Anglotedesco

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venerdì 13 novembre 2020

Conte vede sbiadire il lockdown:«La strategia delle fasce funziona»





di Carlo Bertini 

Giuseppe Conte, malgrado si sia superata la soglia psicologica dei 40 mila contagi, vede per la prima volta una flebile vittoria della sua linea, che può allontanare il timore di dover imporre un altro lockdown nazionale: la discesa dell'indice Rt a 1,43 dimostra che la colorazione delle regioni riesce a frenare i contagi. «Oggi confido che il tasso Rt si abbassi da 1,7», diceva già ieri mattina il premier: «Ciò vorrebbe dire che le misure adottate iniziano a dare effetti e saremo incoraggiati ad andare avanti su questa strada». Fatto sta che in questa situazione, in cui non si rincorre più la tracciabilità dei contagi e molti casi vengono persi, l'indice di trasmissibilità - secondo i tecnici - conta meno. Dunque resta alta la soglia di attenzione, tanto che il premier avverte tutti che il Natale sarà diverso, usando un argomento che gli procura svariate frecciate da destra e non solo. «Considereremo la curva epidemiologica che avremo a dicembre, ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all'economia. Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è anche un momento di raccoglimento spirituale. E farlo con tante persone non viene bene». «Un argomento geniale», scherza ma non troppo un suo collega di governo. Ma se al Nazareno sostengono la linea Conte, «vedremo se si ferma la curva senza arrivare a misure estreme con effetti economici e sociali», dice Zingaretti, nel Pd monta anche una forte irritazione verso le uscite di Di Maio contro De Luca: lo testimonia il forte strattone dato da Zingaretti. «Vincenzo De Luca, nei mesi scorsi, ha avuto il merito di aver lanciato l'allarme per primo in questa seconda ondata. Fino a 20 giorni fa c'era una narrazione sbagliata della situazione, io ho litigato e sono stato insultato perché ho vietato il pubblico agli internazionali di tennis: quando chiedevamo prudenza sembravamo matti». E se il segretario Pd difende il governatore campano non è per empatia personale: ma perché in questi mesi il raccordo con i governatori sarà cruciale e il rapporto di forza dentro la conferenza dei presidenti è molto sbilanciato a favore della destra. Tanto che a sostituire il Dem Stefano Bonaccini a capo della conferenza delle Regioni sarà un governatore leghista come il friulano Fedriga o Giovanni Toti. E mettersi contro i pochi governatori di sinistra è autolesionismo, tanto che De Luca ieri ha lanciato la sua fatwa contro «un governo che sarebbe meglio mandare a casa». Dunque al grido di Zingaretti, «De Luca è stato il primo a lanciare l'allarme», fanno pure eco i veleni che scorrono dal Nazareno verso i grillini. «Si vede che devono fare vedere di esistere, visto che hanno nel week end questa specie di congresso...». E tutto ciò, anche perché comincia a farsi strada nei territori la paura di una terza ondata più forte della seconda. Se ne parla, ancora sottovoce, nei colloqui tra membri del governo e presidenti di regione, con il timore che a gennaio-febbraio arrivi un'altra botta di Covid sommata all'influenza. I governatori stanno tutti moltiplicando i posti a disposizione negli ospedali e sperano, come ha detto il virologo americano Fauci, che «arrivi la cavalleria»: ovvero i rinforzi nella lotta alla pandemia costituiti dalle prime vaccinazioni. 

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