Anglotedesco

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venerdì 2 agosto 2019

Grazie al mondialismo i nostri vecchi e cari oratori sono diventati delle discariche



ANGLOTEDESCO:conosco benissimo Parma e infatti pubblico questo articolo.Piazzale Pablo non è mai stata una zona pericolosa, 30-40 anni fa l'unico quartiere-Bronx era il Montanara ,adesso per merito del mondialismo, del mondo senza muri modello statunitense, la micro criminalità si è estesa ovunque.
Basta vedere le foto e magari nelle prossime settimane o mesi ci andrò anch'io, la stragrandfe maggioranza dei ragazzini-bulli sono di origine straniera.Quelli che vengono qui, mettono al mondo 4-5 figli senza avere la certezza di un lavoro e poi quando raggiungono una certa età, non avendo soldi in tasca, vanno in giro a fare i vandali o quello che si legge nell'articolo sotto.
Io sono cresciuto all'oratorio, e leggere queste cose in posti dove molti bambini si ritrovavano per giocare e divertirsi, mi intristiscono.



La verità che è la cultura occidentale ha calato le braghe», confida a due passi dall'altare don Massimo Fava. Fa specie sentirlo dire vicino alla sagrestia, e non in uno di quei luoghi di rabbia e periferia raccontati da Houellebecq nel suo romanzo "Sottomissione". Siamo a Parma, la città che nel 2020, ironia della sorte, si appresta a diventare capitale italiana della cultura. Tant'è. La verità, per citare l'esasperato e estroso prelato, è che qui i parrocchiani si sentono "prigionieri" e che le messe ora si celebrano sotto scorta della polizia. Una luce afosa entra dai piccoli rosoni colorati. Nessuna anima tra i banchi. Le tre porte d'ingresso della facciata sono accostate. I cortili esterni, quelli che danno sulle navate laterali, protetti con reti alte fino a 10 metri. Una "fortezza", più che una chiesa. Fuori, nel piazzale Pablo, il pensionato Mario si sfoga: «Prima eravamo una comunità. Adesso non so più cosa siamo. Di sicuro qui non si è mai visto un lavoro del genere».
Per "lavoro del genere" Mario intende l'escalation di insulti, scorribande e minacce - alcune vere, altre non provabili - di una banda di ragazzini che da inizio estate ha scelto di prendere di mira la Chiesa di Santa Maria della Pace. E con lei i suoi fedeli. «L'episodio più inquietante risale a mercoledì 26 giugno», racconta don Massimo mentre controlla l'agenda. «Sì, quel giorno avevo delle cresime di alcuni adulti. Poco prima dell'inizio della cerimonia dei ragazzini sono entrati, hanno rubato una bicicletta alla segretaria della parrocchia e hanno fatto un giro intorno all'altare e lungo la navata». Qualcuno racconta che la bici sarebbe poi stata lanciata per terra. Ma non finisce qui. Ci sono anche i rosari interrotti dai canti e dalle bestemmie. C'è chi cita addirittura un battesimo, anch'esso sospeso perché i bulli si sarebbero messi a camminare sul tetto della chiesa. I racconti alimentano insicurezza. Tanto che il parroco 51enne, con un passato di missionario in Congo, ha deciso di sospendere per qualche giorno le messe pomeridiane nei giorni feriali.
«Avevo deciso di non andarci più, mi sentivo insicura», commenta la signora Miranda, 82 anni, sarta e assidua frequentatrice della parrocchia. «Ho sempre dato una mano, ancora adesso tengo dei corsi di cucito. Mai mi aspettavo di vedere le forze di polizia all'ingresso della chiesa. I ragazzini? Sembra che si siano arrabbiati per la chiusura del campetto di calcio…».
Si parla di pallone, e crescono le tensioni. Perché la parrocchia è dotata non di uno, ma di ben due campetti. Il più bello d'erba, ora in concessione alla Coop dopo il recente fallimento della precedente società che se ne occupava, l'Aurora. L'altro "campetto" è in realtà uno dei due cortili di cemento: esterno sì, ma interno alle alte recinzioni che delimitano il territorio della chiesa. E don Massimo ha deciso di sbarrarne i cancelli. «Stava diventando una discarica. I ragazzini lasciavano lì bottiglie, bicchieri, qualsiasi cosa. Non si tratta così uno spazio privato messo a disposizione del pubblico. E poi se si faceva male qualcuno? Chi ne risponde?». Una linea dura che avrebbe determinato la ritorsione della baby-gang. Ma basta guardare piazzale Pablo e un'intera area verde in mano alle scorribande calcistiche dei ragazzini per capire che dietro le loro azioni c'è dell'altro.
Lo racconta Caterina Bonetti, 34 anni, residente nel quartiere. «Sì, sono stata io a sottoporre le criticità emerse a piazzale Pablo al sindaco Pizzarotti», racconta la consigliera di minoranza Pd. «L'ho fatto con una comunicazione messa a verbale in cui spiegavo la generale situazione di degrado che si era venuta a creare. E i rischi che questi ragazzini, tutti tra i 10 e 15 anni, parmigiani di prima o seconda generazioni, entrassero a contratto con la micro-micro-criminalità dei loro "fratelli" e amici più grandi». Quelli che, per capirci, controllano lo spacco nella zona.
Il Pablo, secondo fonti delle forze dell'ordine, è considerato un "quartiere attenzionato". Uno di quelli da tenere d'occhio, anche se la circolazione di sostanze stupefacenti è andata calando. «ll problema - racconta ancora la giovane dem Bonetti - è che i ragazzi più poveri non hanno alternative. Se sei figlio di una famiglia ricca a Parma hai un'offerta variegata, dai circoli sportivi alle piscine, fino ai programmi per l'estate delle importanti aziende del territorio. Se vieni da una famiglia popolare, invece, non hai nulla da fare». A Piazzale Pablo come nella centralissima Piazza Duomo, venti minuti appena a piedi: anche sotto il Battistero, raccontano le cronache locali, imperversa un'altra banda di ragazzini.
Eccolo spiegato, il cortocircuito. Da una parte c'è la chiesa. Sempre più spolpata, tra fedeli anziani e poche vocazioni, incapace di essere il solito baluardo della comunità di quartiere. Dall'altro un'offerta socio-culturale che a Parma, come nelle altre medie e grosse città d'Italia, ha poco da offrire ai suoi abitanti più giovani e più poveri. In mezzo ci sono loro, i ragazzini, le cosiddette baby gang. In una pericolosa altalena tra "bravate" e microcriminalità.

da LA STAMPA del 2 agosto 2019-Davide Lessi

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