Anglotedesco

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giovedì 17 agosto 2017

Tra disoccupati e lavoratori schiavi, in Italia si arriva al 30%



Giusto pubblicare questi dati perchè chi lavora da schiavo non vive bene e non si può permettere una vita tranquilla.Questa è la società neoliberista in cui viviamo.
Poi mettiamoci anche il rincoglionimento dell'italiano negli ultimi 30-35 anni cresciuto a pane e spazzatura che considera essenziali scemenze come l'andare in vacanza, al ristorante quasi tutti i sabati e il calcio.

Fra due anni, Mario Draghi terminerà il suo mandato alla Bce lasciando al suo successore un bel patrimonio di frasi celebri.Tutti ricordano  Whatever it takes,e per un'ottima ragione;affermando il 26 luglio 2012 la volontà della Bce di intervenire sui mercati a qualunque costo,Draghi invertì la tendenza dello spread,che stava crescendo nonostante l'Italia fosse stata "salvata" da Monti  per decreto nel dicembre 2011.
Bastò la parola.Poi,col tempo,non bastò piu.Il 22 gennaio 2015,Draghi annunciò che sarebbero partito il quantitative easing (QE),l'incubo degli economisti rigorosi:60 miliardi di euro sarebbero stati messi in circolo ogni mese in cambio di titoli detenuti dalle banche.Il decollo dell'inflazione,che Draghi auspicava e i rigorosi temevano,non ci fu (lo avevamo anticipato su queste colonne il 31 dicembre 2014),tant'è che il QE pare sia destinato a continuare.

Al posto dell'inflazione ,abbiamo avuto un'altra frase celebre:"Ci sono forze che congiurano a tener bassa l'inflazione (Francoforte,4 febbraio 2016).Spiazzati dall'elegante scelta lessicale,i beceri social media cianciarono di un Draghi complottista.Fu un peccato,perchè cosi si perse il senso epocale di quella affermazione:Draghi confessava che la moneta non causa i prezzi.Restava da capire cosa li causasse.In fondo le cose stavano andando meglio, ci veniva detto ,l'economa riparte,la disoccupazione scende.Hai visto la Spagna? Hai visto l'Irlanda? Ma allora perchè nonostante questi miracoli i prezzi languono?
Finalmente,nel maggio scorso, è arrivato l'ennesimo "contrordine compagni!": nel Bollettino n.3 dell'11 maggio 2017,la Bce ci informa che la disoccupazione nell'Eurozona non è bassa,tutt'altro! I dati ufficiali la sottostimano: tenendo conto non solo dei disoccupati (persone che cercano lavoro) ,ma anche  degli scoraggiati (persone che non cercano piu lavoro  ma vorrebbero un lavoro a tempo pieno ma hanno ottenuto solo un part time),la disoccupazione media dell'Eurozona passerebbe dal 9,5% al 18%.E che c'entra questa storia con l'inflazione? Il fatto è che:"Le risorse inutilizzate gravano sulla dinamica dei prezzi e dei salari".Tradotto: i prezzi non dipendono da questa moneta si stampa  (come dicono  neoliberisti), ma dalla disoccupazione (come dicono i keynesiani). Se fuori dalla porta c'è un esercito di persone disposte a lavorare a meno,sarà difficile spuntare un salario dignitoso.Con salari bassi l'imprenditore prima è contento,perchè abbassa i prezzi e paga poco il lavoratore ,e poi chiude,perchè smette di fatturare:se i lavoratori non hanno soldi in tasca,chi compra i beni prodotti (nonostante i prezzi bassi)?
Si chiama "crisi di domanda interna" ,e non si risolve quando lo Stato "stampa" moneta ma quando la spende per investimenti (per esempio ricostruendo nelle zone terremotate).Quest'ultima cosa non si può fare,perchè l'Europa si oppone:c'è il pareggio di bilancio e poi aiutare gli imprenditori terremotati è violare la concorrenza!
Intanto,Draghi stampa... Vi chiederete:quella che la disoccupazione ufficiale è sottostimata è una novità?  Assolutamente no. Negli Stati Uniti,per esempio,vengono pubblicate da tempo 6 misure del tasso di disoccupazione,l'ultima delle quali,U6,tiene conto di scoraggiati e sottoccupati.I dati che vedete sono stati ottenuti con calcoli analoghi.Per una volta abbiamo la triste soddisfazione di arrivare primi;nel 2016 il nostro U6 è, se pure di poco,superiore perfino a quello della Grecia, e questo per la fortissima incidenza di scoraggiati.Si spiega così l'avanzata del cosidetto populismo ,e la batosta del Pd alle ultime elezioni.

da IL FATTO QUOTIDIANO del 17 agosto 2017.Articolo (non completo) di Alberto Bagnai



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