Anglotedesco

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venerdì 13 novembre 2020

Emilia, Veneto e Friuli chiusi nel weekend



di Francesco Grignetti 

Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia da ieri sono regioni "giallo plus". È la definizione che s'è inventato Luca Zaia per presentare le ordinanze fotocopia che i tre governatori hanno condiviso ed emanato ieri. Per evitare di precipitare nel baratro dell'arancione o addirittura del rosso, Stefano Bonaccini, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia hanno deciso che bisogna assolutamente frenare il popolo degli aperitivi, dello struscio, dell'affollamento nei centri storici o sui lungomare, dello shopping domenicale. Ed ecco una serie di restrizioni decise in autonomia, ma con la benedizione del ministro della Salute, Roberto Speranza. È lungo e articolato l'elenco dei nuovi divieti per i cittadini di queste tre regioni. Una sorta di weekend da zona rossa. Tutti i negozi saranno chiusi la domenica, tranne quelli essenziali; al sabato serrati anche i centri commerciali o i grandi magazzini come Ikea; vietate a scuola le lezioni di ginnastica, di canto e degli strumenti musicali a fiato; stop alle corse sul lungomare e nei centri cittadini. E ancora: mascherina indossata sempre, fin dal momento in cui si esce di casa; negli alimentari sarà permesso l'accesso di una sola persona per nucleo familiare. Riservate in Friuli e Veneto agli ultra 65enni le prime due ore d'apertura. In Veneto sarà anche vietato passeggiare nei centri storici. In Emilia, alimenti e bevande non si potranno più consumare in aree pubbliche, e comunque dalle 15 alle 18 solo da seduti nei posti «regolarmente collocati» dei locali. Tre governatori di partiti politici diversi, insomma, ma con un'ansia comune. Dice Massimiliano Fedriga: «L'ordinanza non vuole dare multe, ma offrire regole condivise per evitare il contagio». Aggiunge Stefano Bonaccini: «Questo l'obiettivo che deve essere di tutti: frenare il contagio e invertire la curva della pandemia. Possiamo centrarlo rispettando le regole, con senso di responsabilità e senza panico». Ma il più chiaro è Luca Zaia: «In un mondo che rispetta le regole, un'ordinanza così non serve, ma cerchiamo di intercettare gli irriducibili. La vedo come un fallimento sociale perché è la dimostrazione che a volte il buon senso non c'è per tutti». Alla rincorsa del virus ci sono ora anche i sindaci. Di fronte alla palmare evidenza di assembramenti pericolosissimi, pur se in zone gialle e arancioni, i Comuni hanno iniziato a mettere divieti puntuali. A Roma si va verso controlli anti-assembramento nei parchi e sul litorale, più possibili contingentamenti delle presenze nelle principali vie dello shopping nel weekend. Divieto in centro storico anche a Caserta. E il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, si prepara a battere un colpo venerdì, dopo essersi confrontato col prefetto. Sembrano inevitabili le restrizioni anche a Firenze. Bar e ristoranti dovranno chiudere nel weekend. Ma Dario Nardella aggiunge: «Se vedremo le scene che abbiamo visto negli scorsi fine settimana, sicuramente dovremmo chiudere alcune piazze». A Bari, il sindaco Antonio Decaro ha fatto anticipare la chiusura di tutti i negozi alle 19, salvo gli alimentari e i generi necessari. Intanto ha fatto serrare tre giardini e lo skate-park. A Palermo, da lunedì le scuole dell'obbligo resteranno chiuse per ordine del sindaco Leoluca Orlando, il quale, per frenare lo struscio in centro, ha vietato perfino di fermarsi a chi va a piedi: ordinanza dalle 16 fino all'ora del coprifuoco. In Sicilia non si esclude che arrivi presto anche un'ordinanza regionale. A Bologna, piazze e strade del centro storico sono vietate per ogni tipo di iniziativa. E in Liguria, il governatore Giovanni Toti ha invitato i sindaci a individuare le strade maggiormente soggette ad assembramenti e a intervenire. 

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