Anglotedesco

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mercoledì 11 novembre 2020

CESARE CISLAGHI:«Curva più stabile, primo segno positivo .Fare ora il lockdown? Meglio aspettare»

 



da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 novembre 2020.Intervista di Margherita De Bac

Cesare Cislaghi, l’epidemia sta rallentando?

«C’è un timido segnale di non peggioramento, l’incidenza dei nuovi casi di positività sembra si stia stabilizzando. Quindi traggo da questi elementi un buon auspicio». L’analisi di Cesare Cislaghi, epidemiologo-economista, è in linea con i colleghi del comitato tecnicoscientifico, il Cts.

Ci sono segnali di decelerazione?

«Sì, è così. La curva dei contagi è sempre veloce ma l’incremento non aumenta. Ora c’è un andamento lineare anziché esponenziale. In questi ultimi giorni sembra ci sia stata una decrescita. In Lombardia, in particolare, l’indice di riproduzione del virus era arrivato a 2,5 (ogni caso ne produceva due e mezzo, ndr). Ora questo valore si è abbassato a livello nazionale. Significa che il meccanismo è stato in qualche modo fermato».

È l’effetto delle misure di mitigazione messe in campo nelle ultime settimane ?

«A mio parere il risultato è principalmente dovuto all’introduzione dell’obbligo di indossare mascherine anche all’aperto sancito dal Dpcm del 13 ottobre. L’aver costretto la popolazione ad usarle ovunque, non solo nei luoghi chiusi, ci ha reso coscienti della gravità del problema. È come un segnale di allarme che portiamo sul nostro corpo e induce tutti noi a mantenere alta l’attenzione. È come un richiamo. C’è un effetto psicologico delle mascherine, non solo fisico di barriera meccanica contro il virus»,

Questa fase di non peggioramento può continuare?

«Se continua così potremmo veder scendere l’indice di replicazione sotto l’unità e stabilizzare la curva».

Il servizio sanitario però è sotto pressione.

«La situazione resta critica infatti dal punto di vista della prevalenza, vale a dire del numero totale dei malati che si stanno accumulando e vengono ricoverati».

Il sistema delle zone a colori è efficace?

«Mi sembra giusto graduare le misure di contenimento dell'epidemia e differenziarle con i colori. Però la bontà del sistema dipende dalla qualità degli indicatori utilizzati, in questo caso sono 21».

Sarebbe logico attuare un lockdown generale in tutta Italia?

«A metà ottobre avrei risposto di sì. L’epidemia che cresceva così rapidamente avremmo potuto spegnerla con un intervento drastico e breve, una quindicina di giorni».

E oggi?

«Ora le restrizioni cominciano a dare un esito positivo. Tanto vale aspettare e vedere.Le misure se l’effetto continua. Un lockdown sarebbe molto pesante perché andrebbe mantenuto fino a Natale. Da economista dico che non possiamo permettercelo. Ora gli italiani, a parte i soliti sciocchi, hanno imparato che non si può più essere superficiali».


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