Anglotedesco

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lunedì 19 agosto 2019

Il sistema economico prima e dopo il 1989

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Se il neoliberismo ha preso piede nel corso degli anni Ottanta,è anche sopratutto per la volontà di rovesciare il compromesso keynesiano,ovvero il meccanismo edificato per ridistribuire ricchezza dall'alto verso il basso,e assicurare così un accettabile equilibrio tra capitalismo e democrazia.Tutto ciò aveva alimentato il potere dei lavoratori in fabbrica e nella società,e anche per questo si voleva imprimere alla disciplina dell'ordine economico una nuova direzione di marcia.Il tutto mentre il crollo del blocco socialista,e dunque la sparizione della scena politica di un concorrente a cui si deve lo stimolo a conferire un volto umano al capitalismo,creò per questa prospettiva le condizioni di un futuro certo e radioso.
L'Europa unita ha rappresentato e rappresenta il principale dispositivo utilizzato per realizzare tutto ciò.Sino agli anni Settanta la libera circolazione dei capitali,pure prevista dai Trattati di Roma assieme a quella di tutti i fattori produttivi,non era stata attuata,il che aveva consentito agli Stati membri di alimentare politiche di piena occupazione.Anche queste ultime erano del resto menzionate dai Trattati,che per un verso richiamavano altresì il controllo sulla stabilità dei prezzi e dunque sull'inflazione, ma per un altro evitano di stabilire una gerarchia tra i due obiettivi.Ciò mentre sempre i Trattati affermavano che la politica fiscale e di bilancio era di competenza del livello nazionale,e mentre era diffuso il convincimento che prima gli Stati dovevano scegliere se privilegiare la piena occupazione o la stabilità dei prezzi,e solo in un secondo tempo individuare una politica monetaria coerente con quella scelta:non ossessionata dal controllo dell'inflazione  oppure condizionata dalla volontà di limitare debito e deficit.
Negli anni Ottanta si è assistito a un rovesciamento di questa tabella di marcia,sostituita da quella che ha condotto alla moneta unica e dunque al Trattato di Maastricht del 1992,passando per l'Atto unico europeo del 1986.Prima si è realizzata la libera circolazione dei capitali,e si sono con ciò costretti gli Stati nazionali a contendersi gli investitori abbattendo i salari e la pressione fiscale sulle imprese.Poi si è attribuita la competenza in materia di politica monetaria a livello sovranazionale,ovviamente in assenza di una politica fiscale e di bilancio comune,e stabilito che essa deve perseguire il controllo dell'inflazione come unico obiettivo.Infine si è riservata l'adesione alla moneta unica ai soli paesi con i conti in regola,cioè con il debito entro il 60% e il deficit entro il 3% del prodotto interno lordo:soglia quest'ultima,dopo poco sostituita dall'indicazione per cui i bilanci nazionali devono essere in pareggio p addirittura in surplus.Il tutto presidiato da un complesso sistema di controlli preventivi sulla solidità dei bilanci statali, comprensivi del cosidetto semestre europeo,e di sanzioni per il caso in cui non avessero rispettato il percorso di rientro del debito e del deficit,erogate in seguito a procedure d'infrazione sempre più governate da automatismi e dunque spoliticizzate.
Lo Stato consolidato assume sembianze molto simili a quelle dello Stato forte e indipendente a cui affidare compiti di severa polizia di mercato.

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