Anglotedesco

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lunedì 16 novembre 2020

Conte spinto verso la leadership e l'asse con Fico

 


di Ilario Lombardo 

Una curiosa coincidenza che racconta molto del passato, presente e futuro del M5S: mentre i grillini si accapigliavano agli Stati Generali, ieri è stata annunciata la piena operatività del gasdotto Tap, quello che Alessandro Di Battista aveva giurato che in quindici giorni di governo il Movimento avrebbe sbaraccato. È aneddotica, ma serve a introdurre il tema politico di giornata: la coerenza, e due protagonisti, Giuseppe Conte e Roberto Fico, accomunati da un realismo istituzionale che ha raccolto applausi virtuali nelle chat, soprattutto dei parlamentari che assistevano alla dissezione in 30 atti del M5S. Conte e Fico vengono vissuti come stabilizzatori, capaci di dare una prospettiva di sopravvivenza fuori dalle infinite tribolazioni di questi mesi. Con una collocazione chiara, che il presidente della Camera è l'unico a citare: «Proseguire con il centrosinistra», come vuole Conte. È ancora presto per parlarne, dicono ai vertici del M5S, ma è evidente che il destino politico del premier dovrà incrociare quello del Movimento. Il capo del governo ha escluso di voler fondare un suo partito. Mettersi alla testa del M5S, invece, è un discorso che echeggia nei palazzi. Ma servono i tempi adatti e le condizioni giuste. L'idea, filtrata da dirigenti e ministri grillini, è semplice: Conte è la riserva della Repubblica targata M5S, al momento giusto, dopo le elezioni del Capo dello Stato a inizio 2022, in vista delle prossime elezioni, la sua leadership dovrà apparire quasi naturale, una scelta obbligata a cui non potrà sottrarsi né lui, né chi lo avversa internamente. Gioca a suo favore il fatto che l'organo collegiale nasce senza un leader forte: non ci sarà un capo politico ma un portavoce, che potrebbe essere Paola Taverna, magari affiancata da Stefano Patuanelli o dallo stesso Di Maio. Così sarà più facile prendere in mano un Movimento che vive in una perenne transitorietà, e senza un vero antagonista che lo ostacoli. In questo scenario è fondamentale tenere d'occhio l'agenda politica. Tra sette mesi, a fine giugno, scatta il semestre bianco che precede la scelta per il Quirinale. Arrivare senza seri scossoni, aiuterebbe il governo e la maggioranza. Sistemato il Colle, il premier comincerebbe a plasmare il Movimento a sua immagine, cercando di ridare slancio al consenso che comunque da mesi nei sondaggi galleggia tra il 14 e il 18%, e lo farebbe con il sostegno di Beppe Grillo, ieri opportunamente citato nel saluto introduttivo. Conte non dice granché di politicamente rilevante nel suo intervento finché non sostiene: «Nella vita politica ci si imbatte spesso nel dilemma tra coerenza delle proprie idee e possibilità di cambiare opinione. È un dilemma mal posto. La coerenza è sicuramente un valore, ma quando governi devi valutare la complessità. Se la coerenza delle stesse idee fa male al Paese si ha il coraggio e l'obbligo morale di cambiarle. La prova del nove è spiegare perché il cambiare idea è una cosa giusta». Il passaggio non è passato inosservato e non è stato infilato per caso. Serve a indicare una nuova rotta ed è suonato deflagrante in un dibattito interno che è ostaggio dei j'accuse di Di Battista. Da una parte c'è lui, l'ex deputato che fa della coerenza estrema una rivendicazione orgogliosa e massimalista, tipica di chi non ha mai governato. Dall'altra c'è Di Maio, che, all'opposto, ha estremizzato l'incoerenza fino a trasformarla in strumento tattico, cambiando idea come se nulla fosse (ieri ha criticato l'idea del M5S come terzo polo, proprio lui che aveva indicato la "terza via"). Tra i due che litigano a emergere è Fico, durissimo verso Di Battista. Basta slogan e dogmi, sostiene, perché «è un po' ipocrita» ridurre tutto al ritorno alle origini. «Siamo cambiati, ma non ci sono persone più pure di altre», «abbiamo vissuto le contraddizioni del passaggio da opposizione a forza di governo. Riconoscerlo non significa rinnegare le origini ma evolvere tenendo fede all'essenza del progetto». In parole diverse, è la stessa cosa che ha detto Conte. 

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