Anglotedesco

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giovedì 19 novembre 2020

Boris Jhonson ora lancia la rivoluzione verde :«Entro dieci anni solo auto elettriche»



da IL CORRIERE DELLA SERA del 19 novembre 2020.Luigi Ippolito

Una «rivoluzione verde» LONDRA per rilanciare una premiership azzoppata dalla pandemia e dalle lotte interne. È l’obiettivo del piano in dieci punti annunciato ieri da Boris Johnson, che punta a fare della Gran Bretagna un Paese all’avanguardia nella lotta al cambiamento climatico.La decisione più significativa e di maggiore impatto è quella di mettere al bando entro dieci anni la vendita di auto e furgoni alimentati a benzina o a gasolio: un precedente impegno in materia aveva fissato la data al 2040, ora anticipata al 2030. Per rendere possibile la transizione rapida ai veicoli elettrici il governo stanzierà l’equivalente di un miliardo e mezzo di euro per installare nuovi punti di ricarica e circa 650 milioni in sovvenzioni per l’acquisto di auto «pulite», che al momento sono significativamente più costose di quelle a benzina o diesel.Complessivamente, il piano punta a mettere in campo 12 miliardi di sterline (circa 14 miliardi di euro), che dovrebbero tra l’altro sostenere la creazione di 250 mila nuovi posti di lavoro. Ma per gli ambientalisti e le opposizioni si tratta di uno sforzo ancora troppo limitato, visto che solo 4 miliardi sono soldi «freschi» e a confronto Germania e Francia hanno stanziato rispettivamente 40 e 30 miliardi di euro per i loro piani di azione climatica.Altri elementi-chiave della «rivoluzione verde» sono l’impulso allo sviluppo dell’energia eolica, in modo da poter alimentare tutte le case in Gran Bretagna con la forza del vento; l’incremento della produzione di idrogeno, così da avere entro dieci anni la prima città interamente riscaldata da quella fonte di energia; l’impegno a piantare 30 mila ettari all’anno di alberi; la spinta a fare dalla City un centro dedicato alla «finanza verde».«Sebbene quest’anno abbia preso una direzione molto di versa da quella che ci aspettavamo — ha detto Johnson — la Gran Bretagna guarda al futuro e a cogliere l’opportunità di una ricostruzione più verde». Parole significative, che vanno lette ovviamente sulla sfondo della pandemia, che ha completamente deragliato i piani di Boris, tutti centrati un anno fa sul trionfalismo post-Brexit: ora invece il premier si trova sballottato su tutti i fronti e preso in mezzo alla guerra dei suoi consiglieri, che si contendono la direzione del governo.Il rilancio «verde» punta a resettare la sua premiership in una cornice più «liberal», con un occhio anche ai rapporti con la nuova amministrazione americana: è proprio sui temi ambientali infatti che Londra punta a ricucire i legami con Biden, che non è esattamente un fan dellaBrexit. E la cornice internazionale è quella della Cop26, la Conferenza sul clima che si terrà fra un anno a Glasgow sotto l’egida congiunta di Gran Bretagna e Italia.Proprio sul piano politico però c’è chi a destra storce il naso: la «rivoluzione verde» appare fin troppo come una strizzata d’occhio alle élite metropolitane e un tradimento di quella working class tradizionalista che alle ultime elezioni del dicembre 2019 aveva decretato il trionfo dei conservatori.

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