Anglotedesco

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sabato 1 maggio 2021

Un Primo Maggio senza lavoro .La ripresa si allontana

 


da LA REPUBBLICA del 1 maggio 2021.Rosaria Amato

Cresce ma ancora pochissimo l’occupazione a marzo: l’Istat segnala il recupero di 34 mila posti di lavoro rispetto a febbraio, un modestissimo 0,2% che non coinvolge la fascia centrale di età, tra i 35 e i 49 anni, ed esclude le donne, che continuano a diminuire. E nel confronto tra il primo trimestre di quest’anno e l’ultimo del 2020 si registra ancora un calo consistente di occupati, 254 mila. Il tasso di disoccupazione del 10,1 % diventa il 33% fra i giovani.L’Italia arriva con fiato corto al secondo Primo Maggio di pandemia: il Pil continua ad arretrare, nei primi tre mesi dell’anno cala dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,4% su base annua. Per una vera ripresa bisognerà aspettare il terzo trimestre, prevede l’ufficio studi di Confindustria: solo quando la gran parte della popolazione sarà vaccinata l’economia potrà davvero ripartire. E anche la crescita dell’inflazione è illusoria, l’aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua è dovuto esclusivamente all’accelerazione dei prezzi dei beni energetici, il "carrello della spesa" scivola ai livelli di inizio 2018.Rispetto al febbraio 2020 gli occupati sono ancora quasi 900 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di due punti percentuali. Se tra i dati del lavoro non si vedono miglioramenti significativi, emerge però un po’ di speranza: rispetto al marzo dello scorso anno risultano in crescita del 35,4% le persone in cerca di lavoro, segno che c’è stato un passaggio consistente dalle file degli inattivi (che infatti diminuiscono di 306 mila unità) a quelle delle forze di lavoro. Gli inattivi si riducono anche tra le donne e i giovani, i più colpiti dalla crisi. La rinnovata fiducia nella possibilità di trovare un’occupazione non è mal riposta, assicura il ministro del Lavoro Andrea Orlando: «Se useremo bene e tempestivamente le risorse del Recovery Plan si può riuscire a recuperare quanto perduto e probabilmente anche qualcosa di più».Da recuperare non ci sono però solo i livelli di occupazione precedente, ma anche gli squilibri creati da una crisi che ha colpito alcune categorie più di altre. I lavoratori autonomi, per esempio, e quelli a termine. E, tra i settori produttivi, il primo trimestre registra ancora una contrazione del terziario a fronte di una ripresa di agricoltura e industria. Sono inoltre aumentati i lavoratori con retribuzioni insufficienti: secondo un’indagine Censis-Ugl sono un milione e mezzo, cresciuti dell’84% negli ultimi 10 anni, una situazione che colpisce soprattutto partite Iva e operai, ma non risparmia neanche quadri e impiegati.


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