Anglotedesco

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sabato 14 novembre 2020

Arizona e Georgia vanno a Biden.Trump parla di vaccini

 



Francesco Semprini 

Si consolida giorno dopo giorno l'elezione di Joe Biden a 46esimo presidente degli Stati Uniti. Il democratico si assicura l'Arizona (Stato repubblicano dal 1996) ed è dato vincente in Georgia (repubblicana dal 1992), mentre arrivano le congratulazioni di Pechino e l'inquilino della Casa Bianca deve fare i conti con le battute d'arresto delle azioni legali negli Stati indecisi, con le quali cerca un ribaltone che appare ormai una chimera, nonostante l'assegnazione della North Carolina. Il conteggio dei grandi elettori lo vede a 232 a fronte dei 306 di Biden (lo stesso numero che The Donald incassò nel 2016) che però vanta 5 milioni di voti popolari in più. A questo si aggiunge il ritiro da parte degli avvocati di Trump di una contestazione legale nella contea di Maricopa, in Arizona, visto che il vantaggio di Biden è troppo ampio perché le schede contese possano fare la differenza. In Michigan un giudice ha respinto la richiesta di bloccare la certificazione dei risultati delle elezioni a Detroit sulla base delle accuse di due testimoni che affermavano di aver visto irregolarità. Mentre in Pennsylvania, il segretario di Stato Kathy Boockvar ha dichiarato di essere determinata a non ordinare un nuovo conteggio in 67 contee, che scatta in automatico (vedi Georgia) se il divario tra i due è inferiore allo 0,5% dei voti espressi. L'ultima lettura dava però Biden al 49,8% contro il 48,9% di Trump. Sempre nel Keystone State un giudice si è pronunciato giovedì in favore della richiesta degli avvocati del presidente di non contare le schede per cui gli elettori non hanno fornito una prova di identificazione entro la scadenza prestabilita. Una vittoria che ha solo lenito le sofferenze del comandante in capo, il quale vede franare su tutti i fronti il suo arrembaggio. Secondo il New York Times con i suoi ricorsi Trump «sta semplicemente osservando quanto lontano può spingersi la sua offensiva per assicurarsi il supporto della sua base». Quindi ostruzionismo per «guastare» la festa Dem, e creare al contempo il mito delle elezioni rubate su cui costruire una nuova campagna elettorale sua o dei figli. E per rinsaldare il legame con gli elettori Trump ha annunciato che potrebbe raggiungerli in piazza oggi a Washington alla manifestazione «Million Maga March». La portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany, da parte sua, ribadisce il rifiuto di riconoscere la vittoria di Biden, e all'ormai «odiata» Fox Business che le chiedeva se Trump parteciperà alla cerimonia del giuramento dell'avversario, ha risposto: «Penso che il presidente il 20 gennaio parteciperà al suo Inauguration Day. Lui crede che inizierà un secondo mandato». Lo stesso sostiene Donald poco dopo dalla Casa Bianca nella sua prima apparizione pubblica dalle elezioni: «Il tempo dirà chi sarà presidente». E sul fronte del vaccino anti-Covid: «Sarà approvato molto presto», dice annunciando che non sarà messo a disposizione dello Stato di New York perché il governatore, Andrew Cuomo, ne ostacolerebbe la distribuzione. «Questa amministrazione non varerà mai alcun lockdown, costa vite umane e comporta molti altri problemi», ha detto Trump. Un affondo politico ad uno dei suoi più acerrimi critici. Sulla sponda opposta del Potomac invece il team per la transizione di Biden continua a lavorare sulla squadra di governo, e ha chiesto l'accesso al briefing di intelligence presidenziale, finora negato da Trump così come tutte le prerogative previste dal processo di transizione. L'ex vice di Barack Obama starebbe inoltre valutando di nominare Hillary Clinton ambasciatrice Usa all'Onu. Una mossa che potrebbe rivelarsi letale specie dinanzi a quella sinistra di Partito con cui si è «indebitato» per ipotecare la presidenza e che è già andata a bussargli per incassare l'atteso compenso. 

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