Anglotedesco

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giovedì 19 novembre 2020

Cybersecurity per ora via dalla manovra ma Conte vuole reinserirla. No di Pd e Iv



da LA REPUBBLICA del 19 novembre 2020.Fabio Tonacci

Stralciato, ma per niente archiviato. L’Istituto italiano di cybersicurezza, tolto dalla bozza della legge di Bilancio con la stessa fretta con cui vi era stato messo, potrebbe ricomparire in una sede, se possibile, ancor più inusuale per una norma che incide sulla delicata materia dell’intelligence. Il maxi-emendamento alla Manovra, ossia quella pletora di modifiche dell’ultimo minuto su cui il governo solitamente pone la questione di fiducia. Dunque, nonostante le proteste del Pd e di Italia Viva, il progetto della "fondazione degli 007" va avanti. Il premier Giuseppe Conte non cede.Lo ha fatto capire il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) durante l’audizione di ieri mattina al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). Il Comitato aveva convocato d’urgenza il premier perché aveva appreso solo lunedì della sua decisione di creare l’Istituto attraverso lo strumento della legge di Bilancio, scavalcando così il parere preventivo del Comitato e senza comunicare alcunché ai direttori di Aise ed Aisi, i nostri servizi segreti. Uno sgrammaticato blitz, che ricorda quello dell’estate scorsa, quando la proroga degli incarichi di vertice delle due Agenzie è comparsa nel decreto emergenza-Covid.Conte, però, ha preferito mandare il prefetto Gennaro Vecchione, capo del Dis, che davanti ai parlamentari ha parlato «a nome della Presidenza del consiglio». Una scelta, secondo alcuni componenti del Comitato, «assai insolita». Vecchione, durante l’audizione, ha presentato l’Istituto di cybersecurity come tassello cruciale dell’architettura di difesa informatica e naturale completamento del cosiddetto Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica. Con la forma giuridica della fondazione e una dotazione iniziale di 10 milioni di euro presi dal residuo di bilancio della Presidenza del Consiglio, l’Istituto nasce per «promuovere l’accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche» ed è sottoposto alla vigilanza del Dis per quanto riguarda «l’attività-tecnico operativa». Aspetto, quest’ultimo, che ha suscitato le perplessità di Guerini, Franceschini e Bonetti nel Consiglio dei ministri di tre giorni fa. Vecchione ha ribadito al Copasir l’importanza della nascita dell’Istituto nell’ottica del contrasto alle «ingerenze ostili straniere » e per intercettare i milioni del Recovery Fund. «Tuttavia al fine di raggiungere il massimo grado di condivisione tra le forze politiche – ha detto – vi comunico che l’Istituto non sarà previsto nella legge di Bilancio».Pareva chiusa lì, e invece, sollecitato dalle domande del presidente Raffaele Volpi (Lega), il prefetto ha spiegato che una delle ipotesi allo studio è inserire l’Istituto nel maxi-emendamento di fine anno. Per Conte la mossa consentirebbe alla maggioranza di trovare un accordo e al Copasir di sottoporre il progetto a istruttoria. Nella pratica, però, i tempi sono strettissimi. E difficilmente Pd e Iv acconsentiranno.«Lo stralcio è stato un atto di saggezza e di rispetto del Parlamento», commenta Enrico Borghi, membro del Copasir in quota dem «La proposta, unilaterale e non condivisa interveniva in modo pesante sull’attuale architettura normativa. Il Pd fornirà il proprio contributo depositando nei prossimi giorni una proposta di riforma della legge 124/2007». È la legge di riferimento degli 007. L’idea del Pd è rendere obbligatoria la costituzione dell’autorità politica delegata all’intelligence, ruolo che Conte ha mantenuto a sé. Una delle ragioni, a ben vedere, di questo pasticcio.

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