Anglotedesco

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venerdì 31 luglio 2020

Zona rossa, in procura l’audio del Corriere

Chi è Maria Cristina Rota, la pm allieva di Spataro che ha sentito Conte e  ascolterà Speranza e Lamorgese - la Repubblica

da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 agosto 2020.Giuliana Ubbiali

«Sì, lo acquisiremo». Poche parole per una conferma, dal procuratore reggente di Bergamo Maria Cristina Rota. L’audio esclusivo del Corriere della Sera sull’incontro del 4 marzo, a Milano, tra il ministro della Salute Roberto Speranza, il vicepresidente della Regione Lombardia Fabrizio Sala, l’assessore al Welfare Giulio Gallera e quello al Bilancio Davide Caparini, con il governatore Attilio Fontana in quarantena e collegato via video, entrerà tra gli atti della maxi inchiesta sull’emergenza coronavirus nella provincia più colpita d’Europa.
La Procura di Bergamo ha già gli esposti del comitato «Noi Denunceremo», le segnalazioni dell’Inail per i sanitari contagiati sul lavoro, le mail dei cittadini. L’audio è un documento ritenuto interessante dai magistrati perché racconta, senza filtri, come si siano rapportati governo e Regione nel pieno dell’emergenza. E come, anche quando il caso Bergamo era esploso da giorni — dopo la chiusura e la immediata riapertura del Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano, del 23 febbraio — si temporeggiò sulla decisione di istituire una «zona rossa» in Valle Seriana (cosa che non venne mai fatta).
Era una riunione per parlare di misure straordinarie per le aziende e le famiglie, ma il sottofondo registrato testimonia il tema di quei giorni. «Alzano e Nembro... Voi volevate fare... secondo me, l’idea della zona rossa lì, al di là che dia il messaggio che magari non è perfettamente lì... però là c’abbiamo il secondo focolaio... sta crescendo e là non c’è la percezione perché chi abita lì... questi continuano a uscire, vanno in giro», dice Gallera. «Sì, sì, ci stanno ragionando... Appena rientro, provo...», è l’impegno che si prende il ministro.
Il 4 marzo è anche il giorno in cui la questura e la prefettura di Bergamo vengono allertate: si fa la zona rossa a Nembro e Alzano. Viene consegnata una data: il 5 marzo, giovedì. Non se ne fa nulla, ma arrivano i rinforzi con 320 tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, esercito che riceveranno l’ordine di andarsene domenica mattina, dopo che sabato notte il premier Giuseppe Conte decide per la chiusura di tutta la Lombardia.
La registrazione è centrale nel capitolo sulla mancata zona rossa del libro Come nasce un’epidemia (edito da Rizzoli) scritto da Marco Imarisio, Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini, da ieri in libreria e in edicola con il Corriere della Sera. Non è il solo inedito. Attraverso le memorie difensive, le telefonate e gli sms viene ricostruita la domenica 23 febbraio, il giorno dei primi tre casi positivi all’ospedale di Alzano.
Soprattutto, tre ore di agitazione, con il direttore generale dell’Asst Bergamo Est Francesco Locati che chiama invano l’Ats Bergamo e la Regione. Lo scrive lui nella memoria difensiva.
Alle 14.30 c’è una riunione a cui partecipano anche primari e medici. È lì, senza indicazioni superiori, che viene presa la decisione di chiudere. A Regione e Ats Locati lo dice via sms, alle 14.56 e alle 14.57, è sempre la sua memoria. Da Milano viene richiamato alle 17.30: l’ospedale va riaperto.

I nuovi focolai sono 123: esame per 8 regioni


da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 agosto 2020.Margherita De Bac

Regge l’Italia all’urto dei focolai. La situazione resta stabile rispetto alla settimana precedente e l’indice di Rt nazionale (il numero di persone contagiate da un individuo infetto) si mantiene sotto l’1 (0,98). «Il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto», ma l’Istituto superiore di sanità parla comunque di «trasmissione diffusa» e di «tendenza in aumento». Il rapporto settimanale della Cabina di regia (ministero della Salute più Iss), creata per monitorare il quadro generale in base alle comunicazioni delle Regioni, si riferisce alle informazioni ricevute tra 20-26 luglio. «I casi di Covid sono in lieve aumento, anche se la situazione resta contenuta, con un R0 di poco al di sotto dell’unità», ha spiegato Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute. «In molte regioni abbiamo diversi focolai a partire da casi importati — ha proseguito —. Ciò è abbastanza atteso dal momento che l’epidemia sta galoppando in diversi Paesi del mondo».
Poteva andare peggio, visto l’assedio. Covid-19 imperversa nel resto d’Europa, con i Paesi balcanici colpiti in pieno dall’ondata di contagi, dall’estero tornano centinaia e centinaia di immigrati da zone dove l’epidemia segna rosso. Un numero da tenere sott’occhio è quello relativo all’incidenza dei casi che negli ultimi 14 giorni è di 5.1 per 100 mila abitanti, in aumento. «La situazione è complessivamente positiva — osservano i tecnici — con piccoli segnali di allerta».
Gli ospedali si stanno svuotando e quindi sono in grado di sostenere un eventuale nuovo impatto di ricoveri. L’età media dei contagiati si attesta sui 40 anni, venti in meno rispetto ai mesi bui di marzo e aprile. Sono otto le Regioni con Rt superiore a 1 (Campania, Lazio, Emilia Romagna, Liguria, Bolzano, Trento,Sicilia, Veneto). Questo conferma l’inaffidabilità del virus che approfitta di ogni occasione per saltare fuori velocemente. Guardiamo il Veneto che sembrava aver svoltato il pericolo e invece si ritrova a 1.66, indice per niente rassicurante. Questo valore non risente ancora del focolaio ora in evoluzione in un centro di accoglienza per immigrati in provincia di Treviso.
Nella settimana di monitoraggio, in Italia sono stati riportati 736 focolai attivi, 123 i nuovi, sparsi lungo tutto lo Stivale. Oltre a quelli attribuibili alla reimportazione «vengono segnalati sul territorio nazionale alcune piccole catene di trasmissione di cui rimane non nota l’origine». Non sempre infatti è possibile rintracciare il «paziente zero», a volte purtroppo le indagini sul campo non bastano. I focolai non sono tutti di grandi dimensioni come quello di Treviso. Anzi, la maggior parte sono ristretti a piccoli fuochi di 3-10 casi, ma anche questi fanno numero.
Il virus ha «visitato» il Mugello, vicino Firenze. Sono 360 le persone in isolamento. La maggior parte dei positivi sono ragazzi tra 18 e 30 anni e anche tredicenni che frequentavano un centro estivo dove un educatore di 50 anni ha preso l’infezione. Tutti sono asintomatici o presentano sintomi lievi. All’origine ci sarebbe un ragazzo albanese, tornato in Italia dopo aver partecipato in patria a un funerale. Fra i contagiati di un focolaio nel Salentino, a Carpignano, Lecce, c’è anche un bambino di 4 mesi. Sta bene, come il piccolo trovato positivo qualche giorno prima.
In Italia dall’inizio dell’epidemia almeno 247.537 persone hanno contratto il virus, 379 in più rispetto a ieri. I soggetti positivi diagnosticati sono 12.422. In tutto 35.141 morti (ieri sono stati 9). I pazienti ricoverati in ospedale con sintomi sono 716, 41 dei quali in terapia intensiva. E per la prima volta i pazienti in terapia intensiva nel Lazio superano quelli lombardi.
Come si osserva analizzando il bollettino giornaliero, è un continuo saliscendi, segno che l’epidemia non accenna a spegnersi, si è soltanto smorzata. «Quello che conta è la tendenza, non l’escursione giornaliera. Le variazioni sono dovute ai focolai che vengono scoperti e che determinano tanti lievi picchi», dà una lettura dell’andamento l’epidemiologo Paolo D’Ancona, Istituto superiore di sanità.

Ora Treviso ha paura. Test sui colleghi dei migranti Zaia: strutture da chiudere


da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 agosto 2020.Silvia Madiotto

Luca Zaia ne è convinto: il sistema di accoglienza dei migranti nelle macro strutture che furono dell’esercito o del demanio va demolito. Il governatore del Veneto è alle prese con 133 profughi risultati positivi al coronavirus sui trecento ospitati (ormai da cinque anni) in una ex caserma a Casier alle porte della «sua» Treviso. Strutture come «l’ex caserma Serena e altre che ha il Veneto devono essere dismesse. È ormai certificato — taglia corto Zaia — che questo sistema di ospitalità è fallimentare, lo è socialmente, culturalmente, sanitariamente, economicamente».
I migranti sono stati messi tutti in quarantena. I positivi sono stati isolati in una parte dell’edificio, ma molti di loro hanno impieghi più o meno stabili, quindi contatti «rilevanti» all’esterno. L’azienda sanitaria ha avviato il tracciamento, poi verranno i test. «Nei luoghi di lavoro le misure di sicurezza sono applicate con rigore — dice Francesco Benazzi, dg dell’Usl 2 di Treviso —. Si parla, al momento, di sessanta contatti lavorativi che saranno sottoposti a tampone». Qualcosa di rilevante, però, è già accaduto. In uno dei magazzini del Gruppo Benetton, a Castrette, lavorano tre ospiti della Serena. Saputo del focolaio all’ex caserma, senza attendere la conferma di eventuali positività, l’azienda ha applicato le linee guida: congedo immediato dei presenti in reparto, sanificazione straordinaria dei locali, lista delle persone che hanno lavorato nel magazzino insieme ai migranti.

La questione, però, potrebbe ingarbugliarsi ulteriormente. «Riteniamo altamente probabile che alcuni dei profughi lavorino in nero e questo rende difficile il tracciamento — dice Mauro Visentin, segretario trevigiano di Cgil —. Le aziende non rivelano la collaborazione e i migranti non parlano perché temono ritorsioni. Qui si tratta di sanità pubblica, i colleghi hanno il diritto di sapere». Nella fase acuta dell’epidemia, alcuni ospiti della Serena hanno perso l’occupazione; altri sono ancora attivi nei campi, in imprese artigiane, nei magazzini o nei cantieri edili.
Ieri a presidiare l’ex caserma c’erano polizia e carabinieri con tutti i migranti dentro. Giornata di calma, anche se, tra le grate alle finestre, qualche ragazzo parla: «Siamo arrabbiati», dice Luka, nigeriano, saldatore in una ditta della zona: «Non sappiamo da dove è arrivato il virus».
L’altra notte, un ospite ha perso il controllo, provocando danni alle attrezzature dell’infermeria. La sera prima, voce che trova conferme e smentite, «qualche altro ha tentato di forzare la mano» e uscire, senza risultato.
«I veneti hanno trascorso mesi chiusi in casa — puntualizza il governatore Zaia, alludendo alle proteste —. Non capisco perché questi signori stiano già alzando la voce perché vogliono uscire. Qui si vede se esiste lo Stato oppure no».

Timori per i nuovi contagi.Il richiamo di Mattarella: «Libertà non è far ammalare gli altri»


da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 agosto 2020.Marzio Breda

Il richiamo del presidente Mattarella, «Libertà non è far ammalare gli altri», giunge nel giorno in cui i nuovi contagi toccano quota 379. Timori degli esperti, preoccupati anche per lo stop alle limitazioni sui treni veloci e sui mezzi pubblici in Lombardia.
Ha riletto i dati sulla pandemia, da quando è cominciata. E cita gli 800 morti in un unico giorno, il 31 marzo, per ricordare ai negazionisti che non è finita e la cautela è «un richiamo prezioso e opportuno». Infatti, dice, «c’è la tendenza a dimenticare e rimuovere le esperienze sgradevoli». Certo, aggiunge, «forse non era immaginabile che la rimozione affiorasse così presto», mentre in Italia si continua a morire per il Covid, «ed è il caso di sottolineare che anche una sola vittima costituisce motivo per non abbassare le difese». Insomma, «imparare a convivere con il virus non vuol dire comportarsi come se non ci fosse più e abbassare le difese». Dunque «non si può» — magari con il piglio ribellista di alcuni capi partito come Salvini che rifiutano perfino le mascherine come un’insopportabile costrizione — «confondere la libertà con il diritto di far ammalare gli altri». La realtà è la sofferenza di questi 100 giorni, con i camion militari carichi di bare, altro che vulnus della democrazia.
È penetrante e severo, il richiamo di Sergio Mattarella alla cerimonia del Ventaglio con quirinalisti e stampa parlamentare, che anticipa la pausa politica dell’estate. Quello che di solito è un bilancio istituzionale di metà anno si concentra stavolta sulle ricadute dell’epidemia. Non poteva essere diversamente, considerato il tipo di sfida — sociale, economica, di relazioni internazionali — davanti alla quale ci ha scaraventato un virus che «fa registrare nel mondo ben oltre duecentomila contagi quotidiani». È una contabilità impressionante, che ci obbliga a riflettere su diversi fronti.
Anzitutto, esorta il presidente, «non possiamo, e non dobbiamo, dimenticare» la tragedia che abbiamo attraversato «per rispetto dei nostri morti, di chi si è prodigato a curarli e dei sacrifici compiuti insieme» con un duro lockdown (non a caso osserva che «altrove il rifiuto o l’impossibilità di quei comportamenti ha provocato e sta provocando drammatiche conseguenze»… e vengono in mente i casi di Usa e Brasile). Ed è qui che il capo dello Stato — ed ex giudice costituzionale — fa piazza pulita di qualche insensata polemica. «Talvolta viene evocato il tema della violazione delle regole di cautela sanitaria come espressione di libertà. Non vi sono valori che si collochino al centro della democrazia come la libertà. Ma naturalmente occorre tener conto anche del dovere di equilibrio con il valore della vita... Imparare a convivere con il virus finché non vi sarà un vaccino risolutivo non vuol dire comportarsi come se il virus fosse scomparso».
Ecco il punto politico. «Solo ricordando quel che è avvenuto possiamo porre solide basi per la ripresa e per pervenire a una nuova normalità». Perciò, insiste il presidente, bando alle «notizie manipolate e contraffatte, le fake news» su cui ha tentato di giocare pure («falsando i fatti») qualche parte politica, mentre invece «il mondo dell’informazione ha dato prova di saper essere al servizio dell’interesse generale e dei cittadini», dimostrando che «la libertà di stampa resta un bene pubblico».
Non basta. L’esperienza del Covid ha risvegliato la consapevolezza di essere tutti esposti alla «stessa fragilità», ciò che si è tradotto in «esperienze di reciproca solidarietà». Per esempio in Europa, dove «assistiamo a un inimmaginabile cambio di paradigma», come rivelano «le misure di portata straordinaria» appena varate. Risorse di entità tale (209 miliardi) da togliere argomenti a chiunque insista nella rincorsa sovranista e che il governo deve meritarsi, uscendo dall’inconcludenza e mettendo subito in cantiere «un programma tempestivo, concreto ed efficace» per far ripartire l’Italia.
Un banco di prova sarà l’apertura delle scuole, a settembre. «Lì è in gioco il futuro», avverte seccamente Mattarella. Non si può cincischiare sui banchi a rotelle e sulle ansie del personale a entrare in aula. «I nostri ragazzi hanno già patito un anno di disagio, il sistema Italia non può permettersi di dissipare altre energie in questo campo. O sviluppo della nostra società subirebbe un danno incalcolabile… L’apertura regolare è un obiettivo primario».

IL MINISTRO NUNZIA CATALFO:"L'economia verde creerà 500.000 posti nuovi"

Nunzia Catalfo, ecco il curriculum del nuovo ministro del Lavoro - Startmag

Intervista di Paolo Griseri 

L'economia verde salverà i posti di lavoro messi in pericolo dalla crisi del coronavirus. Quando si chiuderà l'ombrello del blocco dei licenziamenti «sarà possibile evitare il disastro dell'occupazione». Nunzia Catalfo, ministra del Lavoro, promotrice della legge sul reddito di cittadinanza, crede possibile fronteggiare l'emorragia di posti di lavoro. Ministra Catalfo, le Borse crollano. Chi investe fa fosche previsioni e vende le azioni delle società. 

La Bce dice che senza il blocco dei licenziamenti in Italia la disoccupazione sarebbe al 25%. Quando quel blocco finirà, che cosa succederà? 

«La Bce riconosce la bontà della nostra terapia. Con il blocco e gli aiuti alle imprese, secondo la Uil abbiamo salvato 5 milioni di posti. La nostra disoccupazione oggi è all'8, 8%, in Spagna è al 15, 3». 

Bene: abbiamo preso la medicina e la febbre è scesa. Ma la medicina costa e quando finirà la febbre della disoccupazione tornerà altissima. Come evitarlo? 

«Ci sono settori più penalizzati sui quali intervenire perché sono più penalizzati. Penso a turismo, spettacolo, fiere. Ma da settembre fiere e congressi ripartiranno». 

Basterà? 

«No. certo. Servono interventi in profondità. Come il fondo nuove competenze. È pensato per riqualificare i lavoratori. Invece di andare in cassa integrazione si seguono corsi di formazione pagati dallo Stato all'interno della stessa azienda. E poi stiamo preparando piani per il rilancio del Paese: investimenti nel digitale, in economia verde, grandi infrastrutture, bonus al 110 per cento». 

Quanti posti di lavoro si creereanno cosi? 

«Fino a 500 mila». 

Apriamo una parentesi. Lei è siciliana. Prima citava l'alta velocità nel sud. Da Messina a Reggio come andrà il Frecciarossa? Sui traghetti? 

«Lei vuole farmi parlare del Ponte sullo Stretto. Per noi siciliani è prioritaria l'alta velocità nell'Isola. Prima pensiamo a quella». 

Sì, ma come lo attraversa lo Stretto? 

«Comodamente con l'aliscafo. Ci metto un quarto d'ora». 

State modificando le leggi sulla cassa integrazione. La nuova cig costerà di più o di meno? 

«Non sappiamo ancora. Abbiamo istituito la commissione due settimane fa. L'obiettivo è garantire la cassa a tutti. Oggi non è così». 

Forse è così perché le piccolissime aziende e i loro dipendenti non pagano i contributi. . 

«Infatti in questa emergenza la cassa per le aziende sotto i cinque dipendenti è stata pagata dallo Stato». 

Pensate che sarà così anche in futuro? 

«No di certo. La nuova cassa dovrà essere pagata da lavoratori e imprese. In alternativa alla cassa, per le aziende che non possono riprendersi dalla crisi studieremo un sistema di formazione che consenta ai lavoratori di trovare un altro lavoro». 

L'Europa ci accusa di assistenzialismo. Reddito di cittadinanza e quota 100 non sembrano spese produttive. Lei ha firmato la legge sul reddito di cittadinanza. Come replica? 

«L'Europa ha elogiato il nostro reddito di cittadinanza. La Germania ha un sistema simile molto più forte del nostro. Per evitare l'assistenza dobbiamo aiutare chi cerca lavoro. Per questo abbiamo deciso di assumere 9. 000 persone nei centri per l'impiego. Così avremo in tutto 20mila addetti nelle strutture pubbliche cui si aggiungono altri 15 mila in quelle private. In tutto 35 mila persone distribuite sul territorio per aiutare chi cerca lavoro». 

Con il virus è arrivato lo smart working. Un'opportunità o un rischio? 

«Dopo l'epidemia ci stiamo avvicinando ai livelli degli altri Paesi. È certamente un'opportunità che può avere anche effetti positivi sulla produttività. Naturalmente va applicato con prudenza, non in modo intensivo come durante il lockdown». 

Qual è il limite? 

«Non può essere un lavoro invasivo che finisce per occupare perennemente la giornata in casa. Penso soprattutto ai rischi di sovraccarico di fatica per le donne». 

Ilva: a Taranto chiedono la chiusura dell'area a caldo. È d'accordo? 

«L'acciaio è un asset strategico per l'Italia. Non possiamo assolutamente rinunciarci. Dobbiamo pensare a una riconversione ecologica della produzione».

Quanti sono, secondo lei, gli esuberi di Alitalia? 

«Come per l'Ilva, le scelte di strategia industriale del governo dipendono dal ministero per lo sviluppo economico, non da me», 

Lei è il medico che interviene a curare le crisi industriali. Così? 

«Così. Con l'ambizione di insegnare ai malati che curo a evitare in futuro la malattia. In sostanza di aiutare lavoratori e imprese a riqualificarsi». 

Quindi, quanti sono gli esuberi Alitalia? 

«Non sappiamo ancora. Dobbiamo finire la ricognizione. E dobbiamo tenere conto che il settore aereo è quello che ha pagato di più l'epidemia. Ci sono tante crisi nei trasporti. Come anche quella dei dipendenti di Air Italy». 

SERGIO MATTARELLA A BOLOGNA:"Serve la verità su quei depistaggi"

Mattarella a Bologna, storica visita. Le foto - Cronaca -  ilrestodelcarlino.it

di Ugo Magri 

Un forte incoraggiamento a chi, dopo 40 anni, ancora testardamente indaga sulla «strategia del terrore»: è il senso della presenza di Sergio Mattarella ieri a Bologna. Il presidente ritiene necessario insistere perché venga a galla l'intera verità sulla bomba alla stazione e sul Dc9 di Ustica. Anche lui ha maturato la convinzione che dietro le stragi ci fosse un disegno politico criminale; pure Mattarella è consapevole (e lo ha detto) dei tanti tentativi di depistaggio. La sua solidarietà ai familiari delle vittime è stata dunque non solo umana: recandosi di persona alle celebrazioni annuali, il capo dello Stato ha voluto imprimere un impulso nuovo alla caccia dei responsabili, quelli rimasti nell'ombra. Anche perché c'è sempre la speranza che qualcuno trovi il coraggio di raccontare: come ha esortato il cardinale Matteo Zuppi in una bella omelia civile: «Chi sa parli, perché non scappiamo dalla nostra coscienza e dal giudizio di Dio». Mattarella, primo presidente dopo Sandro Pertini, ha visitato la sala d'aspetto dove il 2 agosto 1980 esplose la bomba della stazione. Causa Covid, c'erano pochissime autorità, i familiari delle 85 vittime e alcuni sopravvissuti. Il presidente ha ripetuto più volte, parlando a braccio, tre parole: dolore, ricordo, verità. Il dolore per quanti persero la vita nella deflagrazione; il ricordo che permette di restare vigili ed «evitare che si ripeta qualunque avvisaglia di strategie del terrore come quella che allora fu messa in campo»; la verità che è stata perseguita «con determinata e meritoria ostinazione dall'azione giudiziaria, dalla sollecitazione dei cittadini e dei familiari delle vittime, contro ogni tentativo di depistaggio e di occultamento». Poi Mattarella è andato in un luogo dove nessun presidente aveva messo piede: l'hangar-museo che raccoglie i resti dell'aereo decollato da Bologna per Palermo il 27 giugno di quel tragico 1980 e abbattuto sopra Ustica. Non ha pronunciato discorsi, ma sul libro degli ospiti ha scritto: «Questo museo è un tempio della memoria che consente di mantenere intatto il ricordo della tragedia di Ustica ed esorta a ogni mezzo per difendere vita e libertà». Tra i numerosi gesti simbolici di questo settennato, la giornata bolognese di Mattarella sarà ricordata per il senso di comunità che ha saputo suscitare, forse per la prima volta in quattro decenni. 

CORINALDO.Pene da 10 a 12 anni per la banda dello spray

 Corinaldo, la banda dello spray dopo l'arresto: «Gli avvocati si faranno  una risata» - Corriere.it

di Franco Giubilei

L'ultima udienza di fronte al gup di Ancona per la strage di Corinaldo si è aperta con le scuse di tre degli imputati ai familiari delle vittime e si è chiusa con le condanne di tutti e sei i componenti della "banda dello spray". Dai 10 ai 12 anni e quattro mesi per i giovani che, la notte fra il 7 e l'8 dicembre di un anno fa, scatenarono il panico all'interno della discoteca "Lanterna azzurra" di Corinaldo, provocando l'uscita in massa dei ragazzi: dopo il crollo di una transenna morirono nella calca cinque adolescenti e la 39enne Eleonora Girolimini, che aveva accompagnato la figlia al concerto del rapper Sfera Ebbasta in programma quella sera. Ieri il giudice ha comminato la pena più alta a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone, 12 anni e quattro mesi, mentre Andrea Cavallari ha avuto 11 anni e sei mesi, Moez Akari 11 anni e due mesi, Souhaib Haddada 10 anni e undici mesi, Badr Amouiyah 10 anni e cinque mesi. I reati contestati sono omicidio preterintenzionale e poi rapina, furto con strappo e lesioni personali perché, come hanno ricostruito gli inquirenti, i sei hanno spruzzato sostanza urticante all'interno del locale per poi, approfittando del caos, strappare catenine e derubare i presenti. Una pratica in cui i ragazzi condannati, tutti originari del Modenese, si erano specializzati compiendo raid e furti analoghi in altri locali in Italia e all'estero. È invece caduta l'accusa di associazione a delinquere. C'è poi un secondo filone di indagini, tuttora in corso, sulle responsabilità di gestori e proprietari della Lanterna azzurra, oltre che della commissione vigilanza del Comune di Corinaldo presieduta dal sindaco Matteo Principi: si cerca di capire perché, la notte della strage, la discoteca fosse strapiena ben oltre i limiti di capienza e quali fossero le condizioni di sicurezza. Delusione fra i familiari delle vittime per la minore entità della condanna - la procura aveva chiesto dai 16 ai 18 anni, il processo si è svolto con rito abbreviato -: «Non hanno dato loro gli anni che mi aspettavo - commenta Giuseppe Orlandi, padre di Mattia, una delle vittime -. Non posso accettare le loro scuse, si tratta di omicidio, non di incidente». I legali di due dei colpevoli, Mormone e Di Puorto invece si dicono parzialmente soddisfatti per il mancato addebito dell'associazione a delinquere. Per il marito di Eleonora Girolimini, Paolo Curi, «non c'è pena adeguata, i miei quattro figli non hanno più la madre». 

C'è la svolta nel caso dei camici."Una chat dimostra l'accordo"

Andrea Dini: l'indagine sul cognato di Fontana per i camici di Regione  Lombardia (e l'email con i prezzi)

Non era un'offerta di vendita di camici diretta specificamente alla onlus il Ponte del Sorriso quella che compare in una chat tra Andrea Dini, amministratore delegato della Dama Spa e cognato di Attilio Fontana, ed Emanuela Crivellaro, fondatrice e presidente della associazione benefica di Varese che durante l'emergenza Coronavirus si è occupata di raccogliere dalle aziende della zona dispositivi di protezione da donare agli ospedali. È quanto hanno precisato dalla Onlus al centro di un capitolo dell'indagine della Procura di Milano. Dall'associazione fanno sapere che quel messaggio era solo "una comunicazione generica" da parte di Dini e "non un invito a comprarli". Non la pensano così i pm Luigi Furno, Paolo Filippini e Carlo Scalas e l'aggiunto Maurizio Romanelli, che indagano sul caso che sta scuotendo il Pirellone. Nel decreto di perquisizione che martedì sera ha portato la Guardia di finanza a sequestrare proprio quei 25 mila camici rimasti nei magazzini della ditta titolare del marchio Paul&Shark dopo la trasformazione della fornitura di 75 mila pezzi in una donazione parziale di solo circa 50 mila capi, c'è una ipotesi ben precisa: a proposito del lotto non consegnato «la scansione cronologica dei fatti porta a ritenere che si sia trattato di un preordinato inadempimento, per effetto di un accordo retrostante». A sostegno di ciò nell'atto si cita un messaggio Whatsapp inviato da Dini a Emanuela Crivellaro alle 8.58 del 20 maggio scorso, dunque due ore prima della sua offerta di trasformare il contratto di fornitura in parziale donazione. «Ciao - scrive l'imprenditore - abbiamo ricevuto una bella partita di tessuto per camici. Li vendiamo a 9 euro e poi ogni 1.000 venduti ne posso donare 100 al Ponte del Sorriso». Pronta la risposta di lei: un ringraziamento caloroso e con la rassicurazione di aver inviato un "messaggio" al responsabile dell'Unità valutazione acquisti e donazioni della Asst Settelaghi in quanto «avrà bisogno di un preventivo». Secondo i pm questa è la dimostrazione che Dini aveva intenzione di rivendere i camici, senza poi riuscirci, per rientrare del mancato introito per via del contratto sfumato con la Regione a causa del pasticcio sorto per il conflitto di interessi, essendo lui stretto parente di Fontana. Una perdita economica a cui pure Fontana ha tentato di rimediare con un bonifico, poi bloccato dall'antiriciclaggio di Banca d'Italia come operazione sospetta di 250 mila euro provenienti da un conto svizzero scudato dal Governatore nel 2015. E se la signora Crivellaro, come si evince dai verbali, ha raccontato alla magistratura del tentativo dell'imprenditore di «camuffare la vicenda come donazione», dall'altro in una nota ha affermato che «la famiglia di Andrea Dini è una famiglia generosa e molto riservata nelle donazioni, elargite in un vero spirito di solidarietà». Sul caso è intervenuto anche il difensore di Dini, l'avvocato Iannaccone: «Il mio assistito non ha mai avuto intenzione di speculare ai danni della Regione»

Piano Marshall lombardo, è lite:«Privilegi ai Comuni di destra»

Regione Lombardia, Fontana vara la sua giunta: metà degli assessorati alla  Lega - la Repubblica

di Chiara Baldi 

Quanto vale un cittadino della Città Metropolitana di Milano? Ventotto euro se è di un centro legato all'area politica della Giunta, altrimenti, se risiede in un comune di centrosinistra, quattro volte meno (7 euro). Il Partito Democratico ha fatto i conti in tasca alla Giunta Fontana per capire quanti soldi saranno destinati ai comuni lombardi nei prossimi mesi. Il 20 aprile scorso, Regione Lombardia ha annunciato il «Piano Marshall»: 3,5 miliardi di euro tra il 2020 e il 2022 per opere pubbliche da realizzare in tutta la regione. «Un investimento senza precedenti», veniva definito in una nota, «per far lavorare le aziende dopo l'emergenza Covid19». Soldi che, precisiamo, non sono ancora nelle disponibilità della Regione perché frutto di un finanziamento che arriverà nei prossimi mesi. A distanza di tre mesi, con 2.300 ordini del giorno presentati per 1.150 comuni e un voto in Consiglio Regionale, per il Pd, il risultato è «una legge mancia» che non assolverebbe il compito di rilanciare l'economia lombarda. Anche perché, stando ai calcoli, ci sarebbe un forte squilibrio tra le cifre destinate ai comuni. È il caso dei 133 comuni della Città Metropolitana di Milano. Di questi, tolto Milano che riceve soldi anche dal Governo e altri 12 non riconducibili a una chiara area politica (liste civiche e un commissariamento), 47 sono di centrodestra e 73 di centrosinistra. Eppure, i primi ottengono finanziamenti per oltre 19,671 milioni di euro, mentre ai secondi restano 7,965 milioni. In percentuale, il 40 per cento dei comuni prende il 71 per cento dei soldi stanziati. E anche ad un'analisi fatta sul numero di abitanti - 691 mila nei 47 comuni "verdi" contro l'1.018.467 dei "rossi" - il confronto è impietoso: un abitante di un centro legato all'area della Giunta "vale" 28,4 euro mentre un residente dei comuni di centrosinistra solo 7 euro. Per Pietro Bussolati, consigliere regionale dem, «ancora una volta si conferma il "sistema Lega", che non solo porta vantaggi agli amici ma elargisce promesse elettorali nei territori che governa, esprimendo così il peggio della politica. La Giunta Fontana non ha uno straccio di idea del futuro della Lombardia ma vuole salvarsi distribuendo soldi ai comuni che amministra senza guardare in faccia all'utilità e al merito». E tra gli ordini del giorno ci sono casi eclatanti. A Tribiano, 3.525 anime a sud di Milano, vanno finanziamenti per 2 milioni per una rotonda (500 mila euro), un ponte (altri 500 mila euro), una pista ciclopedonale (anch'essa del costo di 500 mila euro) e per la realizzazione del secondo lotto della nuova Caserma dei Carabinieri (costo: 500 mila euro). Tutti e quattro gli ordini del giorno sono stati firmati dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia Franco Lucente, che dal 2009, per due mandati, proprio di Tribiano è stato sindaco. Un incarico oggi ricoperto da Roberto Gabriele, che con Lucente è stato prima assessore allo Sport e poi al Bilancio. Di contro, comuni più grandi come Trezzano sul Naviglio, con oltre 21 mila abitanti e un'amministrazione "rossa" - qui il sindaco è il democratico Fabio Bottero - racimolano solo 25 mila euro per la ristrutturazione di un canile per il «miglioramento igienico e sanitario», con un odg presentato da un consigliere regionale di maggioranza, il forzista Gianluca Comazzi. Nella provincia di Varese - 138 comuni di cui 42 di centrodestra, 39 di centrosinistra, 55 di liste civiche e due commissariati - la situazione non è migliore: circa 20 milioni di euro vanno ai comuni legati alla Giunta e solo 7 a quelli "dell'opposizione" del centrosinistra. Unica eccezione è la città di Varese, a cui va quasi un milione di euro per il prolungamento di una strada. Soldi che insospettiscono l'ex sindaco di Malnate oggi consigliere regionale dem Samuele Astuti: «Fino al 2016 Varese è stata la città di Attilio Fontana, che ne è stato sindaco per dieci anni. Poi è passata al centrosinistra. Questa cifra sa di mancia elettorale: nel 2021 la città andrà al voto». 

Salgono a 386 i contagi in 24 ore: il balzo che preoccupa l'Italia

Coronavirus, due nuovi positivi oggi a Ladispoli


di Paolo Russo 

Con un balzo da 270 a 386 nuovi contagi le lancette dell'epidemia tornano indietro di un mese esatto. Per trovare un dato peggiore bisogna tornare infatti al 30 maggio (il picco del 5 giugno è dovuto al ricalcolo di casi precedenti) di positivi se ne contarono 412. Ma erano trascorsi appena dodici giorni dalle riaperture. I decessi fortunatamente si contano sulle dita di una mano: 3 contro i 6 del giorno prima. Questo non significa però che il virus sia diventato innocuo, ma è solo che l'età media dei positivi si è dimezzata a 40 anni rispetto ai giorni bui di marzo-aprile. Fermo restando che anche tra i più giovani il contagio non è sempre una passeggiata, come mostra l'andamento dei ricoveri negli ultimi sette giorni, che per la prima volta dalla fine del lock down ha visto occupare 35 letti in più nei reparti Covid ordinari, mentre il numero di malati gravi in terapia intensiva è rimasto sostanzialmente stabile anziché calare come nelle settimane passate. Segno che stiamo tornado al punto di partenza? Presto per dirlo, ma la situazione fotografata ieri dal Ministero della Salute non è la stessa di allora, perché oggi circa la metà dei casi sono di importazione e gli altri sono relativi quasi per intero ai 655 focolai che sprigionano scintille lungo lo Stivale. Prendiamo l'esempio del Veneto, dove ieri i nuovi contagi si sono impennati da 42 a 112. Il grosso sono quelli spuntati fuori dai tamponi effettuati a tappeto nel centro di accoglienza dell'ex caserma Serena di Casier a Treviso, dove tra gli ospiti sono risultati 129 positivi, molti conteggiati ieri. Ma i casi tra i migranti che hanno ripreso a sbarcare in massa nelle nostre coste si stanno moltiplicando negli ultimi giorni.Il virus però è anche autoctono. L'ultimo focolaio a destare allarme è quello di Nicosia in Sicilia, dove un ricevimento di nozze fino ad oggi ha portato a una novantina di persone in quarantena e due positivi. Ma la caccia al virus è scattata anche nel palermitano, perché è lì che uno degli invitati si è ammalato. Questo per dire che lavoro di tracciamento dei contatti e poi di presa in carico con tamponi e isolamento comporti ogni nuovo focolaio. E con il moltiplicarsi dei cluster i soli 9mila cacciatori di virus delle Asl faticano sempre più a contenere l'espansione dei contagi. Tant'è che i dati dell'ultimo monitoraggio di Iss e Ministero evidenziano un 38% di casi esaminati nell'ultima settimana dei quali non si conosce l'origine. Il che vuol dire che ci sono altrettante persone contagiose che senza saperlo stanno andando in giro a trasmettere il virus.Con queste premesse l'autunno del Covid rischia di complicarsi ancora di più: specie dopo i dati diffusi ieri dal Ministero sulle coperture del vaccino antinfluenzale, quello che dovrebbe limitare l'assalto ad ambulatori e pronto soccorso da parte di persone non in grado di distinguere i sintomi del coronavirus da quelli della normale influenza. Gli over 65 che si sono vaccinati nella stagione influenzale 2019-2020 sono infatti solo il 54,6%, ben lontani dal target del 75% fissato dagli esperti. Mentre tra la popolazione generale non si va oltre il 16,7%. Un'ordinanza del ministro Speranza ha esteso la gratuità del vaccino anche alla fascia di età 60-65 anni, consigliandolo vivamente anche per bambini e ragazzi. Secondo la commissione indipendente del Ministero un'arma a doppio taglio, che rischia di mandare in tilt i sevizi vaccinali delle Asl, generando false sicurezze in chi, immunizzato contro l'influenza.

E Matteo si rifugia al Papeete

Salvini a Milano Marittima, infradito e piadina. Il Viminale si sposta al  Papeete - Politica

di Alberto Mattioli

Infradito rosse e umore nero, Matteo Salvini sbuca al Papeete alle sette di sera del giorno più lungo, dopo il dibattito al Senato, la condanna a farsi processare e, per complicare ulteriormente le cose, una micidiale coda in autostrada. Arriva per il solito comizio alla festa della Lega Romagna, domani, e per delle vacanze che tutti profetizzano più sobrie di quelle dell'estate scorsa: stessa spiaggia, stesso mare ma situazione politica molto diversa. Con i giornalisti, altro che "Open arms", semmai un no comment e anche piuttosto seccato. La reazione a caldo è già stata affidata a una dichiarazione che batte e ribatte sugli stessi concetti già espressi in Aula: «Festeggiano i Palamara, i vigliacchi, gli scafisti e chi ha preferito la poltrona alla dignità». Lui, il Matteo furioso, va avanti «a testa alta e con la coscienza pulita. Guarderò tranquillo i miei figli negli occhi perché ho fatto il mio dovere con determinazione e buonsenso». Poi cita l'articolo 52 della Costituzione, quello della difesa della Patria «sacro dovere del cittadino» e, new entry nel non affollato Pantheon leghista, Luigi Einaudi: «Quando la politica entra nella giustizia, la giustizia esce dalla finestra».La linea è questa. Le variazioni sul tema (e anche un elenco di media buoni e cattivi) sono affidate al Tg4. Salvini unisce alla difesa del suo operato come ministro la critica alla titolare attuale: «Nel luglio dell'anno scorso ci furono meno di mille sbarchi, quest'anno abbiamo superato quota seimila», senza contare «i cagnolini, i gattini, i cappelli di paglia, i telefonini e le sigarette» di cui sono muniti gli immigrati. Insomma, nessun ripensamento: «Io non ho cambiato idea, la coerenza per me viene prima di tutto. Si può limitare il traffico di esseri umani? Sì, si può fare. E io l'ho dimostrato, anche se mi è costato due processi». E giù bordate con gli ex colleghi di governo, «Conte, Toninelli, Di Maio, gli stessi Cinque stelle che mi davano una mano a chiudere i porti sono gli stessi che li stanno spalancando», mentre Renzi, che stavolta ha votato per il processo, «cambia idea 18 volte al giorno, ormai non lo votano nemmeno i suoi genitori».

Caso Open Arms, Salvini va a processo

Open Arms, l'ultima sfida di Salvini | Rep

di Niccolò Carratelli 

Saranno anche «processi politici», ma ora sono due e iniziano a pesare sulle spalle di Matteo Salvini. Due processi per sequestro di persona, per aver impedito lo sbarco di centinaia di migranti dalle navi Gregoretti della Guardia Costiera - prima udienza a Catania il 3 ottobre - e Open Arms della ong spagnola Proactiva. «Il sequestratore va avanti a testa alta e con la coscienza pulita», la reazione a caldo del leader della Lega, «contro di me festeggiano i Palamara, i vigliacchi, gli scafisti e chi ha preferito alla poltrona la dignità - ha detto - Sono orgoglioso di aver difeso l'Italia: lo rifarei e lo rifarò». Una rivendicazione che sa di minaccia e sa anche di film già visto, come la claque leghista nell'aula del Senato, i cori "Matteo, Matteo" dopo il suo intervento, l'immancabile pensiero ai «miei figli, a cui dovrò spiegare la questione ma che guarderò tranquillo negli occhi». Per difendere a oltranza la sua linea Salvini ha richiamato l'articolo 52 della Costituzione, "la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino", e citato Luigi Einaudi: «Quando la politica entra nella giustizia, la giustizia esce dalla finestra». Poi la frustata ai senatori che lo hanno lasciato nelle mani dei magistrati di Palermo, perché «io non porto i miei avversari in tribunale. L'unico tribunale è quello del popolo, del voto, delle elezioni». E visto che la sua è una eterna campagna elettorale e che i sondaggi non gli sorridono più come prima, va ricordato che «solo in questo mese di luglio gli sbarchi sono sei volte quelli dello stesso periodo di un anno fa, con la Lega al governo». Ai suoi poi Salvini ha assicurato: «Mi hanno fatto un favore, vedrete come cresciamo di dieci punti in un batter d'occhio».Ma intanto, un anno dopo la crisi di governo, il Viminale è lontano e restano solo le difese d'ufficio di Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. «Solidarietà totale a Matteo, difenderemo insieme la nazione dai vili e dai traditori», ha detto la numero uno di Fratelli d'Italia, che pure non deve disperarsi troppo per i guai giudiziari del collega leghista. Mentre per il leader di Forza Italia «l'uso politico della giustizia» è un cavallo di battaglia: «È lo stesso metodo che hanno usato contro di me, l'arma con cui la sinistra vuole liberarsi degli avversari». Probabilmente quando parla di sinistra non è la faccia di Matteo Renzi la prima che viene in mente all'ex Cavaliere, ma è proprio il leader di Italia Viva il bersaglio delle critiche dei forzisti: «Il suo è un garantismo a senso unico alternato», ha ironizzato la vicecapogruppo al Senato Licia Ronzulli. Per quanto Renzi abbia provato a creare la giusta suspense sull'orientamento dei suoi senatori, era difficile credere che potesse strappare con la maggioranza per salvare Salvini. I 18 voti di Italia Viva erano il classico ago della bilancia in una partita finita 149 a 141. Con quei voti in più il centrodestra avrebbe di fatto raggiunto la soglia dei 160 sì necessari a approvare la relazione della Giunta e negare così l'autorizzazione a procedere. Una mossa del cavallo troppo rischiosa anche per Renzi: «Non dobbiamo rispondere alla domanda se Salvini abbia commesso reati, o se fosse accompagnato da altri membri del governo - ha spiegato in aula - Ma se ci fu interesse pubblico. E per me non c'è nel tenere un barcone lontano dalle coste». Fine della storia, che ora si sposta in tribunale. Sarà «un'occasione importante per ristabilire la verità dei fatti e riaffermare l'inviolabilità delle leggi - il commento dalla Open Arms - non è l'ex ministro che vorremmo fosse giudicato, ma una visione del mondo e della politica». 

IN SVIZZERA:"Rendete la mascherina obbligatoria nei negozi"


da LA REGIONE (giornale ticinese).Stefano Guerra

‘Il virus non va in vacanza. Tenetevi a distanza’. L’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) lancia una nuova campagna di sensibilizzazione per rammentare che le norme di protezione sono ancora in vigore e sono importanti anche e soprattutto durante le ferie estive. «Vale la pena ricordarlo», perché «la situazione si sta aggravando ed è seria», afferma il suo direttore Pascal Strupler. «Significativo» è infatti l’incremento sia dei contagi (220 quelli recensiti nelle ultime 24 ore), sia della percentuale dei positivi rispetto ai test effettuati (3%, contro il 2,3% della scorsa settimana). Non (ancora?) una seconda ondata, ma in ogni caso un «chiaro segnale» di «un certo cambiamento di tendenza» sul piano epidemiologico. Che i Cantoni dovrebbero affrontare predisponendo misure per quanto possibile simili. Come l’obbligo di indossare la mascherina nei negozi (già in vigore nei cantoni di Giura, Vaud e Ginevra) o in tutti i luoghi accessibili al pubblico.
Il messaggio dev’essere chiaro. Per questo l’Ufsp adesso propone ai Cantoni – principali responsabili della lotta al coronavirus da quando, lo scorso 19 giugno, la situazione da ‘straordinaria’ è tornata a essere ‘particolare’ – di armonizzare le diverse misure anti-Covid in vigore. Non solo per quanto riguarda l’obbligo di portare la mascherina. Una prassi uniforme è auspicata anche nell’obbligo di controllare i dati di contatto dei clienti nei ristoranti e negli altri esercizi pubblici, così come nel limitare a 100 per sera il numero massimo consentito di clienti negli stessi locali. «Dobbiamo cambiare marcia», ha detto Strupler in conferenza stampa a Berna. Ridurre rapidamente i casi e stabilizzarli a un livello basso è essenziale, ha aggiunto il direttore dell’Ufsp. Solo così i Cantoni potranno continuare a svolgere efficacemente il loro lavoro di tracciamento dei contatti. Finora sono riusciti nell’intento, anche perché le risorse destinate al contact-tracing sono state ampliate, ha spiegato Rudolf Hauri.
Il medico cantonale di Zugo, nonché presidente dell’Associazione svizzera dei medici cantonali, non ha però nascosto una certa preoccupazione: se i casi di coronavirus dovessero diffondersi rapidamente, la situazione potrebbe sfuggire di mano. A questo proposito, i locali notturni – potenziali focolai di un numero elevato di contagi – sono da tenere d’occhio. Chiediamo ai Cantoni anche di valutarne la chiusura, secondo modalità differenti da un cantone all’altro, ha indicato Pascal Strupler.
Altra fonte di apprensione: i rientri dai Paesi a rischio. Il 10% delle infezioni trova origine all’estero; di queste, poco più della metà sono riconducibili a soggiorni in Paesi a rischio, ha indicato Patrick Mathys dell’Ufsp. Attualmente sono circa 9mila le persone in quarantena dopo essere rientrate in Svizzera. Significa che i viaggiatori sono consapevoli della loro responsabilità, ha aggiunto il funzionario. Non tutti però rispettano l’obbligo. I Cantoni fanno quel che possono con controlli a campione. Vorrebbero un accesso più rapido ed esaustivo alle liste dei passeggeri di aerei e pullman. L’Ufsp sta mettendo a punto uno strumento digitale che dovrebbe facilitare la trasmissione dei dati, ha spiegato Mathys. Si è comunque deciso di non effettuare test agli aeroporti all’arrivo dei passeggeri. La maggior parte atterra con una malattia allo stadio iniziale. Risulterebbero perciò con ogni probabilità negativi al tampone. Inoltre, tale misura è molto impegnativa da applicare, ha rilevato Mathys. Novità anche per due altre categorie di persone. Da lunedì potranno entrare nella Confederazione le persone in provenienza da Stati terzi con un o una partner in Svizzera, anche se non sono sposati. Avranno bisogno – ha detto Barbara Büschi, vicedirettrice della Segreteria di Stato della migrazione – di un invito da parte del loro partner. La coppia dovrà poi fornire prove che la loro relazione dura da tempo. Le donne incinte, infine: presto anche loro dovrebbero essere considerate persone a rischio, ha reso noto Patrick Mathys.

giovedì 30 luglio 2020

Uiguri sfruttati nelle fabbriche cinesi.L'UE accusa la Wolkswagen di complicità


di Tyler Durden

Il presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Cina, Reinhard Bütikofer, ha denunciato la Volkswagen per il suo rifiuto di confrontarsi con la Cina sul trattamento dei musulmani uiguri, secondo quanto scrive Politico.
Questa settimana, un gruppo di sindacati e organizzazioni non governative ha invitato grandi marchi come Nike, Adidas e Amazon a smettere di acquistare merci dallo Xinjiang.
Mentre gli Stati Uniti hanno già introdotto alcune sanzioni contro lo Xinjiang, Bütikofer si è lamentato del fatto che la Commissione europea stia ancora resistendo alla pressione delle lobby per prendere posizione. Tuttavia, ha riservato la sua più forte critica a Volkswagen, che ha una fabbrica nella capitale di Urumqi del Xinjiang. – Politico
“La Volkswagen … è una compagnia senza coscienza”, ha detto Bütikofer al Politico , aggiungendo che “società del genere sono complici nel sostenere l’inferno totalitario dello Xinjiang”.
Ha anche criticato la casa automobilistica tedesca perché “avrebbe ignorato l’oppressione del popolo uiguro nello Xinjiang”.
In un’intervista alla BBC, il funzionario dell’UE ha criticato l’ex amministratore delegato della VW, Herbert Deiss, il quale aveva affermato di non essere a conoscenza dei famigerati campi di detenzione della Cina, aggiungendo poi “È tutt’altro che credibile, semplicemente non voleva fare dichiarazioni circa una sua presa di posizione“.
Bütikofer ha sostenuto che la società era stata riluttante a reagire ad un rapporto del 2020 dell’Australian Strategic Policy Institute che rivelava il trasferimento di massa di uiguri per costringerli a condizioni di lavoro forzato nelle fabbriche in Cina.
Il rapporto ha elencato la Volkswagen tra le “società che beneficiano direttamente o indirettamente dell’uso di lavoratori uiguri fuori dallo Xinjiang, attraverso programmi di trasferimento del lavoro potenzialmente abusivi”.La Volkswagen ha respinto le accuse relative all’impianto di Urumqi e alle sue catene di approvvigionamento. – Politico
In una risposta via e-mail, la Volkswagen ha dichiarato al Politico “Non ci sono state notizie di violazioni dei diritti umani nello stabilimento di Urumqi”, aggiungendo poi che “non c’erano ulteriori indicazioni che il lavoro forzato degli uiguri facesse parte della catena di approvvigionamento del Volkswagen Group China o di sue unità.” Inoltre, VW afferma di aver istituito un sistema per garantire in qualche modo che i suoi fornitori diretti rispettino i diritti umani.
Bütikofer è uno dei firmatari di una lettera aperta inviata venerdì da oltre 70 deputati di diversi gruppi politici, che sollecitava il capo della politica estera europea Josep Borrell a chiedere l’intervento delle Nazioni Unite per fermare “violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani da parte del governo cinese contro le minoranze musulmane nella regione dello Xinjiang”. Giovedì, gli eurodeputati della Renew Europe hanno anche chiesto a Borrell di accelerare l’adozione di un sistema sanzionatorio per i trasgressori dei diritti umani.
“Il Parlamento è molto attivo, ma finora la Commissione non lo ha capito”, ha dichiarato Bütikofer, aggiungendo che la Commissione non dovrebbe “nascondersi dietro la scusa” di non avere un organo giuridico per agire.
“Esiste sempre l’opportunità di dare un nome alla vergogna. La violazione dei diritti umani fondamentali è così grave che non dovremmo accettare questa situazione come consueta”, ha affermato.
Le azioni dell’UE arrivano una settimana dopo che il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha aggiunto 11 società cinesi a una lista nera economica per il loro coinvolgimento nel maltrattamento dei musulmani uiguri nella regione occidentale dello Xinjiang.
Secondo Reuters, numerose aziende tessili e due ditte che conducono analisi genetiche “usate per favorire la repressione degli uiguri e di altre minoranze musulmane” sono state aggiunte all’elenco, spingendo la Cina ad accusare l’Occidente di calunnia.
E’ strano che improvvisamente gli Stati Uniti si preoccupino del trattamento da parte della Cina di oltre 1 milione di schiavi appartenenti a minoranze etniche, che vivono in gigantesche città di lavoro forzato, però gli Stati Uniti, ed ora anche l’Unione europea, sono ora entusiasti di tenere sulla graticola i piedi di Xi. Prima dell’amministrazione Trump, sembrava che al governo degli Stati Uniti non potesse importarne proprio nulla. Ora però ci sono 37 entità nella lista nera.
“Pechino promuove attivamente la pratica riprovevole del lavoro forzato e dei programmi abusivi di raccolta e analisi del DNA per reprimere i suoi cittadini”, ha dichiarato il segretario al commercio Wilbur Ross in una nota.
La Cina, nel frattempo, ha accusato l’amministrazione di Trump di diffamazione – con il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, che in una conferenza stampa di martedì avrebbe detto che la Cina ha adottato tutte le misure per proteggere i diritti delle sue compagnie.
Le società aggiunte alla lista nera includono Nanchang O-Film Tech, un fornitore per l’iPhone di Apple, che ha ospitato l’amministratore delegato di Apple Tim Cook nel dicembre 2017, secondo il sito Web di O-Film. È anche un fornitore di Amazon.com Inc. e Microsoft , secondo una lettera di aprile del Congresso.
L’elenco comprende due filiali del Beijing Genomics Institute (BGI), una società di genomica legata al governo cinese , ha affermato il senatore Marco Rubio. – Reuters
Il senatore Rubio ha affermato che le aggiunte alla lista nera “garantiranno che la tecnologia degli Stati Uniti non sostiene i crimini del Partito Comunista Cinese contro l’umanità e le gravi violazioni dei diritti umani contro gli Uiguri e altre minoranze nello Xinjiang, inclusa la raccolta forzata di DNA”.
Un’altra società sulla lista è KTK Group Co, che produce oltre 2.000 articoli per treni ad alta velocità “che vanno dall’elettronica ai sedili; e Tanyuan Technology Co, che assembla compositi di alluminio rinforzati e conduttivi con grafite ad alta temperatura”, secondo il rapporto.
La società ha dichiarato di non fare investimenti negli Stati Uniti, e di non fare affidamento sulla tecnologia statunitense, visto che le esportazioni statunitensi rappresentano meno dello 0,5% delle entrate del 2019.
C’è anche Changji Esquel Textile Company, che produce abbigliamento per Ralph Lauren, Tommy Hilfiger e Hugo Boss, è stata aggiunta all’elenco. La società ha chiesto a Ross di essere rimossa dalla lista nera, con il CEO John Cheh che afferma in una lettera “Esquel non usa e non userà mai il lavoro forzato”, aggiungendo “Ci opponiamo assolutamente e categoricamente al lavoro forzato”.
Come abbiamo notato la scorsa settimana, gli Uiguri vengono presumibilmente utilizzati anche come soggetti umani, benché riluttanti, nella ricerca genetica, come riporta Reuters :

Nella lista ci sono numerose aziende tessili e due aziende che il governo ha affermato che stavano conducendo analisi genetiche utilizzate per favorire la repressione degli uiguri e di altre minoranze musulmane.
Era il terzo gruppo di società e istituzioni con sede in Cina, aggiunto alla lista nera degli Stati Uniti, dopo due occasioni in cui l’amministrazione Trump aveva citato 37 aziende che si diceva fossero coinvolte nella repressione cinese dello Xinjiang.
“Pechino promuove attivamente la pratica riprovevole del lavoro forzato e dei programmi abusivi di raccolta e analisi del DNA, per reprimere i suoi cittadini”, ha dichiarato il segretario al commercio Wilbur Ross in una nota.
In un altro spaventoso esempio, si dice che una società raccolga in massa capelli umani da prigionieri uiguri da usare in prodotti per parrucche :
Nel listino vietato c’è anche Hetian Haolin Hair Accessories Co. Il 1 ° maggio, la protezione doganale e delle frontiere (CBP) degli Stati Uniti ha dichiarato che avrebbe bloccato le importazioni di prodotti per capelli dell’azienda, citando prove sul lavoro forzato utilizzato.
Il 1° luglio, la CBP ha sequestrato a Newark una spedizione di quasi 13 tonnellate di prodotti composti di capelli umani per un valore di oltre $ 800.000, che si dice abbiano avuto origine nello Xinjiang .
La notizia del New York Times è stata pubblicata proprio quando i filmati che riprendevano i musulmani cinesi legati e bendati che venivano caricati sui vagoni del treno, erano diventati virali.

MASSIMO MAZZUCCO.Il complotto del Covid-19



Per Mazzucco si sarebbe di fronte ad una nuova strategia della tensione, un nuovo 11 settembre 2001

PROROGA DELLO STATO D'EMERGENZA.L'opinione del giurista Ugo Mattei



Secondo il giurista Ugo Mattei il premier Giuseppe Conte ha mentito in Parlamento.Conte ha coltivato un equivoco e questo equivoco si sta coltivando da parecchio tempo e purtroppo ha anche il supporto molto autorevole di alcuni esponenti della cultura giuridica costituzionale.

AUSTRIA:pene detentive per chi viola la quarantena



E i nazionalisti italiani cosa ne pensano delle misure adottate dal loro amico Sebastian Kurz?

Aumentano i positivi: più 289. Ma i ricoverati sono in calo

La Spagna riporta 905 nuovi casi di COVID-19 nelle ultime 24 ore |  Sicurezza internazionale | LUISS

da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 luglio 2020.Mariolina Iossa

Salgono i nuovi contagiati in un giorno, sono 289 in più rispetto a martedì, quando erano stati 212. Cala invece il numero dei morti, 6 nuove vittime registrate ieri nel bollettino del ministero della Salute, il giorno precedente erano stati dodici.
Attualmente i soggetti positivi al tampone sono 12.616 (+7, martedì erano +28, quindi crescono ma meno); i pazienti ricoverati con sintomi sono 731, finalmente di nuovo in diminuzione dopo la crescita dei giorni scorsi. In terapia intensiva restano 38 persone.
I nuovi casi in Lombardia sono 46, in Emilia-Romagna 28, in Veneto 42, in Piemonte 14, nelle Marche 17, in Liguria altri 20, 19 in Campania, 17 in Toscana, 18 in Sicilia e ben 34 nel Lazio. Solo Umbria e Basilicata nella giornata di ieri non hanno registrato alcun nuovo caso.
Negli ultimi trenta giorni «viaggiamo intorno ai 200-300 nuovi casi giornalieri, un dato stabile nonostante piccole variazioni quotidiane», ha commentato il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante la presentazione del rapporto dell’OsMed sull’uso dei farmaci durante l’epidemia.
Anche se l’infezione è «sotto controllo» — spiega Brusaferro — «continua a persistere in tutte le aree del paese», come dimostrano i focolai pur contenuti «presenti in modo diffuso un po’ in tutte le regioni». Gli asintomatici attualmente «sono la categoria prevalentemente presente in tutte le fasce di età».
L’età media dei casi positivi però è cambiata, ha ricordato Brusaferro: «Inizialmente l’epidemia colpiva sopra i 60 anni, oggi ci troviamo con età media intorno ai quarant’anni».
Quanto all’indice di trasmissione, «ci troviamo in una situazione controllata ma in alcune regioni l’Rt sfiora o supera 1: e questo va monitorato costantemente».
Riguardo alla mortalità, «a marzo — dice il presidente dell’Istituto superiore di Sanità — c’è stato un eccesso molto significativo, soprattutto dai 65 anni in su, nelle regioni ad alta circolazione, ma risulta riassorbito completamente a maggio».
Infine, una buona notizia: la pandemia, ha ricordato Brusaferro, «ha impattato sulle abitudini degli italiani», in particolare dei tabagisti, «aumentando in modo esponenziale, dal 3 a 18 per cento, il numero di percorsi avviati per smettere di fumare».
Sono aumentati, però, i consumatori di sigarette elettroniche e il numero quotidiano di sigarette consumate dalle donne. Quanto al gioco d’azzardo, «è crollato quello delle sale scommesse mentre è cresciuto quello online».

Covid, allarme Onu sui giovani:«State ben attenti alla movida»

Coronavirus, l'allarme dell'Oms: «Casi raddoppiati nelle ultime sei  settimane» - Corriere.it

di Elisabetta Pagani

«I giovani hanno una responsabilità verso se stessi, i loro genitori, i loro nonni e le loro comunità». In tutta Europa si accendono piccoli e grandi focolai di coronavirus e l'Organizzazione mondiale della sanità lancia un appello generazionale: è comprensibile - premette il direttore regionale dell'Oms per l'Europa, Hans Kluge, in un'intervista rilasciata alla Bbc, «che i giovani non vogliano perdersi l'estate», ma «ora che sappiamo come adottare comportamenti sani» dobbiamo sfruttare «queste conoscenze». Il timore è che l'estate, con le sue occasioni di ritrovo e assembramento, inneschi una nuova catena di contagi. La movida è finita sotto accusa più volte anche in Italia, in città come Roma e Milano o in località di vacanza. E ora a rincarare la dose arriva l'Oms, che ipotizza che all'origine dei nuovi picchi in Europa ci possa essere proprio l'aumento dei casi registrato tra i giovani: «Stiamo ricevendo segnalazioni dalle autorità sanitarie di diversi Paesi di una percentuale più elevata di nuove infezioni tra i giovani - sottolinea Kluge -. Per me il segnale è abbastanza forte per ripensare a come coinvolgerli meglio» nella lotta al coronavirus. L'andamento dell'epidemia risale infatti in diversi Paesi europei. In Italia, secondo i dati del ministero della Salute, riprende pian piano quota: +289 casi di positività registrati ieri rispetto ai +212 di martedì e ai +170 di lunedì (ma domenica si era registrato un +255), a fronte però di più tamponi effettuati. Preoccupa la Spagna, dove i nuovi contagi - concentrati soprattutto a Madrid, in Catalogna e in Aragona - sono stati 1.153 nelle ultime 24 ore, il numero più alto dal 2 maggio a oggi. Anche in Germania crescono i casi, con quasi 700 nuovi infettati e l'indice RO risalito a 1,2. Numeri comunque ancora molto lontani dall'apice raggiunto ad aprile, quando i casi quotidiani viaggiavano intorno ai 6.000. A Est resta sempre alta la curva n Romania, con 1.182 nuovi positivi. L'epicentro mondiale della diffusione del virus continuano tuttavia a essere gli Stati Uniti, dove i morti nelle ultime 24 ore sono stati quasi 1.600, il numero più alto da due mesi e mezzo, e 60.000 i nuovi casi, con 21 Stati definiti «zona rossa» per il boom di contagi.Il timore di una seconda ondata raggiunge anche Hong Kong, che aveva affrontato con prontezza l'emergenza sanitaria all'inizio: se però meno di un mese fa registrava solo una decina di casi al giorno, ora ne conta un centinaio in appena 24 ore, con pesanti ripercussioni sul sistema ospedaliero, che rischia di collassare per l'impennata di contagi.

STRAGE STAZIONE DI BOLOGNA 2 AGOSTO 1980:"Bologna strage per far dimenticare Ustica"

Strage di Bologna del 2 agosto 1980: chiesto il rinvio a giudizio di  Bellini, esecutore dell'attentato alla stazione - La Stampa - Ultime  notizie di cronaca e news dall'Italia e dal mondo

di Franco Giubilei 

Quarant'anni fa l'attentato più grave della storia italiana, la bomba alla stazione di Bologna, 85 morti e 200 feriti. Oggi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva a Bologna per incontrare i familiari delle vittime di quella e di un'altra strage di cui, quest'estate, ricorre il 40° anniversario: l'aereo Itavia che esplose nei cieli di Ustica provocando la morte di 81 persone. Una visita che prevede la partecipazione alla messa celebrata dall'arcivescovo Matteo Maria Zuppi e le tappe alla stazione e al Museo della Memoria dov'è stato ricostruito il Dc-9 abbattuto il 27 giugno 1980. L'arrivo di Mattarella coincide con gli sviluppi dell'inchiesta della procura generale di Bologna sui mandanti della strage del 2 agosto, che sta evidenziando il ruolo di Licio Gelli, Umberto Ortolani, l'ex capo dell'ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D'Amato e il giornalista ed ex senatore Msi Mario Tedeschi. Agli atti dell'indagine, anche l'intercettazione di Carlo Maria Maggi del 1996 in cui l'ex leader di Ordine nuovo cita la Mambro e Fioravanti e dice che «la strage di Bologna è stato un tentativo di confondere le acque per far dimenticare Ustica».Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione vittime del 2 agosto, che tanta parte ha avuto nell'avvio dell'inchiesta sui mandanti, insiste su tre punti, a cominciare dai risarcimenti: «La legge del 2004 non è ancora completata dopo ben 16 anni... Ci sono famiglie che non hanno ricevuto i soldi e altre che aspettano ancora "l'interpretazione autentica". L'emendamento alla legge finanziaria che doveva snellire le procedure è rimasto fuori. Non tutti hanno avuto la pensione e alcuni hanno ricevuto cifre esigue». Altro tema spinoso, la desecretazione rimasta lettera morta: «Gli atti sono pieni di omissis e fogli in nero». Solo la digitalizzazione procede: «Il riordino e la messa a punto vanno avanti, speriamo che nessuno la blocchi». 

Smentito il cognato di Fontana:"Mi chiese di vendere i camici"

Fontana indagato, i sospetti dei pm sull'eredità della madre | Rep

di Monica Serra 

Aveva fretta di vendere i camici rimasti in magazzino. Talmente tanta che, due ore prima di comunicare ad Aria, la centrale degli acquisti regionali, che la fornitura si sarebbe trasformata in donazione, Andrea Dini, il cognato del governatore Fontana, aveva già provato a piazzarli altrove e a un prezzo più alto, da 6 a 9 euro. «Ciao, abbiamo ricevuto una bella partita di tessuto per camici. Li vendiamo a 9 euro e poi ogni 1.000 venduti ne posso donare 100 al Ponte del Sorriso». Alle 8.58 del mattino di mercoledì 20 maggio, Dini scrive questo messaggio alla presidente di una Onlus varesina che gli risponde: «Ma grazie, bellissimo». Solo due ore più tardi, alle 11.07, l'imprenditore manda una mail all'allora dg di Aria, Filippo Bongiovanni, per comunicargli che «abbiamo deciso di trasformare il contratto di fornitura del 16.04. 2020 in donazione». Il dettaglio emerge dal decreto con cui, nella serata di mercoledì, i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria si sono presentati alla Dama per sequestrare il cellulare di Dini, la contabilità, e soprattutto i 25.647 camici, impacchettati in 300 scatoloni, che l'imprenditore si è rifiutato di consegnare alla Regione quando il governatore gli ha chiesto di fare un passo indietro. I pezzi mancanti dell'iniziale fornitura su cui si fonda l'accusa di frode che i pm ipotizzano contro Fontana, Dini, Bongiovanni e la sua numero due in Aria, Carmen Schweigl. Dini e Bongiovanni sono accusati anche di turbata libertà nella scelta del contraente perché «in violazione del patto d'integrità» la fornitura è stata «assegnata ed eseguita nella consapevolezza dell'esistenza di un conflitto di interessi». Ma c'è di più. Ed è proprio la presidente della onlus varesina che la mattina del 20 maggio ha ricevuto il messaggio di Dini a raccontarlo ai pm Furno, Scalas e Filippini. La signora era in contatto con lui perché alla ricerca di camici per gli ospedali del Varesotto. Il 7 aprile «Dini mi ha detto che stava completando le pratiche per le certificazioni e che il suo riferimento in Regione era l'assessore Raffaele Cattaneo». Quando, dopo il 10 aprile, la testimone cercava camici per alcune strutture sanitarie, «Dini mi ha detto che non ne aveva più perché li doveva vendere alla Regione, con cui aveva un contratto in esclusiva». E, fa notare la testimone, «ha parlato chiaramente di vendita»: del resto «le donazioni non creano rapporti vincolanti». Così, quando la signora ha visto il servizio di Report, che per primo ha raccontato la vicenda, «ho capito subito che Dini stava mentendo su tutto. Lui si era occupato di tutto: certificazioni, recupero dei tessuti e contratto con la Regione». Quando, poi, il 20 aprile, l'imprenditore le ha detto che era pronto a vendere i camici, è stata lei a contattare subito un paio di direttori sanitari e la rsa «Le Terrazze» per provare a piazzare quei 25mila pezzi. Una condizione posta da Dini per donare alla sua onlus «100 camici ogni 1.000 venduti». 

Caso Open Arms, Renzi manderà a processo Salvini


Caso Salvini-Open Arms, martedì il voto della giunta - IlGiornale.it

di Amedeo La Mattina 

Oggi Matteo Renzi prenderà la parola nell'aula di Palazzo Madama per dire che i suoi senatori voteranno sì al processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms. Dopo settimane passate con le carte coperte, a ripetere che prima bisogna leggere i documenti dei magistrati, l'ex premier fa la sua mossa e non rompe il fronte dalla maggioranza. Ed è la stessa decisione presa per l'altra vicenda dei migranti, quella del presunto sequestro sulla nave Gregoretti ai tempi del primo governo Conte. Anche in quel caso ci fu il via libera del Senato per il processo a carico dell'ex ministro dell'Interno chiesto dai magistrati siciliani. Salvini non ha mai creduto all'assist di Renzi. Lo considera un «opportunista». E ieri, ai giornalisti che gli chiedevano se avesse fatto un appello ai senatori di Italia Viva e al leader di questo partito che si è sempre definito garantista, il leader leghista ha risposto in maniera tranchant di non avere appelli da fare. Ai suoi fedelissimi ha confidato: «Non mi aspettavo e non mi aspetto nulla da lui. È un venditore di tappeti». I leghisti spiegano che nessuno si può fidare di lui: «La verità è che a Renzi del merito della questione non interessa un c... È un garantista a parole, un giocatore delle tre carte». I voti renziani sono l'ago della bilancia che tiene in piedi il governo Conte e negli ultimi tempi l'ex sindaco di Firenze ha usato parole positive e "costruttive" nei confronti del presidente del Consiglio, soprattutto dopo il successo italiano della trattativa a Bruxelles sul Recovery Fund. Senza i suoi 18 senatori non sarebbe possibile raggiungere quota 160, cioè la maggioranza qualificata necessaria per l'autorizzazione a procedere. Salvini era convinto che alla fine quella di Renzi fosse tutta una messinscena per trattare su più tavoli, anche sulle presidenze delle commissioni parlamentari che hanno visto ieri la maggioranza traballare vistosamente. Ma l'obiettivo del leader di Italia Viva era portare innanzitutto Luigi Marattin e Raffaella Paita alla presidenza delle commissioni Finanze e Trasporti della Camera. Due commissioni strategiche, soprattutto la prima dove passano tutti i provvedimenti economici e si giocheranno molte delle misure legate al discostamento di bilancio di 25 miliardi e tutto quello che a cascata arriverà dall'Europa del Recovery Fund. Anche la commissione trasporti è nevralgica, visto che molte delle decisioni sulle infrastrutture arrivano sul tavolo del presidente. I renziani negano ovviamente che il sì all'autorizzazione a procedere sia legato a queste due presidenze, ma piuttosto esprimono grande soddisfazione per un altro fatto accaduto ieri in Parlamento: nella risoluzione di maggioranza sul Piano nazionale per le riforme, approvato con una robusta maggioranza di 170 voti, c'è scritto nero su bianco «l'impegno» del governo a utilizzare «gli strumenti già resi disponibili dall'Ue». In altre parole, non solo il Recovery Fund, ma anche il fondo Sure, le risorse della Bei e proprio il Mes, la bestia nera dei 5 Stelle. Insomma, Renzi non ha motivo in questo momento di rompere le uova nel paniere a Conte, anche perché ha pure ottenuto di mettere su un binario morto la riforma elettorale proporzionale con lo sbarramento al 5%, percentuale al momento fuori dalla portata di Italia Viva. Così, i suoi 18 voti oggi peseranno nel mandare a processo Salvini. Sono determinanti visto che al Senato Lega, Forza Italia e FdI sommano 135 senatori. Con la mini-componente «Idea e Cambiamo» (Gaetano Quagliariello, Paolo Romani e Massimo Berutti) i voti pro-Salvini arrivano a 138. Nel Misto, oltre a Gianluigi Paragone, anche Saverio De Bonis è orientato a votare contro l'autorizzazione. E siamo a 140 a cui dovrebbero aggiungersi due esponenti delle Autonomie Locali (gli altoastesini Meinhard Durnwalder e Dieter Steger). Se si fosse sommata, appunto, la pattuglia di Renzi si sarebbe arrivati al numero fatidico di 160 senatori. 

Nuovi sbarchi la rivolta del Nord:"Non accogliamo altri migranti"

Lampedusa, 550 sbarchi di migranti in 24 ore - La Stampa - Ultime notizie  di cronaca e news dall'Italia e dal mondo

di Laura Anello e Francesco Grignetti 

Gli arrivi non rallentano: tra le 23 di martedì e le 8 di ieri mattina, Lampedusa ha contato 23 sbarchi con 334 migranti, un ritmo di due sbarchi e mezzo ogni ora. Barche, barchini, gommoni. Uomini, donne, bambini, un anziano in carrozzina, perfino un gattino. E si alza la tensione. In particolare accade in Sicilia, dove molti sindaci sono esasperati perché i migranti fuggono da tutte le parti, saltano le recinzioni dei centri di accoglienza, si dileguano per le campagne, e i cittadini protestano perché hanno paura che gli stranieri siano portatori di contagio. Ma la temperatura si alza soprattutto in politica. Matteo Salvini batte e ribatte sul tema. Ma a preoccupare il governo sono i Governatori, e non solo quelli di destra. Nei giorni scorsi aveva fatto la voce grossa Massimiliano Fedriga, dal Friuli. Anche Toscana e Emilia-Romagna, però, come il ministero dell'Interno ha toccato con mano, non vogliono più migranti. E se persino il mite Alberto Cirio, che governa il Piemonte, annuncia le barricate, si prospetta un'estate davvero difficile per Luciana Lamorgese. Che ieri sera entrava al Consiglio dei ministri intenzionata a dare battaglia, numeri alla mano. «L'emergenza sanitaria - dice - incide fortemente anche sulla disponibilità dei territori ad accogliere i migranti, seppure con test sierologico o con tampone negativo, e concentra soltanto su alcune regioni il peso della redistribuzione». «Ora diciamo "basta" e l'ho scritto al ministero dell'Interno - ha dichiarato intanto Cirio - perché il Piemonte non può garantire oltre queste forme di accoglienza. Ho chiesto con fermezza al ministro Lamorgese di non voler procedere a ulteriori invii, che metterebbero fortemente a rischio la tenuta e la sicurezza del nostro sistema sanitario e sociale». È scatenato anche Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia: «C'è approssimazione, superficialità e impotenza da parte degli organi di Stato nell'affrontare il fenomeno migratorio. La nostra pazienza è al limite». Davanti a quella che appare un'offensiva del rifiuto, e anche per rispondere alle critiche di Nicola Zingaretti e di quella parte della sinistra che la incalza, la ministra Lamorgese ha lanciato un appello dal sapore istituzionale: «Stiamo facendo il possibile, ma ci troviamo davanti a un evento con numeri elevatissimi. Bisogna lavorare con le Regioni sul tema della redistribuzione. Ovviamente ognuno si preoccupa che dal un punto di vista sanitario ci sia una garanzia. E noi stiamo lavorando per questo: fare i tamponi e poi redistribuire i migranti in modo che non ci sia preoccupazione alcuna sui territori rispetto a una possibile diffusione del coronavirus». La ministra stessa, pur scatenando le ironie di tanti, ha anche riconosciuto: «Per noi sono inaccettabili questi arrivi continui, che stanno collassando l'isola di Lampedusa». Il rischio è che esploda la tensione. Ne parla apertamente anche Luigi Di Maio, che ha richiamato ruvidamente l'Europa ai suoi impegni: «Non dobbiamo avere paura di dire scrive il ministro degli Esteri - che in questo momento l'Italia da sola non ce la può fare. Serve un'azione di ampio respiro sul tema, che salvaguardi la tenuta sociale del Paese».Alla politica italiana appare davvero distante la tragedia di chi fugge da guerre e carestie. Basterebbe leggere il rapporto dell'Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, che boccia senza appello la Libia e che mette nero su bianco quel che tutti sanno: non solo non è un porto sicuro, ma è la tappa finale di un viaggio costellato da abusi, esecuzioni sommarie, torture, lavori forzati, pestaggi, violenze sessuali su donne e bambini. Già in Libia, i migranti hanno spesso disturbi psichici gravi derivanti dai traumi subiti. Poi - sempre che la Guardia costiera non li riporti indietro con le maniere forti - si avventurano per mare e spesso non arrivano a destinazione. Secondo il rapporto appena pubblicato , almeno 1.750 migranti sono morti nel 2018 e nel 2019. 

mercoledì 29 luglio 2020

La nave dell’ex pm.GHERARDO COLOMBO :"Vado anch’io a salvare vite"

Gherardo Colombo: "Prima salviamo i migranti, poi ne parliamo" | L'HuffPost

da LA REPUBBLICA del 30 luglio 2020.Vladimiro Polchi

«Quando si è parlato di mettere in mare una nave per salvare le persone che affogano, mi sono chiesto: se stessi annegando vorrei che qualcuno venisse a salvarmi? Ho risposto sì, sia alla domanda, sia alla nave». Gherardo Colombo, ex magistrato di Mani pulite, a 74 anni tiene a battesimo una nuova associazione, "ResQ-People Saving People" e si dice pronto a imbarcarsi per soccorrere i migranti: «Certo, a bordo rischio di essere un po’ un impaccio, ma è arrivato il momento del fare».
Una nuova nave dunque solcherà presto il Mediterraneo: 40 metri di lunghezza con 10 persone di equipaggio e 9 tra medici, infermieri, soccorritori, mediatori, giornalisti e fotografi. Due gommoni veloci in appoggio assicureranno gli avvicinamenti alle imbarcazioni in difficoltà. La nave batterà bandiera "ResQ- People Saving People". «È un’associazione nata negli ultimi giorni e pronta a rinforzare il fronte del salvataggio dei migranti sulle rotte via mare — spiega l’ex magistrato — è frutto dell’idea di pochi amici e oggi già può vantare oltre 130 soci».
L’obiettivo è di fare rete con chi già opera nel Mediterraneo ed entro qualche mese essere in mare con una propria nave, espressione della società civile, oltre a diversi gruppi di lavoro a terra per informare l’opinione pubblica attraverso scuole e incontri pubblici. Costo stimato di tutta l’operazione: due milioni e 100 mila euro. La cifra minima per avviare il progetto è di un milione di euro, ovvero il costo della nave, della sua preparazione, allestimento e del funzionamento per i primi tre mesi di attività. Fondi da reperire attraverso il crowdfunding avviato sul sito resq.it.
Giurista, saggista, presidente della Garzanti, Colombo di ResQ è presidente onorario: «Comincio un pezzo di vita nuova». La decisione di impegnarsi non è stata difficile, è partita da una domanda semplice: «Se uno annega lo devo salvare o no? Per rispondere non c’è bisogno di appellarsi alla morale, basta leggere la nostra Costituzione, che è all’opposto di ogni forma di discriminazione. L’articolo 3, tutte le persone hanno pari dignità sociale. L’articolo 2, i diritti inviolabili dell’uomo. L’articolo 13 sulla libertà delle persone. L’articolo 32 che tutela la salute di tutti». Nessuna polemica con chi accusa le ong di incoraggiare le partenze dei disperati via mare. «Non bisogna fare annegare le persone. Questo è il punto e a questo mi voglio attenere. Il salvataggio della vita umana non può essere oggetto di compromessi o transazioni. Non c’è spazio per le polemiche». E la riforma dei decreti sicurezza e il contestato rifinanziamento della Guardia costiera libica? Colombo non intende scendere nell’agone: «Non nego che siano tutti problemi connessi. Ma voglio limitarmi alla questione delle vite umane, vediamo se esiste almeno questo punto fermo tra le mille discussioni in corso: le persone non devono morire in mare. Salvare la vita, ripeto, è una questione che non si può barattare con altro, è un valore assoluto. Punto. Tutto il resto appartiene a logiche discriminatorie e precostituzionali».
Tra i tanti soci di ResQ, c’è anche Sergio Cusani, oggi impegnato in progetti di recupero per detenuti: «Siamo diventati amici e da tempo collaboro con lui, per esempio andando a parlare nelle scuole». Colombo non esclude infine di imbarcarsi, almeno una volta, quando la nave sarà pronta: «Con qualche cautela, certo, anche vista l’età. E poi a bordo non sarò operativo, sarò al più un testimone. Un’esperienza forte nella direzione del fare qualcosa di concreto».

Sbarchi, allerta Viminale .E oggi Salvini rischia il processo su Open Arms

Open Arms, "ho agito con il premier Conte, era nel programma". La difesa di Matteo  Salvini prima del voto in Senato - Il Fatto Quotidiano

da LA REPUBBLICA del 30 luglio 2020.Alessandra Ziniti

Nel giorno per lui più difficile che potrebbe costargli il secondo processo per sequestro di persona ( dopo i migranti della Gregoretti quelli della Open Arms), Matteo Salvini torna a giocare la carta della paura postando a raffica sui social i video degli sbarchi che, a ritmo continuo, stanno mettendo a dura prova la Sicilia, adesso anche tra i bagnanti, dall’Isola dei Conigli a Lampedusa alle spiagge del Ragusano.
Diciotto sbarchi in meno di 24 ore solo sull’isola, più di 400 persone quasi tutte arrivate su barchini dalla Tunisia, a cui si aggiungono gli 84 che la Guardia costiera italiana ha dato ordine di soccorrere alla nave Asso 29 in zona Sar libica su un gommone che stava naufragando e che libici e maltesi si sono rifiutati di salvare. A testimonianza che è possibile coordinare i soccorsi anche in zone Sar diverse per salvare vite umane.
«Facciamo tutto il possibile. Questi arrivi continui che stanno collassando Lampedusa sono inaccettabili, il momento è davvero difficile, il contesto senza precedenti dovuto al coronavirus e alla conseguente crisi economica alimenta un flusso eccezionale di migranti economici », l’analisi della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che non sa a chi rispondere prima. Al presidente della Regione siciliana Nello Musumeci che definisce la situazione dell’hotspot di Lampedusa (con oltre 1100 migranti, quattro dei quali positivi) «fuori controllo», al sindaco di Siculiana Leonardo Lauricella che, davanti all’ennesima fuga di migranti in quarantena dal centro di accoglienza, lamenta di «essere stato lasciato solo», o al governatore del Piemonte Alberto Cirio che chiude le porte a nuovi invii di migranti nelle strutture della Regione. Il Viminale è in difficoltà: non sa dove distribuire i migranti per la quarantena. I prefetti faticano a trovare strutture adeguate, qualcuno è arrivato a minacciare requisizioni davanti agli amministratori locali che non collaborano. Il ministro degli Esteri Di Maio chiede all’Europa di riprendere il piano di redistribuzione ma la maggior parte dei migranti sono tunisini da rimpatriare. Con i contagi in aumento: in tutta Italia sono 603 i migranti positivi, 193 quelli nei centri di accoglienza. È in questo clima che oggi il Senato voterà la richiesta del tribunale dei ministri di Palermo di processare Salvini per aver sequestrato 150 migranti per 20 giorni sulla Open Arms ad agosto di un anno fa. A meno di sorprese l’aula dovrebbe confermare il sì già espresso dalla giunta di Palazzo Madama.

L’ira nel M5S: passiamo da 17 a 14. La rivolta contro il capogruppo

Elezioni 2018, candidati M5S: Vitiello, il massone che può mettere in  imbarazzo i 5 Stelle - Corriere.it

da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 luglio 2020.Emanuele Buzzi

«Sicuramente ci sarà una rivoluzione interna»: alcuni big dei Cinque Stelle sono certi che la partita sulle commissioni porterà degli strascichi nel Movimento. Da una giornata di fuoco ne esce indebolita la compagine contiana del M5S e, in prospettiva se le cose dovessero peggiorare, risulta più incerto l’apporto per l’esecutivo.
Nel mirino ci sono i direttivi di Camera e Senato, ma l’attenzione è soprattutto sui vertici di Montecitorio, ritenuti i veri artefici di una trattativa che sta scontentando molti nel M5S. «La stragrande maggioranza delle gruppo è contraria, ma come si fa a essere favorevoli? Passiamo da 17 presidenze a 14, è stato penalizzato anche il gruppo Senato a causa loro e dobbiamo pure ingoiare Marattin presidente», dicono i deputati. Il Movimento ribolle, sono tantissime le fonti parlamentari che si lamentano per l’intesa «a prescindere dall’esito del voto». E la soluzione più probabile è uno strappo: una fetta di deputati è pronta a sottoscrivere una sfiducia nei confronti del capogruppo Davide Crippa e del suo vice, l’ortodosso Riccardo Ricciardi, messo sul banco degli imputati anche per i risultati «più che deludenti» della comunicazione.
Molti hanno chiesto in via informale le dimissioni, ma la soluzione più probabile — vista la staffetta con un nuovo direttivo prevista in autunno — è una votazione anticipata al rientro dalla ferie estive, ai primi di settembre. Diverse sono le mail di protesta come quella dei deputati della Commissione Esteri, che esprimono «dissenso».
Nonostante la giornata infuocata e i malumori il direttivo ha preferito andare avanti con l’intesa raggiunta con le altre forze politiche. «La trattativa fallimentare ha portato ad accordi improponibili come quelli per De Luca in commissione Ambiente e Marattin in commissione Finanze», commenta una fonte, che svela: «La presidenza di De Luca è saltata perché il direttivo ha saputo che sarebbe arrivata una lettera infuocata di oltre 100 parlamentari. Per eleggere Marattin invece hanno dovuto sostituire d’imperio i dieci membri della commissione finanze. Un gesto inaudito, antidemocratico e contrario a tutti i principi e valori dei Cinque Stelle».
E c’è chi come Alvise Maniero, spesso etichettato come sovranista M5S, non ha gradito la sua sostituzione forzata in commissione Finanze e ha ricordato quando il Movimento parlava di «atto autoritario» per la stessa operazione voluta da Matteo Renzi (all’epoca premier) ai danni di dieci dissidenti dem agli Affari Costituzionali nel 2015.
Con l’ala contiana ridimensionata, resta il fatto, che — a meno di una soluzione a breve termine di larga maggioranza - l’equilibrio interno al gruppo M5S della Camera, il più numeroso con 201 esponenti, sia ora più labile e più instabile, come dimostra anche la fronda «spontanea» che si è schierata per Emilio Carelli nei giorni scorsi per l’elezione ad Agcom. Parallelamente ieri si è di fatto chiusa un’altra partita per i contiani: quella dell’alleanza con i dem in Puglia. Sul blog è stato annunciato un voto (per oggi e domani) su un asse con le liste civiche. Un addio al Pd.

«Troppi decreti». Da Casellati richiamo al premier


da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 luglio 2020.Alessandra Arachi

L’occasione è stata ieri mattina la cerimonia del Ventaglio a Palazzo Madama e Elisabetta Casellati, presidente del Senato, ne ha approfittato per bacchettare il governo: «È una questione di metodo democratico su cui pesa l’aver gestito tutte le fasi dell’emergenza con un ricorso esagerato a Dpcm, emanati senza preventiva e dovuta consultazione con un voto del Parlamento».
Non solo i Dpcm: «Anche dopo le cose non sono migliorate con il voto di fiducia usato come strumento ordinario per approvare i decreti legge di natura economica».
L’aveva già espressa il presidente Casellati la sua contrarietà al fatto che «il Senato non ha toccato palla» nei provvedimenti governativi e in particolare per quel che riguarda «il dl Rilancio, che è sostanzialmente una manovra di bilancio di circa 300 articoli».
Per Elisabetta Casellati «il Senato, al pari della Camera, non può essere un convitato di pietra all’approvazione delle principali strategie per rilanciare il Paese, soprattutto adesso, che per accedere al piano per la ripresa approvato a Bruxelles, l’Italia è chiamata a predisporre ed approvare un progetto di riforme importanti e strutturali. Un programma concreto che porti sviluppo e crescita del Pil. Spetta solo al Parlamento offrire al governo linee di indirizzo vincolanti per ricostruire il Paese. Su questo non si può transigere».
Ma il presidente del Senato non si è fermata qui. Nel suo lungo e articolato discorso ai giornalisti alla cerimonia del ventaglio ha tirato fuori un’altra bacchettata per il comportamento del governo.
Una critica nel merito, proprio mentre alla Camera il premier Conte chiedeva il voto per la proroga dello stato di emergenza: «Abbiamo bisogno subito, adesso, di interventi fiscali, finanziari ed economici importanti. Abbiamo bisogno di mettere soldi in tasca agli italiani. Abbiamo bisogno di lavoro, non di misure assistenziali o di legislazioni dell’emergenza».