Anglotedesco

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venerdì 27 novembre 2020

Decreti sicurezza e salva-stati.Fronda 5 Stelle spaventa Conte




Dal ponte di comando di palazzo Chigi si osserva con una certa preoccupazione la strada da percorrere nelle prossime due settimane. Per la maggioranza risicata in Senato, per gli scontri tra alleati, per i gruppi parlamentari del Movimento che non trovano pace. C'è agitazione, innanzitutto, intorno alle modifiche ai decreti sicurezza che, nonostante la questione di fiducia posta ieri dal ministro D'Incà, potrebbero vedere il voto contrario di 15 parlamentari M5S, decisi a «mandare un segnale forte al Pd». Poi, i ritardi di Bruxelles sul Recovery plan, con «l'Europa in ostaggio di 3 Stati», come scrive Luigi Di Maio su Facebook. E ora, a questi tormenti, si aggiunge la riforma del Mes.Il compromesso studiato dal ministro Gualtieri e da Giuseppe Conte, insieme all'ala governista M5S, prevede una risoluzione con un vago via libera alla riforma e una altrettanto vaga assicurazione che l'Italia non accederà, per il momento, al Fondo salva-Stati. Così da riuscire a mettere d'accordo Dem e grillini. Ma non basta ai Cinque stelle più intransigenti. Ribadiranno il loro «No Mes» lunedì, quando nelle commissioni riunite di Montecitorio Gualtieri terrà la consueta informativa che precede l'Ecofin, e anche - giurano - il 9 dicembre, quando in Aula arriverà il voto decisivo sulla risoluzione del premier.È una «riforma in peggio», scrivono i deputati 5S della commissione Affari esteri. E mandano un messaggio chiaro a chi lavora alla risoluzione: «Anche se l'Italia non attiva lo strumento, questa riforma rimette in vita tutti quei vecchi arnesi dell'austerity che il Covid aveva archiviato». Il clima è talmente teso, la spaccatura così evidente, che per non peggiorare le cose la comunicazione M5S della Camera è costretta a ritirare una scheda tecnica, che aveva mandato a tutti i suoi deputati, dove venivano ribadite le ragioni del no al Mes. «Rischiamo una nuova spaccatura», ammettono i vertici M5S. L'ala di Alessandro Di Battista, infatti, è già in trincea. Ma a puntare i piedi non ci sono solo i fedelissimi dell'ex deputato romano. I malpancisti pronti al tutto per tutto, anche a votare contro la risoluzione, al momento sarebbero circa 20: 6 o 7 senatori e una dozzina di deputati. Abbastanza, soprattutto a palazzo Madama, per mettere in difficoltà una maggioranza che può contare solo su 165 voti. Appena 5 sopra la soglia critica.I voti per la riforma del Mes alla fine ci saranno, perché Fi voterà a favore. Ma l'aiuto di Silvio Berlusconi, in questo caso, potrebbe aprire un problema politico serio, se i voti degli azzurri si rivelassero decisivi. Giorgio Mulè, Fi, spiega: «Voteremo a favore, non c'è dubbio. È la nostra posizione da sempre. Il problema è del governo: se il 9 dicembre i nostri voti sono determinanti che succede? Si apre la crisi di governo? In quel caso per noi c'è il voto, è stato fatto anche il decreto per i collegi elettorali...». Ma anche nella maggioranza sono in molti a pensare che sarebbe un gran pasticcio se i voti di Forza Italia diventassero determinanti, a causa delle defezioni dei 5 stelle. 

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