Anglotedesco

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lunedì 21 gennaio 2019

ROMANO PRODI:«Bisognerà battersi per l'Europa, anche contro l'idea di Europa dei sovranisti e dei populisti

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Le prossime elezioni europee contano come il due di coppe.I parlamentari,come si sa, sono messi li per fare le belle statuine e sopratutto a far credere che il popolo conta qualcosa avendoli votati.In realtà le decisioni le prendono i capi di Stato senza ascoltare nessuno.
Come il solito il professor Prodi chiede più Europa per contrastare Usa e Cina.Come se l'Europa negli ultimi 10 anni avesse risolto i problemi delle disuguaglianze.

l'intervista Fabio MartiniNella sua casa di Bologna Romano Prodi, sempre reduce da un qualche viaggio in giro per il mondo, è appena rientrato dalla Macedonia, una delle frontiere del nazionalismo europeo, dove i macedoni sono pronti ad autodefinirsi "del Nord", pur di chiudere il contenzioso con la Grecia e il Professore commenta: «Lì sono ventisette anni, che litigano sul nome, ventisette anni! Finalmente nelle prossime ore sapremo se Atene aderirà o meno: ecco un'altra vicenda che ti fa capire il senso del tempo perso dall'Europa, attardata troppo spesso nel guardare indietro a drammi di secoli, anziché avanti. Questa è stata la rovina dell'Europa, che si è fatta quando si è guardato avanti».

Lei ha proposto che il 21 marzo si espongano dalle finestre e nelle piazze le bandiere europee, in una sorta di primavera europeista: una proposta rivolta al suo schieramento, ai progressisti?

 «Davanti a Stati Uniti e Cina, non avremo un futuro, se non staremo assieme. Quella della bandiera non è un'idea partigiana ma è chiamare a raccolta tutti coloro che condividono l'idea di rilanciare un destino comune, chiudendo col passato e preparando il futuro. Una chiamata al centro-sinistra ma anche al campo che era a me avverso: anche nel centro-destra ci sono europeisti. Con loro restano idee diverse sull'Europa sociale e su tanti aspetti, ma non si possono avere idee diverse sulla necessità di un'Europa che torni protagonista».

 Non teme equivoci politici in questo comune sventolio di bandiere stellate? 

«Guai se non troviamo almeno un momento di unità simbolica. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha aderito all'idea della bandiera, mentre Carlo Calenda si sta spendendo per un progetto elettorale per l'Europa. E più in generale ci sono momenti nei quali una scelta sbagliata può avviare un processo che poi diventa irreversibile. Le prossime elezioni Europee sono destinate a richiamare quelle del 1948 in Italia: chiamano in causa il nostro destino. E ancor prima che essere anti-sovranisti e anti-populisti, dobbiamo essere per l'Europa»

. La vera partita in gioco? 

«Siamo dentro una globalizzazione che ci stringe. A questo punto il nostro destino di europei somiglia a quello degli Stati italiani nel Rinascimento: se non ci mettiamo assieme scompariamo dalla carta geografica».
«Bisognerà battersi per l'Europa, anche contro l'idea di Europa dei sovranisti e dei populisti, perché loro non aiuteranno mai a risolvere neppure i problemi che loro stessi denunciano. Prendiamo la questione dei migranti. Il sovranismo non permetterà mai, mai, mai un minimo di accordo. Quella dell'"aiutiamoli a casa loro" è una balla assoluta. Non sono in grado e non vogliono attivare nessun piano organizzato, magari con Cina e Stati Uniti. Servono volontà e forti risorse: non c'è nulla di tutto questo».

 Usa e Russia scommettono sulle elezioni Europee per dare un colpo all'Europa?

 «Negli ultimi 20 anni l'Europa era stata vista come una speranza da entrambi. La famiglia Bush era legata per tradizione all'Europa, Clinton vi ha studiato. Per Obama era un punto qualsiasi nel mondo, mentre per Trump è un elemento di concorrenza. Stessa evoluzione per Putin. Certo l'attesa delle due potenze per l'indebolimento dell'Europa è forte».

In queste ore sta diventando chiara una inconfessabile strategia della deterrenza rivolta ai migranti: non facciamo entrare nessuno e comunque sappiate che rischiate la pelle avvicinandovi alle coste italiane. Una strategia che non consente eccezioni, altrimenti viene meno la dottrina "pedagogica"? 

«Siamo davanti ad un'assurda crudeltà. Crudeltà perché non si è mai vista tanta indifferenza. Non c'è il senso della vita, della vita umana. Una coalizione per l'indifferenza. Un atteggiamento del quale non si vede la fine e l'unica possibilità di uscirne sembra essere un sussulto. Un risveglio dell'anima umana. È assurdo: tutti si sono rifugiati nelle distinzioni giuridiche, differenziando i rifugiati da quelli che muoiono di fame o da quelli che vengono picchiati o seviziati. E quanto alla deterrenza, non sappiamo quello che i trafficanti dicono ai migranti nel momento nel quale li imbarcano».

 Gommoni e barconi alla deriva in pieno inverno raccontano di un caos libico sempre più incontrollabile. Nel dopo-Gheddafi si sarebbero potute governare meglio le rivalità tra tribù e quanto pesano oggi le furbizie dei Paesi occidentali? 

«In Libia c'è una guerra folle che dura oramai da lungo tempo, quasi due anni in più rispetto alla seconda guerra mondiale. Ancora una volta le divisioni europee stanno pesando: ognuno fa i suoi giochini. Fornendo appoggio a questa o a quella fazione. Promuovendo inutili Conferenze internazionali. Continuando il gioco delle influenze. Il tutto fatto con intelligenza, con le arti della diplomazia, ma senza il respiro di un dialogo globale»

. In vista delle elezioni Europee Paolo Gentiloni e Carlo Calenda caldeggiano una Lista unitaria: la convince l'idea?

 «Non ho l'ambizione di proporre un Ulivo europeo, anche perché sopra le Alpi gli ulivi non nascono! I partiti si disporranno anche basandosi sulla soglia di sbarramento al 4%. Ma questa vicenda mi appare un fatto secondario rispetto ai drammi di cui abbiamo parlato, al destino storico che si aspetta»

INTERVISTA DI FABIO MARTINI

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