Anglotedesco

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lunedì 28 gennaio 2019

Anche Cottarelli critica la trasmissione POVERA PATRIA dove si parla di Signoraggio

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Anglotedesco non segue in diretta nessuna trasmissione televisiva ,ogni tanto OTTO E MEZZO mentre sto cenando,ormai la mia televisione è Youtube o Facebook.Mi ha incuriosito di questa nuova trasmissione in onda su Raidue a tarda notte,le tante critiche ricevute che letto via twitter e sui giornali potendoli leggere gratis grazie ad una iscrizione alla Biblioteca online.Ho deciso così di guardarmela.
E' la solita trasmissione dove ovviamente c'è Matteo Salvini e le domande dei giornalisti.Poi si parla di economia e di signoraggio.Certi argomenti vanno mandati in onda all'ora delle streghe come succedeva con L'ULTIMA PAROLA o LA GABBIA di Paragone.
Per quanto riguarda l'intervista a Carlo Cottarelli, anche lui da ex FMI è ossessionato dagli anni 70'.Cosa avevano di così terribile gli anni 70' a livello economico? Semplice:anche un postino, un falegname o altri lavori da operaio, potevano permettersi il lusso di risparmiare qualcosa ,di avere un lavoro fisso ed andare in pensione magari comprandosi anche una casa.
Per Cottarelli e per chi viene da certi ambienti, deve comandare l'1% , vanno tenuti i conti in ordine e creare una società dove ci sono due categorie di esseri umani:quelli di serie A e quelli di serie D.


ROMA «A me quella di Povera Patria è sembrata cattiva informazione. Io ti dico che c’è questa medicina, ma non ti dico quali sono gli effetti collaterali». Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, si schiera contro le tesi del contestato servizio di Rai 2 sul signoraggio.
Come molti altri economisti, ricorda anzi che stampare moneta in eccesso non risolve magicamente i problemi del debito pubblico, al contrario crea inflazione e svalutazione. E va anche oltre: il problema è che «non c’è nulla che si possa ottenere gratis, neppure stampando moneta».

La tesi che stampare più moneta risolverebbe tutti i nostri problemi certo non è nuova. La novità è che adesso sia approdata anche alla Rai.

«Il tema è delicato, ci sono tonnellate di libri che ne trattano: se se ne voleva parlare sul serio, bastava chiamare uno dei massimi esperti di economia monetaria, penso per esempio a Tabellini.Invece è stato presentato in modo da spingere la tesi per la quale se noi uscissimo dall’euro risolveremmo ogni problema di debito pubblico. Il servizio di Povera Patria non sosteneva direttamente che l’Italia dovesse uscire dall’euro, certo, ma questa ne era la conseguenza implicita, era volto a preparare mentalmente gli italiani all’uscita».

Gli autori del programma rivendicano il diritto di fare informazione economica, dal momento che in televisione questa è una strada ancora poco battuta.

«L’informazione economica ci vuole, anche in televisione, ma deve essere buona. L’uscita dall’euro è un tema di grande interesse, e per questo deve essere trattato in modo corretto, altrimenti diventa lavaggio del cervello, come avviene quotidiamente su YouTube. L’altro giorno ho visto un video che ha avuto un milione di visualizzazioni, è il primo video che viene fuori digitando le parole “debito pubblico”. Se ci provassimo noi a trattare lo stesso tema, con tutta la cura e la correttezza possibile, non credo che avremmo lo stesso successo. Mi domando come abbia fatto un video come quello a ottenere una visibilità così ampia: mi viene in mente che quel milione di persone non abbiano altro da fare, magari adesso per un’attività di questo tipo prenderanno anche il reddito di cittadinanza».

Perché professore, l’alternativa al debito pubblico non è così semplice come viene fatta apparire nel servizio Rai?

«In effetti la cosa è abbastanza semplice: lo Stato può decidere di stampare più soldi, con quei soldi compra qualcosa e questo è il signoraggio. Chi li riceve può decidere di tenerseli perché è fiducioso che mantengano il loro valore nel tempo, ma oltre un certo livello cerca di liberarsene o comprando beni (il che fa aumentare i prezzi, ossia crea inflazione) o comprando valuta estera (che quindi aumenta di prezzo, ossia si causa una svalutazione). Quando non si crea inflazione o svalutazione, è perché il danaro non viene speso, e quindi si rinuncia a un vantaggio immediato. Ma se si spende e si crea inflazione, si rischia di tornare alla situazione degli anni ‘70. Stampare soldi non crea ricchezza, non aumenta la dimensione della torta».

Quindi non è vero che prima del “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro le cose andassero bene?

«Il finanziamento monetario del deficit creava inflazione, il che erodeva il valore dei titoli di Stato in circolazione. Il debito cresceva meno perché l’impatto del deficit sul debito era attenuato da questa tassa occulta, l’inflazione, appunto.Altro che soluzioni miracolistiche prima del “divorzio”!».

da LA REPUBBLICA del 28 gennaio 2019-Intervista a Carlo Cottarelli di Rosaria Amato

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