Anglotedesco

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giovedì 30 aprile 2020

Confindustria attacca Conte:«Misure incerte per ripartire»

Signor nessuno a Confindustria - Il Tempo



di Paolo Baroni

Carlo Bonomi attacca di nuovo il governo sulla gestione dell'emergenza coronavirus e sulle misure per le imprese. «Stiamo andando verso una riapertura delle attività economiche purtroppo caratterizzata da un caotico susseguirsi di misure incerte e contraddittorie» ha detto ieri il presidente designato di Confindustria. E alla vigilia del primo maggio, mentre l'Istat segnala i primi effetti veri della crisi (col Pil del primo trimestre che crolla del 4,7 per cento e un boom degli inattivi cresciuti a marzo di 301 mila unità) anche i sindacati incalzano Conte via social e tv. «Dopo il protocollo per la sicurezza serve un protocollo per lo sviluppo - attacca Maurizio Landini -. Dentro al nuovo decreto dobbiamo pensare non solo a cosa facciamo a maggio, ma ci devono essere provvedimenti che nell'affrontare l'emergenza aprano a un progetto di riforme di cambiamento di questo Paese». Da subito però il leader della Cgil chiede che vengano riconfermate «una serie di misure importanti: penso agli ammortizzatori sociali, alla liquidità da dare alle imprese, penso che vada prorogato il provvedimento che ha bloccato i licenziamenti e sicuramente emerge un problema di sostegno alla povertà».Lavoro, ma in sicurezza«La priorità per far ripartire il Paese deve essere il lavoro, un lavoro fatto in sicurezza» ha ammonito a sua volta il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, ricordando che in questo primo maggio senza cortei e senza manifestazioni, il «lavoro manca anche a tanti invisibili, a tanti lavoratori in nero sfruttati e privi di tutele che non siamo riusciti a estendere a tutto il mondo del lavoro». Per Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, «il Coronavirus ha fatto capire gli errori compiuti in passato e i danni delle politiche liberiste: l'Italia ha bisogno di solidarietà, di giustizia sociale, di diritti, di lavoro, di investimenti».Particolarmente duro e molto schietto, così com'è nel suo stile, è stato il discorso del presidente incaricato di Confindustria al Consiglio generale dell'associazione che ieri ha dato l'ok alla squadra dei vicepresidenti. «Un conto è chiedere un freno alla corresponsione dei dividendi, altro e del tutto inaccettabile è avviare una campagna di nazionalizzazioni dopo aver indotto le imprese a iperindebitarsi» si è sfogato Bonomi dando voce alla forte insofferenza delle imprese. «Mentre lo Stato chiede per sé in Europa trasferimenti a fondo perduto, a noi chiede di continuare di indebitarci per pagare le tasse allo Stato stesso» ha aggiunto Bonomi, sostenendo che «la tentazione di una nuova stagione di nazionalizzazioni è errata nei presupposti e assai rischiosa nelle conseguenze, sottraendo risorse preziose alle aziende per soli fini elettorali».Derogare ai contratti?Quindi, il futuro numero uno degli industriali ha avanzato al governo una serie di richieste: in attesa di capire se ci saranno trasferimenti a fondo perduto ha chiesto che le imprese possano restituire i prestiti in almeno 10-15 anni anziché in 6 anni come previsto, a seguire lo sblocco immediato dei 35 miliardi di euro disponibili subito per le grandi opere ed il rafforzamento delle misure di Industria 4.0. Quanto alla ripartenza delle attività il presidente designato di Confindustria ha aperto anche un fronte coi sindacati puntando ad ottenere una deroga rispetto agli attuali contratti nazionali e chiedendo al governo di agevolare «quel confronto leale e necessario in ogni impresa per ridefinire dal basso turni, orari di lavoro, numero giorni di lavoro settimanale e di settimane in questo 2020» perché è sua convinzione che «senza questo sforzo collettivo la ripresa resta sotto ipoteca. È impossibile pensare di perdere l' 8 o il 10 per cento del Pil e che dopo uno o due mesi possa tutto ritornare come disposto dai contratti vigenti».Già, le fabbriche chiuse. La crisi innescata dal coronavirus ha aggravato molte situazioni già molto difficili, come quella di Alitalia che si appresta a mettere in cassa integrazione più della metà dei suoi 12mila dipendenti, e ne ha quasi fatte scomparire altre dai monitor, a partire da quella dell'ex-Ilva, altri 12mila posti di lavoro in ballo, certamente il più difficile di tutti i 160 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico e in questi mesi tutti finiti nel limbo. Come la vicenda Whirlpool (tant'è che oggi i 402 lavoratori del sito di Napoli daranno vita ad un flash mob virtuale sulla piattaforma Facebook) o come la vicenda della ex Embraco, con 407 persone senza lavoro, senza stipendi e senza prospettive oramai «per il terzo primo maggio consecutivo». Protestano Fim, Fiom e Uilm: «Una situazione davvero inaccettabile». 

L'avvertimento di Mattarella:«Senza lavoro non c'è l'Italia»

Mattarella: finalmente si riparte, ma serve ancora prudenza



di Ugo Magri 

Il governo dia indicazioni «ragionevoli e chiare» su come combattere il virus, in modo che i cittadini ne comprendano il senso e si adeguino alle direttive, senza bisogno metterli in riga. Così si raccomanda Sergio Mattarella, quasi a conclusione del suo messaggio per la festa dei lavoratori. Difficile non scorgere in quei due aggettivi un garbato riferimento all'ultimo decreto del premier, che ha spazientito tutti e perfino i vescovi; il presidente si attende in futuro disposizioni meno controverse. Allo stesso modo Mattarella, sempre in occasione del Primo Maggio, manifesta la speranza che «tra istituzioni e nelle istituzioni» venga instaurato un «responsabile clima di leale collaborazione»: quello che per giudizio unanime è finora mancato tra lo Stato centrale e le Regioni, incapaci di coordinarsi sulle misure da adottare nella "fase2". I governatori procedono in ordine sparso, con fughe in avanti e battaglie di retroguardia, senza che il governo riesca a fare la dovuta sintesi. Nonostante questo spettacolo, gli italiani stanno dimostrando un «ammirevole senso di responsabilità» che Mattarella riconosce e apprezza volentieri.Altri passaggi meritano attenzione. Ad esempio là dove il capo dello Stato fa intendere come la fine dall'emergenza non sia affatto dietro l'angolo. Cioè che appare finalmente possibile è «un graduale superamento delle restrizioni», ma con molta prudenza. Serve infatti «consolidare i risultati fin qui ottenuti». Non vanno resi vani i sacrifici fin qui compiuti «se vogliamo riconquistare, senza essere costretti a passi indietro, condizioni di crescente serenità». Insomma: Mattarella registra i passi avanti, però dà implicitamente torto a chi (tra i politici e non solo) cavalca le impazienze o sparge l'illusione di un rapido ritorno al passato. Perlomeno fino all'arrivo di un vaccino non avremo purtroppo alcuna nuova normalità, questo fa intendere il presidente. Ci attende a suo avviso un futuro denso di incognite, la prova sarà drammatica per molti, incominciando da quanti sono stati licenziati in conseguenza del blocco o che rischiano il posto. Ma la nostra Repubblica «non può esistere senza il lavoro», garantisce il presidente. Riconquistarlo sarà il primo obiettivo. Già, ma come?Non c'è che un modo, secondo Mattarella: «Governare con sapienza i cambiamenti». Le filiere produttive e distributive andranno tutte riprogettate con la fantasia degli imprenditori. Eliminare il lavoro nero e irregolare, evitando di mettere in piedi ulteriori precarietà, sarà il dovere dei sindacati.Enormi metamorfosi attendono il sistema Italia: «La battuta di arresto spinge ad accelerare la strada verso un cambiamento che sappia valorizzare e non subire fenomeni come globalizzazione e digitalizzazione», dice il capo dello Stato. Insomma: molto è destinato a cambiare nelle nostre società, nessuno può prevedere come sarà il domani. Ma per il presidente un grande dramma come l'epidemia può essere tramutato in una sfida vittoriosa, in una opportunità di crescita pure per i più deboli. 

Videonews del 30 aprile 2020




Montaggio di Anglotedesco

COVID19 e un documento del 2010 dal titolo:"Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale”




I Rockefeller avevano previsto tutto. Non solo la pandemia di un virus sconosciuto, ma tutto ciò che sta accadendo in conseguenza ad essa.
Dalla sorveglianza di massa dei cittadini alla sospensione dei diritti costituzionali.
E’ tutto scritto in un documento del 2010 intitolato Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale” dove praticamente si descrive alla perfezione la situazione attuale.
Chi ha scritto questo rapporto evidentemente aveva una idea ben precisa di che tipo di direzione avrebbe preso il mondo negli anni a venire.
La pandemia e la sorveglianza di massa della popolazione mondiale
Come nella simulazione finanziata dal padre di Microsoft, Evento 201, anche in questa occasione la pandemia esplode per una mutazione di un agente virale da animale a uomo.
Nel caso di Bill Gates, il “colpevole” era il maiale, mentre nel rapporto della facoltosa famiglia americana, la mutazione avviene attraverso le oche.
Lo scenario in questione si intitola “lock step”, un’espressione che in inglese sta ad identificare una condizione di totale inflessibilità.
Questo nome non è stato scelto a caso, perchè come si vedrà successivamente, da questa crisi emerge un sistema politico completamente autoritario nel quale non è ammesso il minimo dissenso.
In questa simulazione, la pandemia affligge il 20% della popolazione mondiale e causa la morte di 8 milioni di persone.
A differenza del Covid-19, questo virus non colpisce la popolazione più anziana affetta da precedenti patologie, ma giovani in età adulta.
Ad ogni modo, tutti vengono colti impreparati, persino “le nazioni più attrezzate per una pandemia si ritrovano sopraffatte quando il virus inizia a spargersi nel mondo.”
La conseguenza immediata è la sospensione dei viaggi aerei con pesanti ricadute sul settore del turismo.Nel rapporto, si elogia in modo particolare la Cina per la risposta che ha saputo dare all’emergenza.
Nei passi successivi del documento si legge praticamente la descrizione fedele di quanto sta accadendo ora.
“Durante la pandemia, i leader nazionali nel mondo hanno esibito la loro autorità, e hanno imposto regole ferree e restrizioni, dall’obbligo di indossare mascherine al controllo della temperatura corporea negli spazi comuni, come stazioni ferroviarie e supermercati.”
Suona familiare? In Italia e in Francia attualmente per uscire dalla propria abitazione è necessario firmare un pezzo di carta dove si dichiara il motivo del proprio spostamento. Alcune regioni italiane, in ordine sparso, hanno reso obbligatorie le mascherine e diversi supermercati utilizzano già il sistema di rilevamento della temperatura corporea.
Non solo. La simulazione dei Rockefeller descrive i passi successivi che porterà l’emergenza pandemica. Chi vuole sapere come andrà a finire questa storia non deve fare altro che leggere queste righe.
“Anche dopo la fine della pandemia, questo controllo autoritario e questa sorveglianza dei cittadini e delle loro attività è rimasto inalterato e si è persino intensificato. Per proteggere loro stessi dalla diffusione di crescenti problemi globali – dalla pandemia al terrorismo internazionale passando per le crisi ambientali e la crescente povertà – i leader nel mondo hanno assunto un controllo ancora più stringente del potere.”
I controlli intimidatori che si stanno vedendo in questi giorni non sono quindi qualcosa di passeggero. I droni che passano sopra la testa di innocenti cittadini e gli elicotteri che sorvegliano continuamente i centri abitati non andranno via.
Vengono in mente a questo proposito le parole del ministro delle Sport, Vincenzo Spadafora.

“Niente sarà più come prima.”

Il mondo che emergerà da questa pandemia sarà uno nel quale non ci sarà più posto per il dissenso. Il documento prevede infatti la nascita di un autoritarismo globale nel quale saranno i cittadini stessi a consegnare ai governi i loro diritti fondamentali in nome di una presunta sicurezza.
Si delinea quindi il totalitarismo perfetto annunciato da Aldous Huxley, nel quale il dissenso non c’è perchè sono le masse stesse a chiedere al tiranno di spogliarle dei loro diritti.
I passi successivi: il microchip e il governo unico mondiale
La fase successiva della simulazione prevede una sorta di schedatura digitale di tutti i cittadini.

“Nei Paesi più avanzati, questa elevata sorveglianza ha assunto molte forme: identità biometriche, ad esempio, per tutti i cittadini e regolazione più stringenti per le industrie più importanti.”
Per identità biometrica si intende anche, tra l’altro, un tipo di tecnologia che permette l’uso di un microchip in grado di registrare tutte le informazioni dei cittadini.
Questo microchip contiene tutti i dati personali di un individuo e si inserisce generalmente sotto la mano.
Ma chi è che sta investendo su questo tipo di tecnologia? Proprio Rockefeller che 10 anni fa prevedeva lo scoppio di una pandemia.
La famiglia americana infatti ha finanziato lo sviluppo di ID2020, una partnership pubblica – privata del quale si era parlato già in un’altra occasione.
ID2020 prevede sostanzialmente che questi microchip vengano inseriti nel corpo di una persona che verrebbe di fatto inserita in un archivio digitale globale.
Gli abitanti del pianeta sarebbero quindi tutti schedati e questo strumento consentirebbe alle autorità di tracciare in tempo reale tutti i loro movimenti.
Alla fine l’emergenza pandemica si rivela quindi uno strumento per raggiungere un solo obbiettivo: il controllo totale della popolazione mondiale.
Ma perchè le élite vogliono arrivare a questa sorta di totalitarismo globalista?
La risposta va cercata nelle pagine successive del rapporto.
I Rockefeller difatti prevedono il tramonto degli stati nazionali.
“Gli stati nazionali hanno perduto alcuni dei loro poteri e della loro importanza mentre l’architettura globale si è rafforzata e strutture di governo regionale sono emerse. Entità di supervisione internazionale come l’ONU hanno raggiunto nuovi livelli di autorità, così come sistemi regionali come l’ASEAN, la NEPAD, e la Banca di sviluppo asiatica.”
In altre parole, questa è la visione geopolitica del globalismo nella quale gli stati nazionali vengono progressivamente sostituiti da queste entità sovranazionali eterodirette dalle élite internazionali.
Ed è proprio il tipo di società che i Rockefeller sognano da generazioni. Nessuna dietrologia. Sono loro stessi a dirlo e a rivendicarlo nell’autobiografia Memorie di David Rockefeller.
“Alcuni credono che siamo parte di una congrega segreta che lavora contro gli interessi degli Stati Uniti, caratterizzando me e la mia famiglia come internazionalisti e cospirando con altri nel mondo per costruire una struttura economica e politica più integrata, un mondo unico, per così dire. Se quella è l’accusa, mi dichiaro colpevole e ne sono fiero.”

Il globalismo è il quarto totalitarismo, più autoritario e più repressivo di tutti i suoi predecessori. Per poter costruire un governo unico mondiale, con un’unica economia e un’unica religione è necessario avere il controllo totale della popolazione mondiale.
Questo sistema politico non può nascere senza la sorveglianza di massa. La cifra del globalismo è la repressione e il controllo perchè si propone di unificare sotto un unico governo sovranazionale popoli e culture opposti che entrerebbero necessariamente in conflitto.
Ecco perchè le élite hanno bisogno della sorveglianza di massa e dell’eliminazione del dissenso.
La violenza e la sopraffazione sono l’unico modo per raggiungere questo obbiettivo.
Le élite avevano detto chiaramente dove volevano arrivare già molto tempo prima. Ma molti non ci hanno creduto o non hanno preso sul serio quanto dicevano.
Probabilmente ora qualcuno inizia a capire che non c’era nessun complottismo. Era tutto vero e ora tutti lo stanno toccando con mano.

di Cesare Sacchetti


lacrunadellago.net

Il 22 novembre 2019 Bridgewater scommise un miliardo di dollari sul crollo dei mercati mondiali entro marzo 2020



FRANCESCO AMODEO


VITTORIO COLAO:"La app Immuni rafforza la vostra libertà".GEORGE ORWELL:"Schiavitù=libertà ;guerra=pace; ignoranza=forza"



Diego Fusaro commento l'intervista pubblicata ieri (e che potete trovare in uno dei post del 19 aprile 2020) dal Corriere della Sera dove Aldo Cazzullo intervista Vittorio Colao.
Inevitabile ricordare George Orwell e il suo capolavoro "1984".

Pavia e Mantova,da un mese non ci sono morti.La cura? La sieroterapia.Galli,Rezza,Burioni però non lo dicono



Gli ospedali di Pavia e Mantova non registrano morti da un mese.Zero morti causate da Covid-19.
Curano con la sieroterapia,le trasfusioni di plasma dei guariti.Sintomi eliminati in 48 ore.
Giuseppe Di Donno,direttore di pneumologia e terapia intensiva dell'ospedale Carlo Poma di Mantova:

"Non abbiamo un decesso da un mese.I dati sono splendidi.La terapia funziona ma nessuno lo sa".

ONU:"Danneggiare i diritti come la libertà di espressione può causare danni incalcolabili"



L'alto commissario della Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha ammonito i Paesi a rispettare lo stato di diritto durante la pandemia da coronavirus,limitando nel tempo le misure eccezionali.

Anche le agenzie di rating vogliono far di tutto per far accettare il MES all'Italia




La Francia in questo momento è la serva sciocca della Germania esattamente come la Germania che ha usato i paesi satelliti come Austria,Olanda ecc ecc per attaccare l'Italia.
Quello che sta avvenendo è uno scontro epocale e l'Unione Europea è finita.C'è uno scontro all'interno della Germania che vede contrapposte :il  popolo tedesco che vuole che la Bce faccia il suo mestiere ,cioè che compri i titoli di stato dandoci direttamente della liquidità,e dall'altra l'èlite tedesca che vorrebbe consentire questa cosa all'Italia perchè sanno che se non aiutano l'Italia in questo momento salta l'eurozona.

Anche per Bill Gates la normalità tornerà tra 1-2 anni.Intanto ha in mente qualcosa...



Risponde delle domande al quotidiano francese LE FIGARO.Bill Gates non solo si aspettava questa pandemia ma aveva anche descritto nei minimi dettagli ,su una importante rivista britannica, le misure che avremmo dovuto adottare per farci trovare preparati.

Usa-Russia.Alleanza credibile?



Quello che dice Margherita Furlan è vero .In passato i rapporti tra Russia-Usa erano molto tesi e la collaborazione che c'è adesso non c'è mai stata.Credibile?
I poteri forti stanno facendo di tutto per rompere questa alleanza inventandosi scuse veramente elementari che la stragrande maggioranza crede...un motivo c'è...

Vaccino, parte la sfida all’Europa scendono in campo i colossi Usa

Dr. Anthony Fauci: Non siamo ancora pronti per far ripartire lo sport


da LA REPUBBLICA del 30 aprile 2020.Michele Bocci e Antonella Guerrera

La notizia di Oxford, che con le prime dosi sperimentali potrebbe essere pronta addirittura a settembre, ha dato una forte accelerazione alla corsa all’oro contemporaneo: il vaccino anti coronavirus. Perché, di conseguenza, colossi americani della farmaceutica come Pfizer o laboratori di ricerca come Moderna hanno accelerato sensibilmente la sperimentazione sugli esseri umani — entro l’autunno — del siero anti Covid 19, per l’euforia di Wall Street.
Bocche cucite, al momento, a Oxford: imposto il silenzio assoluto. Ma da ciò che filtra dallo Jenner Institute dell’università, cui collabora il laboratorio italiano Advent-Irbm di Pomezia, è chiaro: la vera sfida geopolitica tra giganti della ricerca è solo all’inizio.
«Non sarà mai a scopo di lucro», assicura Johnson&Johnson, altro big americano in lizza tra le aziende e laboratori che, in India come in Cina e in Australia, stanno sperimentando un proprio vaccino.
Sono almeno 115 i gruppi nel mondo che hanno avviato l’impresa, 78 i progetti attivi, 6 dei quali già approdati alla sperimentazione sull’uomo: uno a Oxford, tre in Cina, due negli Usa. Ma è chiaro che "first past the post": chi arriva primo vince. Anche perché, dietro l’ecumenismo global di Bill Gates («Bisognerà allargare la produzione a tutto il mondo, e farò la mia parte»), c’è una battaglia nazionalista dei governi. Due mesi fa Trump è stato beccato nelle sue avance da milioni di dollari all’azienda farmaceutica tedesca Cure-Vac per avere in esclusiva un potenziale vaccino, ma Merkel bloccò tutto. Ora, il ministro della Salute britannico Matt Hancock rivela che, qualora il vaccino di Oxford fosse efficace, i britannici avrebbero la priorità di utilizzo. Sconcerto dei colleghi a Whitehall: «Follia. E se poi ci arrivassero prima altri Paesi? Noi come faremmo?».
Ma Oxford sembra avanti rispetto ad altri laboratori che già testano sugli umani, come a Seattle e in Cina, per vari motivi: ha una piattaforma di test di lunga data, ha già reclutato mille volontari con altri 5 mila già in attesa per la seconda fase, l’uso su alcune scimmie ha dato risposte per ora positive e milioni di dosi di vaccino sono già state ordinate dal governo a scatola chiusa. Eppure la partita è apertissima. Curiosamente, ieri, proprio mentre la massima autorità medica dell’amministrazione Trump, Anthony Fauci, annunciava che il farmaco antivirale remdesivir dell’americana Gilead mostrerebbe «una chiara efficacia», nelle stesse ore la rivista britannica Lancet si affrettava a pubblicare uno studio che invece ne dimostrava l’inutilità. Ma la Food and drug administration Usa si è detta pronta ad autorizzare l’uso del farmaco in via sperimentale.
I gruppi che si sfidano sul fronte del vaccino puntano ad essere pronti a settembre. Una data molto attraente perché precede l’autunno, quando si teme una seconda ondata del Covid 19. Ma per ora si parla solo di dosi da usare per le emergenze, ad esempio per i lavoratori della sanità, o per iniziare i test sugli uomini come nel caso di Johnson&Johnson. I tempi per la produzione a livello globale saranno più lunghi, visto che miliardi di persone aspettano una soluzione contro il coronavirus. Insomma, anche se si resterà ampiamente sotto il tempo medio necessario, a passare dallo studio preclinico all’immissione sul mercato di un vaccino (oltre 10 anni) ci vorrà ancora un po’. L’Oms parla di 10-16 mesi a partire da adesso, cioè si avranno a disposizione le dosi tra febbraio e agosto 2021. Non sarà finita lì, perché a quel punto bisogna considerare che i vaccini andranno somministrati alle popolazioni. E se ne andrà altro tempo.

LUIGI DI MAIO:"L’Italia non permetterà che in Libia vincano le armi"

Coronavirus, Luigi Di Maio: "Fase 2 non vuol dire liberi tutti"


da LA REPUBBLICA del 30 aprile 2020.Intervista di Annalisa Cuzzocrea e Vincenzo Nigro

Non c’è alternativa al lavoro politico in Libia. E non c’è alternativa a che lo faccia l’Europa unita. Ne ho appena riparlato con l’Alto rappresentate Ue Josep Borrell, che è tornato sull’ipotesi di un rappresentante speciale europeo per la Libia. Dobbiamo identificarlo tra quei Paesi che non sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nel conflitto. Una figura neutra, che dia nuovo impulso, sul solco tracciato dalla conferenza di Berlino». Sulla situazione in Libia il ministro degli Esteri Luigi Di Maio risponde ad alcune domande di Repubblica . Una crisi complicata ancora di più dopo l’ultima uscita di Khalifa Haftar che si è autoproclamato leader di tutto il paese.

Ministro Di Maio, l’altra notte in tv Haftar ha annunciato un nuovo golpe politico, si è fatto assegnare "tutti i poteri dal popolo". Come interpretate la sua mossa?

«Il governo italiano ha registrato con preoccupazione le dichiarazioni di Haftar. Abbiamo apprezzato la presa di posizione europea e, per parte nostra, abbiamo preso posizione anche in favore delle istituzioni libiche legittime e riconosciute dalla comunità internazionale. Per noi il dialogo politico indicato dalla conferenza di Berlino rimane l’unica opzione concreta per superare la crisi libica».

L’attacco militare di Haftar a Tripoli dura da più di un anno.
Seguendo un principio di realpolitik, lei era andato a incontrarlo a Bengasi. Crede oggi che Haftar abbia possibilità di vincere militarmente? Haftar è ancora parte della soluzione in Libia?

«Non voglio spingermi a fare previsioni, ho ripetuto più volte e lo dissi anche ad Haftar che un conto è provare ad entrare a Tripoli, un conto è governarla. Sono due cose ben diverse. Tutte le realtà territoriali libiche e rappresentative del popolo libico sono parte della soluzione.L’Italia sostiene una Libia unita, integra e sovrana. Il primo passo da compiere è fermare l’ingresso delle armi, arrestare questa guerra per procura usando i tempi e i mezzi della diplomazia».

Il maresciallo da gennaio ha chiuso i pozzi di petrolio: un danno economico e un pericolo energetico anche per l’Italia. Non gli avete mai chiesto energicamente di riaprirli…

«Veramente è il contrario, in più di una occasione l’Italia come tutti gli altri Paesi Ue hanno espresso preoccupazione per il blocco dei pozzi petroliferi. Ne ho parlato anche l’ultima volta a cena con il collega Le Drian a Parigi e più recentemente con il ministro tedesco Maas e, non ultimo, ho ribadito più volte il problema ad Haftar in persona. I pozzi vanno sbloccati, perché così si affama solo la popolazione libica ed è inaccettabile, fermo restando che l’Italia non trascura l’obiettivo di proteggere e preservare i propri asset geostrategici».

Il governo Serraj si era insediato a Tripoli anche grazie all’aiuto italiano. Oggi l’Italia sembra disinteressarsi della Libia, è stata scalzata dalla Turchia, e lo stesso governo Serraj sembra sempre più lontano da noi. Tripoli è irritata per la mancanza di aiuto militare, ma anche di supporto politico e medico. Perché?

«L’Italia sostiene il governo riconosciuto dall’Onu: l’ultima volta che a Tripoli ho incontrato il presidente Serraj abbiamo avuto un rapporto cordiale e sereno, lo stesso con Bishaga e Maitig, con i quali sono in contatto. A tutti ho sempre parlato con la massima trasparenza: l’Italia non sosterrà mai un supporto di tipo militare, proprio perché crediamo che si debba andare nella direzione contraria per giungere a un cessate-il-fuoco».

Haftar ha ricevuto l’appoggio di molti soldati stranieri (siriani, sudanesi, russi della Wagner). Ma anche il governo di Tripoli, via Turchia, utilizza combattenti siriani.In Libia adesso ci sono in giro ex terroristi, milizie islamiste e gruppi di criminali. Quali sono i vostri timori?

«Il timore è quello di una nuova escalation che rischi di deflagrare in un altro conflitto. Non può permetterselo la Libia, non potrebbe sostenerlo il popolo libico, ma non possono permetterselo nemmeno l’Europa e l’Italia».

La Turchia si sta creando molti nemici nel Mediterraneo e nella Ue.
L’accordo con la Libia sulla piattaforma continentale fa infuriare Grecia e Cipro e presenta una Turchia che voglia estendere il suo potere militare anche al Mediterraneo Centrale.

«Comprendiamo le preoccupazioni espresse da Grecia e Cipro. L’energia costituisce uno dei temi principali del dialogo strategico tra Italia e i Paesi del Mediterraneo orientale, in considerazione del potenziale dell’area quale "hub energetico", anche per l’approvvigionamento dell’Europa. Ora più che mai, l’uso delle risorse energetiche nel bacino del Mediterraneo dovrà beneficiare e contribuire alla crescita di tutti i Paesi dell’area, in uno spirito di apertura e collaborazione».

Alcuni temi di politica interna: il Movimento 5 stelle ha sempre detto, nella sua fase istituzionale, di voler mettere il Parlamento al centro. Non crede che lo strumento dei Dpcm, che accentra tutto nelle mani del governo, vada superato?

«Siamo in una fase di emergenza, che naturalmente spinge il governo ad intervenire con una tempestività.Oggi lo stesso il presidente Conte informerà le Camere sulle iniziative per la ripresa dell’attività economica.
Credo che in un momento come quello attuale il dialogo e il confronto tra tutte le forze politiche sia essenziale ed è quello che il governo sta perseguendo».

Lei ha invitato al pragmatismo sulla trattativa in Europa, pur considerando il Mes uno strumento inadeguato. Sette deputati M5s hanno votato una mozione di Fratelli d’Italia. Teme una scissione dell’ala più movimentista dei 5 stelle?

«Il M5S è sempre stato composto da diverse anime. Sono dieci anni che i giornali fanno dietrologie sulla possibile scissione del Movimento, ho perso anche la voglia di rispondere a queste domande».

Le mosse di Alessandro Di Battista e di chi lo segue non potrebbero indebolire e far cadere il governo?

«Alessandro è uno dei primi attivisti del M5S, esprime liberamente le sue opinioni. Allo stesso tempo, le dico che il governo è solido e stiamo lavorando per ricostruire il Paese in uno dei momenti più difficili della nostra storia».

La Francia blinda le sue aziende.Stop stranieri oltre il 10%

Anglotedesco Videos: NEWS IN PILLOLE.-Il ministro dell'Economia ...



In questi tempi di coronavirus, a Parigi protezionismo non suona più come una brutta parola e la sovranità economica non è più solo un concetto esclusivo di Marine Le Pen. E così è toccato a Bruno Le Maire, ministro dell'Economia (in forte ascesa, già transfuga della destra liberale, prima di approdare al macronismo, e nelle ultime settimane sempre più statalista), annunciare ieri che la Francia potrà mettere il veto all'ingresso di un investitore straniero (non europeo) nel capitale di un'azienda strategica già a partire dalla soglia del 10%. Non solo: ai settori giudicati strategici se ne aggiunge uno nuovo, le biotecnologie. Parigi vuol difendere da scalate i gruppi impegnati nella corsa al vaccino. Se si vuole, siamo in linea con il «golden power» introdotto in Italia nel Decreto liquidità. Anzi, a differenza degli italiani, i francesi escludono dall'obbligo gli altri europei. Ma è pure vero che l'applicazione di quel blocco nei confronti di altri investitori Ue sarà in Italia giuridicamente di difficile applicazione (e a Parigi lo sanno) e i francesi sanno pure che, all'interno dell'Ue, sono loro al limite che vanno a fare shopping, soprattutto in Italia. In realtà la novità introdotta da Le Maire ha come obiettivo altri investitori e i cinesi in particolare, che potrebbero approfittare del crollo delle azioni di gruppi francesi in Borsa.Non solo: rispetto all'Italia, in Francia il perimetro delle aziende giudicate strategiche era già più vasto. Allargato adesso alle biotecnologie, comprende la difesa, l'energia, l'acqua, lo spazio, le telecomunicazioni, i trasporti, la sanità, l'industria alimentare e addirittura i media. Senza considerare che a Parigi non esitano a utilizzare il loro golden power. Lo scorso 31 marzo, ad esempio, il ministero dell'Economia ha messo il veto sull'acquisizione di Photonis, azienda francese specializzata nella produzione di visori notturni per il comparto militare, da parte del colosso statunitense Teledyne.Con la mossa di ieri di Le Maire, la quota del capitale sopra la quale il dicastero può bloccare l'operazione scende dal 25 al 10%. La novità si applicherà nel secondo semestre di quest'anno, ma potrà essere estesa al 2021.

Mense che ripartono col protocollo Burioni

Roberto Burioni a Donald Trump: "Coronavirus, iniezioni e luce ...


In questi giorni convulsi, in cui le aziende italiane si stanno occupando di come riavviare le proprie attività, rispettando le regole che sono imposte a tutti, la Pellegrini, azienda italiana fondata da Ernesto Pellegrini che guida l'azienda con la figlia Valentina, ha messo in sicurezza i propri 600 ristoranti presso aziende, ospedali, comunità religiose e case di riposo, già attivi e che lo saranno il 4 maggio. Lo ha fatto con un protocollo nato dal suo know-how e dalle competenze scientifiche del professore Roberto Burioni e della Lifenet Healthcare. Per tutta la durata della pandemia, inoltre, la Pellegrini riceverà supporto e assistenza sulla base delle evoluzioni del contagio e realizzerà sessioni di formazione dedicate al proprio personale interno. 

Primo maggio senza più un lavoro.Il dramma italiano: a casa 1 su 3



Coronvirus, Di Niola (CNA Roma): "Chiediamo subito misure ...


di Maria Rosa Tomasello

A Roma hanno già fatto i conti, e sono numeri che mettono i brividi. Il 30 per cento degli oltre 12mila ristoranti rischia di non riaprire, e così i bar, il 40 per cento di pasticcerie e piccoli negozi. Dice Stefano Di Niola, segretario territoriale della Cna: «Abbiano analizzato 174 mila imprese, dal commercio al trasporto, ai servizi alla persona, per un totale di 407mila lavoratori, e il rischio di una emorragia di posti di lavoro è molto alto. Noi chiediamo con grande forza liquidità a fondo perduto. E di riaprire prima possibile, o molte attività saranno condannate alla chiusura». La protesta dei piccoli imprenditori che chiedono come ossigeno di fare in fretta attraversa tutto il Paese. Ogni sicurezza si è sgretolata. A Firenze, ieri, oltre 1. 500 mazzi di chiavi sono stati consegnati simbolicamente al sindaco Dario Nardella dal gruppo dei Ristoratori Toscana: «A oggi non ci sono le condizioni né sanitarie né economiche per la riapertura, neppure il primo giugno - hanno detto - Abbiamo bisogno di un concreto aiuto: oggi non domani». È accaduto a Milano, dove gestori di locali, estetisti, parrucchieri consegnando duemila chiavi in Comune. In Veneto, con i commercianti nelle piazze, a chiedere finanziamenti a fondo perduto, e non prestiti, neppure se garantiti dallo Stato. Eppure la misura varata in prima battuta dal governo, che consente ai piccoli imprenditori di ricevere 25mila euro, ha subito una impennata di richieste. A spiegarlo è stato Stefano Cappiello, dirigente del Ministero dell'Economia: erano 5mila le domande la scorsa settimana, martedì erano cresciute a quota 30mila. Oltre mille, aveva detto la scorsa settimana il ministro Stefano Patuanelli, sono già state erogate. È il segno dell'urgenza di ricominciare, in un Paese che rischia di perdere nel 2020 mezzo milione di posti di lavoro. Lo scenario di "una crisi senza precedenti" è quello disegnato da Unioncamere, che in un rapporto basato sulla ripresa delle attività economiche entro maggio ha ipotizzato una emorragia di 422mila occupati, 219 mila dei quali nel solo settore del turismo. A questo va aggiunto il risultato dell'analisi di Unioncamere-InfoCamere, che nel primo trimestre dell'anno ha rilevato la cessazione di quasi 30 mila imprese: nello stesso periodo del 2019 erano state 21 mila, novemila in meno, il bilancio peggiore dal 2013 in un'Italia in caduta libera, che secondo Confindustria registrerà nei primi due trimestri del 2020 un calo del Pil del 10%. La situazione italiana è la rappresentazione in scala di un dramma mondiale: secondo l'Organizzazione mondiale del lavoro un miliardo e mezzo di persone - quasi la metà della forza lavoro del pianeta - potrebbe perdere i propri mezzi di sussistenza a causa della crisi innescata dalla pandemia: oggi a livello globale 3,3 miliardi di lavoratori sono interessati alla chiusura totale o parziale delle attività. Nel nostro Paese gli allarmi e le richieste di aiuto si moltiplicano. A rischio oltre 300mila posti nei pubblici esercizi, 200mila posti nelle palestre, 70mila nella meccanica, 30mila nelle scuole guida. Il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali fotografa la situazione: la cassa integrazione ordinaria è scattata per 7,7 milioni di persone: di queste, circa 5 milioni hanno ricevuto l'anticipo dalle aziende, mentre per 2,7 milioni il pagamento da parte dell'Inps è in corso. Il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, si è impegnato a erogare le somme entro il 30 aprile, cioè oggi, ma per molti l'assegno non è ancora arrivato. In ritardo la cassa in deroga, che riguarda le aziende piccolissime, perché i dati devono essere fatti pervenire dalle Regioni: 122mila quelle arrivate al 27 aprile, 14mila quelle pagate per circa 30mila beneficiari. «Questa situazione senza precedenti si è sovrapposta a una situazione in cui l'occupazione era già difficile, con 160 vertenze sul tavolo del Ministero dello Sviluppo, e una realtà di crescita occupazionale fragile, fatta di lavoro part-time, precario, con due milioni di disoccupati e lavoro sommerso» commenta Tania Scacchetti, della segreteria nazionale della Cgil. Per questo, sottolinea, «è bene che permanga nel prossimo decreto la moratoria sui licenziamenti». Ma superata l'emergenza, afferma, bisognerà ridisegnare il modello di sviluppo e le politiche del lavoro, perché ci saranno settori che difficilmente riusciranno a superare indenni la crisi: «Il turismo, che occupa un milione di persone e 400mila stagionali, è il più colpito. Molto probabile che una parte dei lavoratori non possa essere più rioccupata stabilmente». Il futuro quindi potrebbe essere lo spostamento verso settori come la sanità o l'istruzione, «che in qualche modo dovranno rafforzare organici, impoveriti da anni di tagli al welfare». Ma nell'immediato bisogna pensare a chi non ha reddito, quindi erogare in fretta gli ammortizzatori sociali: «Undici milioni di prestazioni è uno sforzo mai visto - conclude - ma l'urgenza di avere un reddito è fortissima e la cassa in deroga potrebbe arrivare soltanto a fine maggio: abbiamo chiesto di fare di tutto per accelerare i pagamenti». 

MARK ZANDI (Chief economist di Moody's Analytics):"L'Italia sia pragmatica .Tenga aperta la porta al MES"

Brace for a 'tough year' for stocks, top economist Mark Zandi warns


Intervista di Paolo Mastrolilli

«L'Italia deve avere un atteggiamento pragmatico: insistete sugli eurobond, che dovrebbero essere la via maestra per l'Europa, ma tenete aperta la porta del Mes». È il suggerimento che offre Mark Zandi, chief economist di Moody's Analytics.

Quali sono le vostre previsioni per l'Italia?

«Contrazione del 9,3% nel 2020, e ripresa del 6,1% nel 2021».

Quali elementi faranno la differenza?

«Le previsioni sulla crescita sono stime, c'è molta incertezza. La chiave è il virus, in particolare il vaccino. Noi presumiamo che verrà distribuito ovunque entro la seconda metà del 2021».

Moody's non ha cambiato il giudizio sul debito italiano, mentre Fitch l'ha abbassato. Perché?

«Penso sia corretto dire che tutti i governi stanno rispondendo in maniera aggressiva al virus. L'Italia non è sola e sta facendo precisamente quello che ti aspetteresti in una crisi così. Devi puntellare l'economia, affinché non sia colpita in maniera peggiore, rendendo poi i problemi fiscali ancora più gravi nel lungo periodo. Roma sta rispondendo come tanti altri governi nel mondo, nella maniera che ti saresti aspettato e augurato».

Gli eurobond saranno necessari?

«Secondo me sono la direzione in cui l'Europa dovrebbe andare. O sei impegnato totalmente per l'Unione, o non lo sei. Se lo sei, gli eurobond dovrebbero essere il risultato. È vitale sostenersi a vicenda, viste le difficoltà fiscali che ogni governo europeo avrà, altrimenti la strada sarà dura per tutti. Non è un problema solo per l'Italia. Anche qui negli Usa il nostro governo si sta indebitando pesantemente, come doveva: non c'è scelta. Ci sarà molta pressione sugli esecutivi, e dovranno lavorare insieme, per garantire che ne verremo fuori tutti in maniera ragionevole e dignitosa».

Cosa risponde alle obiezioni di Olanda e Germania?

«Le capisco. Sono nelle condizioni fiscali ed economiche più forti, vogliono preservarle. Però se credi che il futuro sia l'Eurozona, devi aiutare il resto della Ue. È come negli Usa: New York e California sostengono Kentucky, Mississippi, e tutti gli altri. Le economie più forti devono appoggiare le più deboli, perché ciò beneficia tutti. Per tedeschi e olandesi è duro accettarlo, ma spero che lo facciano».

L'Italia dovrebbe sottoscrivere l'alternativa del Mes?

«Sarebbe prematuro decidere ora, aspetterei di vedere come si concludono i negoziati in corso. Il piano più prudente in questo momento è considerare tutte le opzioni, senza impegnarsi in maniera definitiva in una maniera o nell'altra».

La decisione va legata alle condizioni del Mes?

«No, non solo. Dipende anche da quali sono le altre opzioni, se ci sono strumenti più efficaci a disposizione. Bisogna pesare bene tutti i pro e contro delle varie opzioni, perché non conosciamo né i dettagli degli strumenti, né l'impatto effettivo della crisi».

Cosa pensa del Recovey fund e dei bond perpetui?

«Potrebbero essere opzioni. Bisogna vedere come verrebbero strutturati, come staranno le cose tra 6 o 12 mesi, e quanto danno fiscale sarà avvenuto. La realtà innegabile è che l'Italia e altri Paesi avranno bisogno di aiuto dalle economie più forti. Ora si tratta solo di capire qual è la maniera migliore per darlo».

Il Pil Usa ha perso il 4,8%. Cosa prevedete adesso?

«Anche il secondo trimestre sarà molto negativo, mentre nel terzo ci sarà la ripresa. L'economia però non ripartirà fino a quando non ci sarà un vaccino ampiamente disponibile». 

Banche centrali in campo per la crisi.Da Fed e Bce una pioggia di miliardi

Lining Up at the Trough': Federal Reserve to Offer Corporations ...

di Alessandro Barbera 

Per capire le dimensioni di quanto sta accadendo bastino le previsioni arrivate ieri sul tavolo di Donald Trump dall'ufficio di bilancio: fra aprile e giugno l'economia americana crollerà del 40 per cento. Non accadeva dai tempi della Grande Depressione del 1929. Nel resto del mondo e in Italia le cose non vanno meglio. I numeri sono impietosi, e nessuno è in grado di prevedere se in autunno eviteremo una nuova pandemia. Eppure ieri le grandi Borse occidentali hanno chiuso tutte in positivo: Francoforte e Parigi di oltre il due per cento, Londra e Milano anche. Per Piazza Affari c'era chi temeva il peggio dopo la decisione a sorpresa dell'agenzia Fitch di tagliare il giudizio sull'Italia a un gradino dal livello "spazzatura". L'asta dei Btp ha avuto richieste superiori alla domanda, e il differenziale con i Bund tedeschi si è fermato a 225 punti con un rendimento all'1,76 per cento. Come mai? Una risposta degli analisti ieri era in un nome astruso, il Remdesivir, farmaco efficace contro il virus dell'Ebola e ora sperimentato con qualche successo per combattere il Covid. Eppure pochi coltivano la speranza di avere un vaccino in tempi rapidi, almeno prima dei nuovi freddi nell'emisfero Nord del pianeta. A sostenere le Borse occidentali è l'azione delle due grandi banche centrali del pianeta, a Washington e Francoforte. La Federal Reserve ieri sera ha confermato i tassi a zero o quasi, e spiegato ai mercati che «userà tutti gli strumenti» per affrontare la crisi. Una frase che rimanda a quel «whatever it takes» che nel 2012 permise a Mario Draghi di salvare l'euro.La Banca centrale europea parlerà oggi. Ieri il Consiglio dei 19 governatori dell'area euro è stato riunito fino a tardi per decidere il da farsi. Due grandi banche - Goldman Sachs e Barclays - stimano un aumento del piano di acquisto titoli fra i 500 e i 750 miliardi di euro, più o meno l'ammontare di titoli aggiuntivi che verrà emesso dalla somma dei Paesi dell'area di qui alla fine dell'anno. Ieri non era però chiaro se la decisione sarebbe stata annunciata oggi. Con la garanzia dell'anonimato un banchiere spiega: «Non è detto accada. L'importante è che venga indicata la direzione». Gli ottimisti sostengono che l'attesa è troppo forte per essere tradita, e dunque credono in un annuncio, foss'anche quello di una nuova asta di liquidità a tassi agevolati. Di qui alla fine dell'anno Francoforte ha annunciato più di 1.000 miliardi di massa monetaria aggiuntiva, a Washington sono al doppio. Nel frattempo la Bce ha fatto cose impensabili fino a poche settimane fa, a partire dalla decisione di accettare come garanzia per i prestiti alle banche persino titoli pubblici e privati al livello "spazzatura". L'arma finale dovrebbe essere il via libera all'acquisto diretto dei titoli più rischiosi anche sul mercato secondario. Per i Btp italiani - un passo dalla soglia "junk" per due agenzie di rating su tre - è l'unica strada prima di restare senza compratori. Per la Bundesbank, da sempre contraria a forme di finanziamento monetario dell'economia, si è rotto un tabù. Il Covid ha cambiato il mondo, spingendo la Bce sul terreno interventista della cugina americana. Nelle stanze delle istituzioni comunitarie si respira l'aria di un grande scambio: da un lato il massimo possibile attraverso la Bce, dall'altra una maggiore cautela ai tavoli della politica di Bruxelles, dove il 6 maggio si dovrà decidere se introdurre il primo abbozzo di debito comune europeo attraverso i cosiddetti recovery bond. La Costituzione tedesca pone limiti insuperabili: di qui la scelta della Merkel e del suo governatore Jens Weidmann di cedere dove è possibile, attraverso l'azione di Francoforte. Il risultato è più efficace e il prezzo politico da pagare più basso: i soldi creati dal nulla si notano meno dei debiti condivisi. Alternative non ce ne sono, e lo dice per prima la Banca d'Italia: prima di tornare a far scendere il debito pubblico occorre sostenere a lungo l'economia.

«Noi in Aula a oltranza» Salvini spacca la coalizione

Fase 2, Matteo Salvini contro Giuseppe Conte: "Almeno Macron non ...

di Alessandro Di Matteo 

Il Salvini con l'eskimo non piace a Fdi e Forza Italia. Il leader della Lega annuncia una sorta di occupazione del Parlamento «a oltranza», per protestare contro il governo, ma gli alleati non ci stanno e di nuovo il centrodestra procede in ordine sparso. Già da qualche giorno Salvini ragionava sulla mossa e ieri mattina, durante la riunione con i senatori, ha spiegato che era arrivato il momento, nonostante - raccontano - non siano mancati inviti alla cautela anche da Roberto Calderoli. Quindi, senza aspettare l'ok degli alleati, Salvini si è presentato in tv e ha annunciato: «I parlamentari della Lega - e penso tutte le opposizioni - saranno a oltranza in Parlamento, giorno e notte, fino a che non si daranno risposte certe». La questione è delicata, anche qualche esponente della Lega non è convinto di una mossa che potrebbe dare l'impressione di bloccare il Parlamento in piena emergenza coronavirus. Per qualche ora i leghisti della Camera addirittura negavano: «È un'idea di alcuni nelle nostre chat, ma non credo che Matteo faccia una cosa del genere...». Un deputato leghista racconta che persino il capogruppo Riccardo Molinari sembrava perplesso. Salvini però aveva già deciso, l'ex ministro è convinto che si debba inchiodare Giuseppe Conte, che limita la libertà di circolazione con i Dpcm e decide le misure economiche con decreti blindati dalla fiducia. Calderoli si è messo a studiare il regolamento e ha trovato una formula "non eversiva": la Lega resta in aula giorno e notte, ma senza impedire i lavori. Peccato che Fdi e Fi non abbiano gradito. «Siamo sorpresi - è il commento del partito di Giorgia Meloni - la mossa non è stata condivisa. Noi chiediamo la piena operatività del Parlamento». Simile la reazione di Fi: «Non siamo stati informati», si limita a dire Antonio Tajani. Aggiunge Giorgio Mulè: «Iniziative del genere hanno senso se sono condivise, come la mozione unitaria presentata da tutto il centrodestra sull'incostituzionalià dei Dpcm». Inutile l'appello dei capigruppo leghisti Molinari e Romeo: «Ci auguriamo che tutte le opposizioni di centrodestra sostengano l'iniziativa». Fonti di Fi commentano: «È come con la manifestazione, gli manca il terreno sotto i piedi perché vede i sondaggi che vanno male. Ma così non funziona». 

mercoledì 29 aprile 2020

ATTILIO FONTANA: «Regole uguali per tutti.E aprirà solo chi può rispettarle»

Attilio Fontana chiama Bertolaso: "Consulente della Regione Lombardia"


Intervista di Paolo Colonnello

Riapertura sì, ma con altre regole. Il presidente lombardo Attilio Fontana firma insieme agli altri governatori di centrodestra una lettera destinata al presidente della Repubblica che chiede di cambiare passo. 

Governatore, cosa c'è che non va nella riapertura voluta da Conte? 

«Sia chiaro: noi cercheremo di dare a tutti la possibilità di riaprire nel rispetto delle regole. Anche se come governatori di centrodestra abbiamo scritto a Mattarella e proposto di invertire il parametro fin qui seguito da Roma: non fare più riferimento ai codici "Ateco" che fanno differenza tra le diverse categorie merceologiche ma investire sulla responsabilità dei singoli». 

Ovvero? 

«Vogliamo regole precise e sicure che valgano per tutti. Dopodiché apre chi è in grado di garantire queste regole. E rimane chiuso chi ancora non è in grado di adeguarsi. In questo modo saremo più simili a Germania o Svizzera».

Nella lettera c'è un riferimento alla Costituzione, perché?

«Perché sono state tolte alle Regioni molte prerogative decisionali. Le abbiamo accettate per senso di responsabilità ma ora che non siamo più nell'emergenza bisogna tornare al riparto delle competenze stato e regioni». 

Quando sono state compresse queste prerogative? 

«Per esempio quando il ministero degli Interni ha detto che non potevamo istituire noi le zone rosse. Se guardo ciò che è stato fatto, il provvedimento giusto ed equilibrato è stato il primo che abbiamo preso, che infatti aveva la firma mia e del ministro Speranza». 

Quindi come riaprirà in concreto la Lombardia? 

«Per il momento se il governo non cambia le sue direttive, non potremo che andare verso l'applicazione del decreto di Conte. Quello che posso anticipare è che quella parte di regole più restrittive che avevo applicato nella precedente fase non le ripresenterò: quindi alberghi aperti, studi professionali aperti, negozi aperti. Più aperture possibile. Tutti però dovranno rispettare le regole delle distanze e delle mascherine. Cercherò di impedire solo la riapertura del gioco d'azzardo».

Riapertura anche delle Chiese che Conte aveva escluso? 

«Abbiamo semplicemente raccolto, insieme a Comune e Prefettura, le richieste dell'Arcivescovado che ha presentato un piano molto articolato e ci ha chiesto di farci portatori di queste proposte che noi abbiamo valutato positivamente».

E le altre religioni? 

«Se anche loro faranno delle richieste e presenteranno dei progetti per i distanziamenti li valuteremo. Non facciamo distinguo». 

Germania e Francia sembrano essere diventate più caute per paura di una risalita della curva dei contagi. Se succedesse in Lombardia richiuderebbe tutto? 

«Ora sono valutazioni che non si possono fare, bisogna vedere e soprattutto bisogna abituarsi a pensare che questo virus non scomparirà tanto facilmente. Quindi dovremo trovare un equilibrio tra il rispetto rigoroso delle regole e una vita il più possibile normale». 

Ci aspettano altri decreti restrittivi? 

«Senta, i cittadini mi sembra si siano dimostrati maturi e consapevoli. I numeri lo confermano: il rispetto del lokdown ha abbassato la soglia del contagio in maniera notevole. Credo che le regole che ci sono siano già sufficienti». 

Vi hanno accusato di aver fatto pochi tamponi. 

«Noi abbiamo fatto tutti i tamponi che potevamo e continuiamo a farli, siamo passati da 6-7mila a 15-20mila al giorno. Il problema è che possiamo muoverci sulla base dei reagenti di cui disponiamo e del materiale che ci fornisce la protezione civile. Per fare una tamponatura seria, su una popolazione di 10 milioni di abitanti, servirebbe farne almeno 300mila al giorno. Inoltre ripetibili, visto che il contagio si può ripresentare. Come vede, numeri ingestibili». 

Matteo Salvini ha detto che bisognerebbe chiedere un risarcimento alla Cina. La Lombardia lo farà? 

«La Lombardia prima deve risolvere i problemi di carattere sanitario. Ma è giusto che il consiglio regionale si esprima sulle responsabilità di ciò che è accaduto. È un'iniziativa consiliare che andrà in aula la settimana prossima, non della Giunta». 

Le inchieste dei pm vi stanno condizionando? 

«Un po' si, purtroppo. È chiaro che se uno deve rispondere ai pm non si può concentrare tanto sul proprio lavoro». 

Corsa alle mascherine pagata cara.E i soldi anche alle Isole Cayman

Covid-19, il Report ECDC sull'uso delle mascherine facciali nella ...


di Matteo Civillini e Gianluca Paolucci

Contratti per oltre 350 milioni di euro fatti dalla Protezione civile per comprare mascherine, tute, guanti e altri dispositivi di protezione. Oltre 97 milioni già pagati, più di un quarto dei quali finiti alla società di Irene Pivetti. Con qualche opacità e una certezza: la promessa di mascherine chirurgiche a 50 cent nei negozi fatta dal governo appare difficile da mantenere. Va detto che si tratta di contratti stipulati in fretta, con la pressione della più grave emergenza sanitaria degli ultimi 70 anni. Solo che i soldi pubblici rischiano di finire un po' ovunque. Anche in paradisi fiscali, che poco c'entrano con la produzione di dispositivi anti-Covid. Il record del GiapponeLa Stampa e IrpiMedia hanno potuto visionare i contratti stipulati finora per l'emergenza coronavirus dall'organismo che sta gestendo la crisi. Si tratta di 91 contratti per l'approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale (Dpi), per un totale di 356,5 milioni di euro. Al 10 aprile scorso, risultano pagati oltre 97 milioni. Tra questi, forniture di mascherine per una cifra compatibile con un prezzo finale di 0,50 euro ce ne sono davvero poche. La Pluritex srl ad esempio ne ha vendute 100mila, con un contratto del 3 marzo. La Protezione Civile le ha pagate 70 centesimi ciascuna. Alla Imagro spa invece le stesse mascherine chirurgiche sono state pagate 10 centesimi in meno ciascuna. Il prezzo record lo strappa però la giapponese Tokyo Medical Consulting, che si fa pagare 1,67 euro l'una 260 mila mascherine chirurgiche, per un totale di 435mila euro già liquidati. Si tratta in questo caso di un contratto stipulato tramite il ministero degli Esteri e l'Ambasciata d'Italia. Certo, erano i giorni più cupi dell'emergenza, quando mezzo mondo cercava mascherine e sul mercato era davvero complicato trovarne. Certamente compatibili con il tetto di 0,50 euro in negozio sono i quasi 4 milioni di pezzi comprati dalla Mediberg, azienda italiana specializzata proprio nella produzione di dispositivi medici, che ha fissato un prezzo di 0,24 euro nei giorni caldi dell'emergenza (due contratti del 5 e 8 marzo). I soldi alla PivettiDifficile rientrare nel limite invece con gli 0,44 euro pagati alla Only Italia Logistics di Irene Pivetti. Il contratto, firmato dalla stessa ex parlamentare - adesso indagata dalla procura di Siracusa -, prevedeva la fornitura di mascherine Ffp2 e chirurgiche, per un valore complessivo 25,2 milioni. L'accordo è del 17 marzo scorso ed è uno dei pochi interamente pagati dalla Protezione Civile secondo i documenti consultati da La Stampa e Irpimedia. Da solo, vale più di un quarto dei pagamenti effettuati finora.La Protezione Civile ha accettato anche alcuni fornitori respinti invece da Consip. Oltre alla Winner Italia, azienda produttrice di medaglie e trofei, c'è la Agmin Italy. Azienda veronese controllata dai costruttori romani Cucchiella, aveva vinto una serie di lotti nelle gare Consip per mascherine e altri dispositivi per essere poi esclusa dopo le verifiche. Agmin che peraltro è stata, nel 2018, esclusa per 3 anni dalle gare della Commissione Ue per irregolarità in una fornitura in Bielorussia.La particolarità del contratto con la Protezione Civile (mascherine e tute isolanti) è però un'altra. La società di Verona indica come estremi di pagamento un conto presso la British Arab Commercial Bank di Londra. Intestato allo Scipion Active Trading Fund delle Isole Cayman, paese sulla lista nera dei paradisi fiscali. Anche se l'indicazione di un soggetto terzo per il pagamento in un appalto pubblico non è ammesso dalla normativa vigente. Per le commesse della Agmin non risultano pagamenti effettuati alla data del 10 aprile scorso. Gli amici cinesiGiuseppe Gola, direttore commerciale di Agmin, sostiene che l'indicazione di Scipion Active Trading Fund sul contratto deve essere stato un errore. «Una volta completate le forniture - spiega Gola -, il conto di pagamento sarà quello dell'Agmin Italy». Curioso visto che la firma in calce al contratto visionato da La Stampa è proprio quella dell'ingegner Gola. Nei documenti consultati figura anche la Silk Road Global Information limited, che fa capo alla Silk Road Cities Alliance, iniziativa del governo cinese legata al mega progetto infrastrutturale Silk Road. Il presidente è Francesco Rutelli e come presidente onorario, accanto a ex ministri e funzionari cinesi, c'è Massimo D'Alema. Ed è proprio D'Alema che si dà da fare per far arrivare in Italia dalla Cina una fornitura di ventilatori polmonari. Il suo nome figura nelle email che una funzionaria di Palazzo Chigi si scambia con la Cina per concludere l'accordo. Una fornitura da 2,6 milioni di euro per 140 pezzi. Al 10 aprile scorso per quella partita risultavano pagati 1,9 milioni.

«Basta ordinanze non coerenti»

Il nuovo Ponte Morandi e il brutti segnali che arrivano dalla ...


di Francesco Grignetti e Ilario Lombardo

Nella faticosa marcia verso la Fase 2, il premier Giuseppe Conte cerca di disinnescare i due principali campi minati: il rapporto con il Parlamento e quello con le Regioni. Con i governatori la situazione rischia di sfuggire di mano. I presidenti di centrodestra si sono rivolti a Sergio Mattarella: chiedono di avere le mani più libere sulle aperture e il riconoscimento delle proprie prerogative. L'incontro in videoconferenza con il ministro dem agli Affari Regionali Francesco Boccia è stato un ring. Il governo chiede coerenza rispetto alle misure decretate a livello nazionale e minaccia ricorsi se le Regioni dovessero procedere in solitaria con le ordinanze. Per questo, per scongiurare altri duelli, il governo immagina un filtro preliminare ai provvedimenti dei governatori - ovviamente riferiti soprattutto ad allentamenti ulteriori -, in una sorta di interlocuzione informale che ne preceda l'emissione. Lo spirito è di procedere in armonia tra Stato e Autonomie locali, guardando anche alla «leale collaborazione tra istituzioni» evocata dalla presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia.Se il filtro non fosse sufficiente, si prevede un passaggio ulteriore prima di arrivare allo scontro. Boccia lo ha spiegato così: «Se ci sono ordinanze non coerenti invio una lettera, che vale come diffida, indicando le parti incoerenti e la richiesta di rimuoverle. Se non avviene, sono costretto a ricorrere all'impugnativa al Tar o alla Consulta. Non impugno subito, ma con grande collaborazione vi scrivo e prima ancora (riferendosi all'ipotesi filtro, ndr) sollecito un confronto preventivo». Lo scopo primario rimane la tutela della salute e a questo scopo le Regioni sono state poi coinvolte dal ministro Roberto Speranza sui meccanismi del monitoraggio. Come ribadisce Boccia: «Contagi giù, uguale più aperture. E viceversa».Per quanto riguarda le Camere, marginalizzate da Palazzo Chigi, anche secondo il Pd, dal continuo ricorso ai Dpcm, e relativi dubbi di costituzionalità, la via è quella indicata dal deputato dem Stefano Ceccanti: occorre un passaggio parlamentare. Il governo si è preso del tempo per sfornare un emendamento, che sarà depositato alla Camera la settimana prossima nel corso della conversione del decreto Lockdown. Il voto sul decreto era previsto ieri, ma il ministro grillino Federico D'Incà (Rapporti con il Parlamento) ha chiesto qualche giorno ancora. Nel frattempo ha pregato Ceccanti di ritirare il suo emendamento che prefigurava, una settimana prima, un parere obbligatorio del Dpcm stesso da parte del Parlamento. Secondo D'Incà una soluzione eccessivamente rigida, ma il principio è accettato. Oggi, durante l'informativa in Parlamento, Conte difenderà le proprie scelte come «pienamente costituzionali», perché ispirate ai principi di «proporzionalità, ragionevolezza e temporaneità» che ieri ha elencato la presidente della Consulta Cartabia. La Carta, sostiene il premier, prevede in casi eccezionali strumenti come il Dpcm per imporre questo tipo di limitazioni. Tutto fatto «nella massima trasparenza» e confrontandosi prima con i capidelegazione dei partiti di maggioranza e i governatori. Anche così si difenderà dalle accuse di mancata collegialità da parte del Pd. C'è come l'impressione, confessata da fonti del M5S, che si stiano scaricando sul capo del governo le tensioni accumulate dai ministri con le categorie di riferimento, disperate per l'emergenza economica. Le voci di una rottura con Dario Franceschini sono arrivate anche a Conte. Ieri è stato a lungo assieme al ministro della Cultura e i due si sono confrontati. Sul fronte delle restrizioni, il premier farà di nuovo leva sul rapporto del comitato tecnico-scientifico, che in base all'indice di contagio ha calcolato come insostenibili i contraccolpi sul sistema sanitario in caso di maggiori aperture. «Non si poteva fare di più» ribadirà Conte, ed è proprio in nome della salute come sacro principio tutelato dalla Costituzione che è suo «dovere procedere con gradualità».

Videonews del 29 aprile 2020



Montaggio di Anglotedesco

L'AVVOCATO EDOARDO POLACCO:"E' tutto illegale,non c'è traccia di legalità di quello che sta facendo il governo"



Ogni giorno scopri  avvocati che decidono di fare denuncia contro i decreti del Governo Conte.Edoardo Polacco è sicuramente uno dei più attivi.Questa è la terza volta che Anglotedesco gli dedica un post.Merita di essere ascoltato.

Il plasma è democratico.Uno come il professor Giuseppe De Donno non merita di andare in televisione



All'ospedale Carlo Poma di Mantova grazie al plasma,metodo tutt'altro che innovativo, si stanno ottenendo dei risultati sorprendenti.Uno come il professor Giuseppe De Donno meriterebbe più spazio di Pregliasco, Galli o Rezza, invece non si vede mai.Il motivo è semplice:il  plasma come dice lui, è democratico, le mafie farmaceutiche vogliono fare enormi profitto col vaccino anti-Covid 19

GIUSEPPE DE DONNO;

"La terapia al plasma può diventare un'arma utile,ovviamente si dovranno fare delle trail di ricerca di seconda fase.In questo momento nel mondo si è mossa molto la società scientifica rispetto ad altri enti e ad altre istituzioni.In questo momento sono aperti 50 progetti di sperimentazione sul plasma iperimmune.
Abbiamo veramente aperto una strada.

Molti guariti con il plasma di chi ha sconfitto il Covid-19.Lo diceva Tarro e non Pregliasco,Crisanti o Burioni



Ma guardate come hanno cambiato idea sul professor Giulio Tarro, l'Espresso e La Repubblica.

WOLFANG SCHAUBLE:"Prima la dignità delle persone,poi la salvaguardia della vita




Se fosse ancora ministro delle Finanze molto probabilmente non avrebbe detto queste cose:

"E' assolutamente sbagliato subordinare tutto alla salvaguardia della vita umana.Se c'è un valore assoluto ancorato alla nostra costituzione,è la dignità delle persone,che è intoccabile.ma questo non esclude che dobbiamo morire".

L'avvocato Cesare Peluso denuncia per alto tradimento della Costituzione il premier Giuseppe Conte



Alto tradimento della Costituzione.E' questo il principale reato che avrebbe commesso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in base alla denuncia depositata lo scorso 22 aprile tramite raccomandata al Procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma dall'avvocato di Napoli Cesare Peluso

I DPCM emanati dopo il 23 febbraio non sono conformi alla Costituzione



Avvocato Giuseppe Palma

"Qui si sta esagerando.La libertà viene completamente distrutta,annientata per l'ennesima volta con un DPCM , un atto che è fonte secondaria delle fonti del diritto.
I decreti legge possono essere emanati solo in casi straordinari di necessità e urgente come stabilisce l'articolo 77 della Costituzione.
I DPCM emanati successivamente al decreto legge del 23 febbraio non sono conformi alla Costituzione.Pochi sono i diritti in Costituzione definiti inviolabili:la libertà personale (articolo 13), il domicilio (articolo 14),la difesa (articolo 24).L'articolo 32,diritto alla salute,viene dopo".