Anglotedesco

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sabato 14 novembre 2020

ELKANN:"Stile Netflix anche per i giornali.Salto nel XXI secolo"

 



Gabriele De Stefani 

Netflix erede dell'edicolante. La chiave per la rivincita del mondo dell'editoria è copiare i modelli di distribuzione di quel mondo digitale che ne ha in larga parte causato la crisi. È un salto in avanti di due secoli nella visione di John Elkann, presidente del gruppo Gedi, ospite ieri dell'inaugurazione del master in giornalismo dell'Università di Torino. La luce si inizia a intravedere: abbonamenti digitali raddoppiati da 110 mila a 220 mila, giornate con picchi da 20 milioni di utenti unici sui siti. Effetto della pandemia, che aumenta la sete di informazione e spinge verso i canali digitali, ma non solo: i nuovi abbonati restano fedeli dopo il lockdown. Ecco allora che lo spazio per un giornalismo di qualità c'è e va occupato. Come? «Si vedono i primi risultati - spiega Elkann -. Ora gli investimenti più importanti dovremo farli per rinnovare la distribuzione. I contatti con i lettori basati su edicole e abbonamenti sono un modello del 19° secolo. Bisogna saltare nel 21°. Gli utenti si aspettano servizi come quelli di Netflix, Amazon o Spotify». E anche i colossi della gig economy devono diventare se non partner, interlocutori: «Piattaforme come Google e Fb hanno conquistato la raccolta pubblicitaria. Più cooperazione con loro? Sicuramente bisogna lavorare insieme per far sì che la torta sia più grande. Poi bisogna capire come dividerla e su questo bisogna essere chiari». Il cambio di paradigma è netto, se anche chi guida il più importante gruppo editoriale del Paese impara dagli adolescenti: «Guardo i miei figli e capisco che dobbiamo adattare linguaggio e distribuzione. Non possiamo non considerare fenomeni come TikTok o Youtube». Il che impone che anche i giornalisti si rimettano in discussione: se i fondamenti della professione non si toccano («indipendenza, qualità e curiosità sono irrinunciabili»), saperli declinare con video, audio e social media è decisivo. Per i giovani la grande crisi dell'editoria può trasformarsi in opportunità. «Chi si affaccia oggi a questa professione ha una fortuna enorme: può interpretarla con gli strumenti del 21° secolo» è il messaggio di Elkann. Che si augura anche nuovi modelli contrattuali, «basati di più sul merito». La contaminazione è la chiave: il cronista deve tenere insieme la curiosità e il rigore dei vecchi maestri con le competenze sui nuovi linguaggi. L'editore deve costruire aziende glocal, con testate nazionali e locali «capaci di raccontare il mondo, ma radicate nei territori». 

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