Anglotedesco

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venerdì 27 novembre 2020

ALBERTO CIRIO:"Scuole chiuse.Non ripetiamo gli errori"

 


Intervista di Lidia Catalano 

Il via libera ufficiale all'ingresso in zona arancione arriva nel giorno in cui il Piemonte registra il record di decessi della seconda ondata epidemica: 97 i morti comunicati nel bollettino di ieri, mai così tanti da aprile. Una coincidenza triste, che suona come un monito: guai a lasciarsi trascinare da facili entusiasmi. Presidente Cirio, dopo tre settimane il Piemonte esce dalla zona rossa e da domani riaprono negozi e centri estetici. 

Pericolo scampato? 

«Siamo soddisfatti perché questo avanzamento è frutto dei sacrifici e delle azioni messe in campo: quando siamo entrati in zona rossa il nostro indice di trasmissione del contagio era 2.16, oggi si attesta a 0.9. È un dato incoraggiante, la curva si sta appiattendo e anche la pressione sugli ospedali è in calo. Ma di certo non possiamo dire di aver vinto la battaglia. Abbiamo già visto che cosa significa abbassare la guardia troppo in fretta: il Natale non può essere una copia dell'estate, nessuno in Italia può più permettersi passi falsi. Per questo da noi le riaperture saranno accompagnate da misure estremamente rigorose». 

Quali? 

«Penso ad esempio ai centri commerciali, che comunque resteranno chiusi nei weekend: abbiamo previsto la misurazione della temperatura in ingresso, accessi contingentati, monitoraggio in tempo reale delle presenze. Ai negozi offriamo la possibilità di estendere la fascia oraria di apertura fino alle 22 per spalmare il più possibile la clientela nell'arco della giornata e potenzieremo i controlli anti-assembramento nelle aree mercatali e nelle vie dello shopping». 

E le scuole? 

«Anche se il passaggio in zona arancione ci avrebbe consentito di rimandare in classe i ragazzi delle medie, dopo un confronto con gli epidemiologi e gli esperti della task force regionale ho deciso di aspettare e di prorogare anche per loro la didattica a distanza». 

Non ne sarà felice Anita, la ragazzina torinese simbolo della protesta anti-Dad. 

«L'ho incontrata proprio l'altro giorno davanti al palazzo della Regione assieme ad altri studenti: apprezzo i ragazzi che scendono in piazza per rivendicare il diritto allo studio. Ma a loro dobbiamo poter garantire le lezioni in presenza e insieme la massima sicurezza: stiamo mettendo a punto un piano che ci consentirà di centrare entrambi gli obiettivi alla ripresa delle scuole dopo le festività natalizie». 

Di che si tratta? 

«Stiamo riorganizzando il sistema dei trasporti: viaggeranno al 50% del carico, come prescritto dal governo, portando i ragazzi a scuola in fasce orarie scaglionate. Sarà fondamentale la collaborazione e la flessibilità degli istituti, che incontreremo lunedì proprio per discutere di questo». 

Quindi non la entusiasma l'ipotesi di una riapertura anticipata delle scuole? 

«Sarebbe una follia riaprire a pochi giorni dal Natale, oggi non ci sono le condizioni per andare a scuola in sicurezza. Ricordiamoci che i ragazzi che affollano gli autobus sono gli stessi che poi trascorrono le festività con i genitori e con i nonni. Non possiamo permetterci di correre un rischio del genere». 

A proposito di Natale, lei come vede gli spostamenti tra regioni? 

«Io credo che un atteggiamento prudenziale sia l'unico che ci consente di stabilizzare i risultati raggiunti. Detto questo, penso sia possibile ragionare su una soluzione di buon senso che consenta gli spostamenti per raggiungere i parenti e gli affetti più stretti e li impedisca in tutti gli altri casi». 

E per le vacanze sulla neve vede spiragli? 

«Su questo punto il dibattito con il governo è ancora aperto. Assieme alle altre regioni montane ho sottoposto a Roma delle linee guida per la riapertura degli impianti da sci in sicurezza perché si tratta di un settore trainante della nostra economia. Se si riterrà che non ci sono le condizioni, chiediamo ristori certi e una linea comune europea, con la chiusura delle piste anche in Francia, Slovenia e Austria». 

Non c'è il rischio che vadano tutti in Svizzera? 

«Su quello purtroppo non abbiamo giurisdizione, ma sarebbe già positivo trovare un accordo a livello europeo». Tra due settimane si aspetta che il Piemonte passi in zona gialla? «Con l'Rt sotto 1, oggi abbiamo già numeri da zona gialla. Ma dobbiamo consolidarli. Ed è un traguardo che va conquistato giorno per giorno». 

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