Anglotedesco

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domenica 27 agosto 2017

Beniamino Andreatta descritto da Ferruccio De Bortoli




Ferruccio De Bortoli difende con decisione le idee  economiche di Beniamino Andreatta. Interessante la sua descrizione ma meriterebbe altro. Grazie a lui l'talia fu svenduta alla grande finanza internazionale, il debito pubblico all'improvviso si alzò  e ora stiamo pagando un prezzo salatissimo.


Nino Andreatta è sempre stato per noi giornalisti un interlocutore scomodo.Intervistarlo non era facile.Ci si sentiva sempre sotto esame.Gian Antonio Stella ,in un'intervista sul "Corriere" che appare nel bel volume a cura di Mariantonietta Colimberti ed Enrico Letta,scrive "Una gamba buttata sulla scrivania a sinistra,l'altra spericolatamente incrociata a destra,le scarpe numero 43 ben piantate in fronte al cronista."Era sarcastico nel notare i nostri limiti,impietoso nel segnalare gli errori.Tutt'altro che seduttivo, non era un politico storytelling,nè un leader che tentasse di affascinare il pubblico e la platea con una simpatia artefatta, una comunicazione precostruita.Tutto il contrario.Ma la sua intelligenza era contagiosa,colpiva l'articolazione del pensiero,la logica ferrea dei suoi ragionamenti.Non era simpatico, ma lo ammiravamo.
In uno dei tanti difficili weekend della lira agli inizi degli anni ottanta, io all'epoca lavoravo come redattore alla sezione economica del "Corriere" ,chiamammo casa Andreatta.E ci rispose credo il figlio Filippo.Alla domanda "dov'è il ministro?"  la risposta sicura,senza ombra di dubbio fu;"E' a Bruxelles".E il fatto che il ministro del Tesoro fosse partito all'improvviso fece crescere forte in noi il sospetto che l'Italia stesse per svalutare la lira o,come si diceva a quel tempo,chiedere il riallineamento all'interno del Sistema monetario europeo.Preparammo  svariate pagine,sicuri che nel weekend la svalutazione sarebbe stata ufficialmente confermata.La sera tardi arrivò una telefonata,tra l'indispettito e il divertito,dello stesso Andreatta."Scusateci ,non è vero niente,non sono partito per Bruxelles".Rimanemmo di sasso.Un collega disse:"Ma è uno scherzo da prete".Uno piu anziano ci ricordò che non aveva mai conosciuto,da cattolico praticante,un politico democristiano così laico e così coraggioso anche contro la Chiesa.
In quegli anni in cui fummo anche noi travolti dallo scandalo P2 e dal crac del Banco Ambrosiano,rimanemmo ammirati dal discorso che Andreatta fece in parlamento il 2 luglio 1982.Un atto d'accusa contro lo IOR" che in alcune operazioni con il Banco Ambrosiano", sono le parole di Andreatta,"appare assumere la veste di socio di fatto.".Questo coraggio fu pagato con lunghi anni di ostracismo e isolamento anche all'interno del suo partito.E credo che su quell'atteggiamento di esclusione poco ancora si sia scritto e molte responsabilità debbano ancora essere messe in luce.Restiamo,ancora un pò su questo aspetto così forte e coraggioso dell'Andreatta politico.Trovo sia di grande attualità ,e non è l'unico ,tra i tanti interventi raccolti nel volume di "Ariel" ,quello pronunciato a un convegno della sinistra DC, a Lavarone,il 29 agosto 1992,nel quale Andreatta rivolge una preghiera,sulla questione morale,a tutto il mondo cattolico:"Io so che la tradizione della teologia morale è stata ed è molto attenta ai problemi dell'usura della simonia...ben poco si trova sulla corruzione.Lo troviamo nella Bibbia,ma non nella teologia morale."Andreatta ricorda che nel Deuteronomio Dio non chiede la shohad,il dono o se volete la tangente,giudica la causa della vedova e dell'orfano senza lasciarsi corrompere dal loro ricco avversario.Andreatta credeva alla politica come un sacerdotizio laico.In una visione piu calvinista che cattolico-romana.Le eccezioni e le deroghe erano in cedimento al rigore, non una necessità dovuta all'inevitabile mediazione degli interessi."La politica," diceva, "è rischio , è rottura di quel castello  incantato di impotenze che spesso ci avvincono nei loro nodi e nei loro ceppi."Confessa,sopratutto dopo il sequestro e l'uccisione di Moro,tutta la propria intransigenza nei confronti di comportamenti ambigui e ipocriti,anche e sopratutto all'interno del suo partito.Il connubio tra politica e affari,che esploderà con le inchieste di Mani pulite,è all'origine del declino di tutte le virtù repubblicane.Intravede come l'invadenza del sistema dei partiti (lo chiama l'Anonima partite,ma perchè all'epoca c'era l'Anonima sequestri) porterà inevitabilmente alla crisi della democrazia e all'insorgere di movimenti populisti ,come la Lega.Nelle polemiche acerrime con i socialisti,emerge un altro dei grandi temi della malattia italiana;l'occupazione delle istituzioni "come bottino di guerra".La spartizione delle spoglie,in un'interpretazione del tutto peculiare di un principio di alternanza anglosassone.La lottizzazione determina una distruzione dei valori intimi del politico,che appare sempre meno agli elettori un proprio rappresentante e sempre piu l'esponente di una confraternita degli affari del tutto autoreferenziale.Una dura critica era rivolta all'omertà della classe dirigente privata,alla borghesia produttiva,alla pigrizia indolente delle tante corporazioni.La frase che pronuncia dopo il caso Ambrosiano: "Ho dovuto aspettare che un banchiere pendesse da un ponte di Londra:la comunità dei banchieri non aveva saputo cacciarlo prima",quante volte è stata,purtroppo d'attualità,anche in anni in cui Andreotti non aveva voce o era già morto? Ricordo la battuta sferzante sulle architetture assiro-babilonesi di alcuni istituti di credito impegnati a far sfoggio del proprio potere.E quando mi ritrovai all'inaugurazione di una fantasmagorica sede di una Popolare molto celebrata prima del crac,nella zona sud di Milano,non potei che pensare alla battuta di Andreatta.
La lettura di uno scritto di Andreatta apparso sul "Mulino" ormai piu trent'anni fa andrebbe consigliata in una lezione di educazione civica,ammesso che se ne facciano ancora,e in un corso di partito,se ne fanno ancora nonostante tutto.Il dibattito,oggi assai povero e irritante,tra rigore e sviluppo,come se fossero agli antipodi, ne riceverebbe un grande beneficio. Andreatta cita Vanoni il quale dice,siamo nel 1953,che "non è possibile per nessun paese,e tanto meno per un paese povero di capitali come il nostro,fare una politica permanente di disavanzo senza compromettere la stabilità della moneta".Andreatta ricorda Moro ,dal 1963 al 1968,negò ai socialisti riforme prive di copertura .Ma il "praticismo doroteo" diede il via,negli anni settanta,a una lunga stagione di riforme senza copertura,quella sanitaria e quella pensionistica."La nostra generazione",notava Andreatta ,senza avvertire i pericoli,ha preferito allontanare i problemi,ha scelto di costituirsi il suo stato sociale a spese delle generazioni future".Questo passaggio è di grande attualità e ci interroga sulla sostenibilità del nostro welfare,che presto porrà la politica davanti al tema spinoso di non poter garantire un servizio universale in molte delle prestazioni di base.Questa deriva Andreatta l'aveva colta con grande lucidità.

da POTERI FORTI (O QUASI). Ferruccio de Bortoli (La nave di Teseo)

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