Anglotedesco

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venerdì 27 novembre 2020

Anche Merkel vuole fermare lo sci .Le Regioni: allora chiudete i confini

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 27 novembre 2020.Alessandra Muglia

Lo sci divide l’Europa. La cancelliera tedesca Angela Merkel guida l’asse dei Paesi che sono decisi a chiudere tutte le stazioni sciistiche europee per Natale e Capodanno, nel quadro dello sforzo per impedire un’ulteriore diffusione della pandemia.

«La stagione sciistica si avvicina e noi faremo pressione perché l’Ue decida con un voto la chiusura di tutte le località dello sci», ha detto Merkel, ammettendo tuttavia che sarà difficile convincere il governo dell’Austria, dove l’industria vacanziera invernale costituisce un pilastro dell’economia, spesso l’unico nelle regioni alpine. «Ma ci proveremo lo stesso», ha assicurato Merkel. Una proposta in linea con la prospettiva delineata dal premier italiano Conte che ha comunicato ai presidenti delle Regioni la chiusura degli impianti da sci fino al 10 gennaio. Sarà possibile, però, soggiornare nelle località montane. Una decisione che non è piaciuta ai governatori che chiedono la chiusura dei confini nazionali in modo da non favorire la concorrenza di quegli Stati che invece apriranno gli impianti.In Francia il presidente Macron e il ministro dell’economia Le Maire hanno ribadito che a Natale le piste rimarranno chiuse, ma ieri il premier Castex ha aggiunto che bar ristoranti e negozi saranno aperti «per permettere ai francesi di godere dell’aria di montagna». In sostanza no allo sci, sì alle passeggiate e allo shopping per salvare un settore che ha un indotto di 10 miliardi di euro e 120mila posti di lavoro stagionali.Chi, invece, proprio non vuole sentire ragioni è l’Austria nonostante il caso Ischgl, il villaggio austriaco nel Tirolo, conosciuto come il paradiso dello sci e diventato uno dei maggiori focolai mondiali di infezione durante la prima ondata. Mercoledì il cancelliere Sebastian Kurz aveva respinto di nuovo ogni ipotesi di chiusura, sottolineando che il tema «non è uno di quelli sui quali l’Ue dovrebbe interferire». Anche la Commissione europea ha espresso una posizione simile: il suo rappresentante a Vienna, Martin Selmayr, ha detto che «questo non rientra fra le competenze di Bruxelles». A prospettare risarcimenti miliardari in caso di blocco è il ministro delle Finanze austriaco. Vienna potrebbe accettare un patto europeo sullo sci in cambio di soldi: «Se l’Ue vuole gli impianti chiusi, deve pagare per questo» fa sapere Gernot Blümel, che ha quantificato il possibile ammanco in 2,4 miliardi di euro per le tre settimane di vacanze di fine anno.Come gli austriaci anche gli spagnoli sembrano intenzionati a non rinunciare alla stagione invernale. Nei Pirenei gli impianti dovrebbero aprire il 21 dicembre quando dovrebbe cadere il divieto di spostamento tra le regioni. Vacanze in montagna possibili anche in Bulgaria dove gli impianti apriranno a dicembre. In Slovenia, invece, si spara con ottimismo la neve artificiale in attesa della decisione del governo sul Natale.A rompere le uova nel paniere di un possibile accordo tra i Paesi della Ue è la Svizzera dove ski-lift e seggiovie sono già in funzione ma con regole rigide per evitare assembramenti. A Zermatt, collegata con la valdostana Cervinia, per Natale si aspettano molti sciatori. «Non capisco perché in Italia non vogliano aprire gli impianti — dice il presidente del comprensorio Franz Julen —; è più sicuro stare in montagna che rimanere nelle città». Ma, durante la prima ondata, non furono pochi i focolai sulle piste.

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