Anglotedesco

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sabato 28 novembre 2020

Fondi Ue sul Salva-Stati, la maggioranza si spacca.Gualtieri alla mediazione

 



di Paolo Baroni 

Il nodo è venuto al pettine: chiamata a confrontarsi sulla risoluzione di maggioranza sulla riforma del Mes che sarà messa in votazione il 9 dicembre dopo l'intervento del presidente del Consiglio ieri la maggioranza si è spaccata. E così l'incontro in agenda nel pomeriggio, poco prima del vertice con Conte ed i capidelegazione dedicato al Recovery fund, si è rapidamente concluso. A confrontarsi su uno dei temi che più di tutti dividono la compagine giallo-rossa da un lato il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che domani in Parlamento riferirà la posizione che l'Italia porterà all'Eurogruppo (favorevole alla riforma del Salvastati), e dall'altra un deputato ed un senatore per ogni gruppo parlamentare: Filippo Scerra e Pietro Lorefice per l'M5s, Piero De Luca e Dario De Stefano del Pd, Luigi Marattin e Mauro Marino di Italia Viva e Federico Fornaro e Loredana De Petris per Leu. A far «saltare il banco» sarebbero stati Pd e Iv che hanno respinto la richiesta dei 5 Stelle, da sempre contrari al fondo Salvastati ed all'utilizzo della linea di credito legata all'emergenza sanitaria e che agli alleati hanno proposto di specificare nel testo della risoluzione il fatto che l'Italia non prenderà il Mes sanitario. In pratica subordinando questo passaggio al via libera alla risoluzione stessa. «La nostra linea è che la riforma del Mes si discute in Parlamento e, comunque, va messo nero su bianco che non si userà», hanno spiegato fonti di governo pentastellate. Per gli esponenti renziani i 5 Stelle avrebbero proposto uno «scambio inaccettabile» e pollice verso sarebbe arrivato anche dai rappresentanti del Pd. Che però, poi, per bocca di De Luca, hanno negato la spaccatura. «C'è stato solo un confronto preciso attento e comunque costruttivo di alcuni profili tecnici del testo del prossimo trattato e sulla coerenza della risoluzione approvata lo scorso dicembre» ha precisato il capogruppo dem in Commissione politiche Ue. Fatto sta che il vertice è stato aggiornato senza che si trovasse una quadra. Adesso la palla passa a Gualtieri che domattina riferirà alle commissioni Finanze, Bilancio e Affari europei di Camera e Senato. Il ministro spiegherà che rispetto ad un anno fa, quando l'Italia pose il veto, «il trattato è migliorato e cambiato molto e che comunque la firma della riforma del Mes è una questione distinta e non ha nulla a che fare con il ricorso al Mes stesso o al Mes sanitario». Per cui, a questo punto, «non è più possibile procedere ponendo veti, come fa il premier ungherese Orban contro una serie di strumenti positivi per il nostro Paese e che tutti gli alleati caldeggiano» . Se sul Mes è scontro sul Recovery fund invece il clima, dopo le frizioni e le tensioni degli ultimi mesi tra i vari ministri e tra Conte e gli alleati, è completamente diverso tant'è che stata raggiunta una prima intesa sulla governance. Non ci sarà un uomo solo al comando, ma nemmeno quella regia «più politica» che una parte del Pd chiedeva. Il vertice tra il premier, Gualtieri, il ministro Amendola ed i capi delegazione ha dato sostanzialmente via libera ad una struttura piramidale chiamata da gestire i 209 miliardi tra sovvenzioni e prestiti Ue che avrà in cima una «regia politica», ma in realtà anche molto tecnica formata da Conte, da Gualtieri e dal responsabile del Mise Patuanelli. Nelle decisioni verrà poi coinvolto il Comitato interministeriale affari europei e quindi è previsto un comitato esecutivo-struttura dimissione costituito da manager (probabilmente sei in tutto) responsabili degli obiettivi del Recovery plan nazionale anche con poteri sostitutivi rispetto ai soggetti attuatori dei vari progetti. A coadiuvarli ci sarà poi una task foce di 300 persone pescate nei vari ministeri, mentre al ministro per gli Affari europei avrà la delega ai rapporti con Bruxelles. 

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