del partito in Calle Génova. Forse l’ultima festa prima che il palazzo venga venduto: per i popolari è il simbolo imbarazzante degli scandali finanziari che travolsero il governo Rajoy.

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