Anglotedesco

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domenica 11 agosto 2019

Francesca Donato tranquillizza tutti quelli che credono che se vince la Lega si esce dall'euro



Francesca Donato, eurodeputata leghista, nonostante le rassicurazioni di Salvini molti temono che in caso di vittoria la Lega farà uscire l'Italia dall'euro...

«Confermo che non mi risulta che sia assolutamente in programma nulla del genere. Semplicemente si vuole fare una manovra espansiva tagliando le tasse. Il limite del deficit non deve essere invalicabile, se si fa una spesa ad alto moltiplicatore fiscale. Quindi ben venga un governo che abbia i numeri e la forza per fare scelte di questo tipo».

L'uscita dall'euro non è in programma, ma lei presiede un'associazione che si chiama "Progetto eurexit".

«Ma non è vero che non è mai stata nel programma, c'è stato un periodo in cui la Lega ha sostenuto questa proposta di uscita dall'euro. Poi - per una serie di ragioni di contesto geopolitico istituzionale - la proposta è stata modificata e allo stato non è tra i nostri obiettivi».

Contesto geopolitico?

«Alcuni anni fa c'erano scenari diversi, si poteva ipotizzare ci fosse questa disponibilità (a uscire dall'euro, ndr) anche da parte di altri Paesi. Nel 2014 c'era anche Marine Le Pen che progettava qualcosa di simile. In quel contesto, sarebbe stata una scelta concordata in Europa. Ma la Le Pen non ha vinto le elezioni. Oggi le condizioni non ci sono, quindi è fuori luogo parlarne».

Avete accantonato l'idea di uscire dall'euro perché ora in Europa è minoritaria?

«È la democrazia! È chiaro che se tanti governi dovessero dire "l'euro non funziona, che facciamo?". Beh, saremmo i primi a sederci al tavolo. Ma se lo diciamo solo noi... Non possiamo metterci a fare le cose da soli».

Ma allora la sua "Eurexit" è senza agenda?

«No, sul sito c'è scritto proprio che alla luce dei mutamenti dal 2013 a oggi, ora il programma dettagliato è proporre una serie di riforme per rendere l'Eurozona sostenibile e funzionale, altrimenti è meglio abbandonare questo sistema. E comunque è necessario essere preparati ad un possibile choc economico-finanziaro imprevisto e non programmato da noi, quello che Paolo Savona ha chiamato il "cigno nero". Riteniamo che allo stato non sia probabile, purché si creino le condizioni perché tutti i Paesi possano crescere. Confido si riesca a livello europeo a modificare le regole dell'Eurozona per rendere l'euro sostenibile e rilanciare la crescita».

Che modifiche servono?

«Bisogna rivedere i famosi limiti di bilancio, la rigidità prevista dal fiscal compact, il limite al deficit, il debito sotto il 60 per cento... Pura follia. E la Banca centrale europea dovrebbe essere più simile alla Federal Reserve americana, che mette al primo posto la lotta alla disoccupazione piuttosto che all'inflazione. Se l'Ue non vuole crollare sotto i risultati delle sue pessime scelte deve profondamente riformarsi».

Sul suo sito lei cita Kennedy, Gandhi, Stiglitz. Non è che ha sbagliato partito? 

«Stiglitz ha scritto un libro per dire che l'euro è un disastro e che l'Italia farebbe bene a uscirne. Lui non è l'ultimo arrivato, è un premio Nobel per l'Economia. Gandhi è stato il più grande sovranista della storia, ha fatto una rivoluzione pacifica buttando fuori i colonizzatori inglesi con la non violenza».

Gandhi? Eppure il suo leader non offre un'immagine zen, ma da duro: le «ruspe», i «lavori forzati»... 

«Gandhi è stato un grandissimo rivoluzionario, un uomo tostissimo. A volte quando questi grandi personaggi diventano icone non si riesce a guardare bene cosa hanno fatto».

Lei ora è all'Europarlamento. Ha capito perché l'Ue persevera in queste politiche che, secondo voi, danneggiano gli Stati?

«Perché il potere economico e finanziario è nelle mani della Bce, formata da banche centrali, di fatto controllate da banche private. Sono le banche private che prestano i soldi ai governi, hanno tutto l'interesse che i governi abbiano poche risorse. Se le banche centrali tornassero sotto il controllo dei governi nazionali il problema si risolverebbe. Ma questo comporterebbe il ritorno alle monete nazionali... Del resto, nell'unico paese al mondo in cui le banche sono di proprietà dello stato - la Cina - l'economia tira benissimo. È lo stato a finanziare se stesso. Dovremmo renderci conto che il modello neoliberista dell'indipendenza pura delle banche centrali è da superare». —

da LA STAMPA dell'11 agosto 2019-Intervista a Francesca Donato di Alessandro Di Matteo

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