Anglotedesco

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martedì 27 agosto 2019

ELISABETTA TRENTA:"La NATO ci ha chiesto di arrivare al 2% del Pil"

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ANGLOTEDESCO:mi sto annoiando molto in questo periodo, seguo la crisi di governo perchè poi devo anche avere elementi per giudicare.Maratona su la 7,maratona su Sky,Rainews ecc ecc.
Della gente non sono sorpreso per niente, non capisce chi comanda l'Italia (il titolo del post non ha bisogno di commenti),mi fanno ridere quelli che dicono di non seguire il gregge.Poi vai a vedere, sono tutti schierati con Salvini perchè dicono sia un sovranista.Mi riferisco a Byoblu o a Paolo Becchi.Complotti di qui complotti di la, tutte cazzate.
Qui c'è bisogno di qualcuno che obbedisca senza commettere errori alla CIA,Usraele,NATO, Unione Europea,BCE. 
Matteo Salvini ha provato di accontentarli (altro che sovranista) ma non li ritengono affidabile.

ROMA — Il nome di Elisabetta Trenta circola molto in queste ore: in un governo del M5S con il Pd, la titolare della Difesa potrebbe restare a via XX settembre. Nell’ipotesi di nuovo accordo con la Lega, invece, sarebbe difficile ritrovarla al suo posto.


Ministro, dove sarà fra un mese?

«Spero di essere qui a lavorare duro, c’è tanto da fare, per i cittadini come per donne e uomini delle Forze armate».

Con chi concluderà il lavoro?

«Credo che i governi debbano nascere sui valori e sulle idee, con obiettivi a lungo termine. Serve un governo che duri quattro anni, ma che soprattutto guardi alle generazioni future».

Non è successo con Salvini?

«Per quanto io sia distante dalla Lega, in termini di valori, anche con loro avevamo cominciato a lavorare bene. Ma è necessario essere leali».

Perché si è spezzato l’accordo?

«C’è stata questa corsa in avanti, la voglia di capitalizzare anche a livello nazionale i voti delle europee, magari per qualche ministero in più».

Lei è stata spesso indicata nel governo come “anti-Salvini”. Dove è nato il dissidio?

«Quando si lavora assieme è essenziale che ci sia rispetto delle competenze. Era necessaria una lealtà di fondo. E invece ho visto la volontà di far vedere che era una sola persona a decidere tutto».

È stato questo il tradimento?

«Questo era l’inizio del tradimento. Che si è consumato quando ha deciso di staccare la spina. Ma già prima era diventato difficile lavorare assieme».

In tempo di tagli, le disponibilità della Difesa erano sufficienti?

«La Nato ci ha chiesto di arrivare al 2 per cento del Pil. Per ora non siamo a questi livelli, ma certo non mi sono messa l’obiettivo di ridurre ancora il budget. L’efficienza delle Forze armate è quello che ci permette di dire: siamo un Paese sicuro».

Come valuta l’idea di impegnare le Forze armate anche su compiti più civili?

«L’impegno “Dual Use” non significa evitare impegni militari. In situazioni particolari, le Forze armate contribuiscono ad affrontare le emergenze. E assieme fanno un addestramento prezioso».

Parlando di bilanci: se lei resta al suo posto, l’Italia continuerà a comprare gli F-35, e quanti?

«Ho presentato alla presidenza la valutazione delle esigenze delle Forze armate e degli interessi produttivi del Paese. Sarà il premier del prossimo governo, mi auguro che sia Conte, a gestire il dossier. Io volevo dare all’Italia un profilo da produttore e valorizzare gli investimenti come l’impianto di Cameri. Fra personale e indotto, sono 2500 persone a lavorare».

In campagna elettorale si parlava di cancellazione tout court.

«Nel programma Cinque stelle c’era scritto revisione. Stiamo analizzando il programma per poi decidere. Tanto più che il Paese ha determinate esigenze, e deve ripartire le risorse su tutte le Forze armate».

A proposito di risorse, l’Italia ha davvero bisogno di portaerei?

«L’Italia è sempre stata una potenza sul mare, dai tempi delle Repubbliche marinare. Siamo fondamentali nel Mediterraneo. Avere una portaerei efficiente vuol dire essere pronti anche di fronte all’instabilità del Nordafrica. Spero che non sia mai necessario».

Il Paese e il Parlamento vogliono un ruolo da media potenza?

«Avere queste capacità vuol dire poterle usare quando servono. L’Italia crede nella pace e fa della diplomazia il primo strumento, ma è pronta per ogni necessità».

da LA REPUBBLICA del 27 agosto 2019-intervista al ministro Elisabetta Trenta di Giampaolo Cadalanu

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