Anglotedesco

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lunedì 16 novembre 2020

Covid, su i contagi e le Regioni si ribellano

 



di Carlo Bertini 

Giuseppe Conte si trova a dover fare i conti con nodi di prima grandezza, mentre i numeri del Covid non gli recano conforto. Matteo Renzi continua a bombardare sul Mes, il Pd martella sul coinvolgimento delle opposizioni e le regioni tornano sul piede di guerra: riunendosi oggi per mettere in discussione il sistema di divisione del paese in tre fasce di rischio. Con il ministro Roberto Speranza che fa muro e il collega Francesco Boccia, responsabile per le regioni, di nuovo ventre a terra per placare le ire dei governatori del nord. Se la scorsa settimana si era infatti chiusa con una flebile lampadina accesa a illuminare la fine del tunnel, il fixing del lunedì non è roseo: crescono i contagi rispetto a lunedì scorso di circa due mila unità, ieri a 27. 354 infetti con 152 mila tamponi, crescono purtroppo i decessi, da 356 a 504. Cresce il rapporto test-positivi, da una media intorno al 16 per cento degli ultimi giorni al 17, 4%. Ma la curva pare aver subito un rallentamento, se si guarda alla minore pressione sugli ospedali. Insomma, luci e ombre che non fanno giore il governo, di nuovo alle prese con i presidenti di regione, dopo una settimana di tregua. Abruzzo nuova zona rossa E malgrado un problemino non da poco (i ristori alle categorie colpite non sono automatici se a decidere la stretta sono i governatori e non lo Stato) alcune regioni passano ai fatti e altre no: l'Abruzzo da mercoledì si auto-declassa a zona rossa, con bar e ristoranti aperti solo per asporto, chiusura dei negozi, dei mercati, delle attività sportive, ma a scuole aperte fino alla seconda media. La Puglia, pure se con dati altrettanto insidiosi, aspetta, malgrado l'appello dei medici a tramutarsi in zona rossa. E si apre una faglia nel blocco della sinistra, tra il presidente dei governatori, Stefano Bonaccini e il ministro Roberto Speranza. Bonaccini si sente tradito Dalla sua abitazione, dove è recluso dal 1° novembre perché positivo, Bonaccini non ha preso bene, per usare un eufemismo, la sequenza degli eventi del week end. Dopo aver siglato giovedì «un'operazione politica», ovvero un'ordinanza congiunta con Veneto e Friuli per stringere le maglie prima del deferimento di classe, non si aspettava la sorpresa: che il governo il giorno dopo firmasse per inserirne due su tre, Emilia Romagna e Friuli, in fascia arancione e lasciarne una in gialla, il Veneto. «Di questa ordinanza era stato informato prima Speranza», notano dalle parti di Bonaccini, «il quale aveva dato un parere positivo. E poi l'Emilia finisce in zona arancione per uno scarto dello 0, 3% del tasso di riempimento delle strutture sanitarie Mentre il Veneto nello stesso parametro è sotto dello 0, 1% ed è rimasto giallo...». E se Bonaccini è rimasto interdetto, visto che ora si sommano le misure restrittive regionali e nazionale, se il governatore delle Marche Acquaroli parla di «sistema schizofrenico», a non capacitarsi è il governatore friulano Massimiliano Fedriga della Lega. «La Conferenza delle Regioni potrà finalmente confrontarsi sui criteri applicati dal Comitato tecnico scientifico». E oggi i governatori si riuniscono su questa «situazione anomala in cui non vengono calcolati gli sforzi delle regioni». Ma dagli uffici di Speranza ribattono: «Se pensavano di stare tranquilli perché hanno chiuso due o tre centri ad alto flusso commerciale... Il passaggio a zona arancione comporta ben altre chiusure». Insomma, il problema resta quello: i governatori vivono le fasce come una pagella dei buoni e cattivi . 

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