Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

GIOVANNI TOTI: «Il Natale è la Champions per la nostra economia»



Intervista di Mario De Fazio 

«Al governo diciamo basta massimalismo, sia in senso "chiusurista" che "aperturista". Servono buon senso ed equilibrio». Il governatore ligure Giovanni Toti ha da poco finito di presiedere la riunione della Conferenza delle Regioni quando, dal suo ufficio, invoca una «zona bianca con più aperture, per riempire il vuoto normativo tra la zona gialla e un "liberi tutti" sbagliato». E, in vista del confronto con il governo sul nuovo Dpcm, chiede che «non ci siano misure più restrittive per il Natale, che vale tre mesi di fatturato: ci giochiamo la finale di Champions dell'economia». 

Presidente, cosa chiederete al governo? 

«Chiediamo che il nuovo Dpcm sia equilibrato. Nessuno si aspetta un Natale con cenoni infiniti e raduni familiari, o un Capodanno con i trenini a cantare Brigitte Bardot. Ma non è neanche utile continuare a immaginare un Natale cupo. Parliamo di 20 giorni fondamentali per l'aspetto religioso e sociale ma anche per l'economia: ci giochiamo un pezzo di occupazione, commercio, agroalimentare, ristoranti». 

Non c'è il rischio di lasciare spazio al virus? 

«È comprensibile e giusto chiudere se le condizioni del virus lo impongono, come nelle settimane passate. Meno comprensibile sono misure vessatorie se il virus consente qualche spazio di libertà in più». 

A quali spazi si riferisce? 

«C'è da fare una riflessione sulle località sciistiche, che valgono qualche miliardo di euro e centinaia di migliaia di posti di lavoro: se Austria, Slovenia e Svizzera apriranno non lo fanno per autolesionismo. L'apertura a pranzo dà una boccata d'ossigeno ai ristoranti ma non basta a sopravvivere». 

Non crede sia una visione troppo aperturista? 

«Non bisogna essere massimalisti né in senso "chiusurista" né in senso "aperturista". Bisogna essere equilibrati, con un po'di sano riformismo: arriviamo fin dove ci possiamo permettere. Il governo ci dia una traccia di medio periodo: bisogna dire alle persone che devono tenere chiusa un'attività quando potranno riaprila». 

Come si danno più certezze in un periodo simile? 

«Senza campare alla giornata, dividendoci tra chi sembra che voglia riaprire il Paese incurante del virus e chi, prono all'ortodossia della virologia, vuole chiudere tutto. Applichiamo le regole, teniamo conto che quando si allungano le code al pronto soccorso va in sofferenza il sistema sanitario. Ma anche che quando si accorciano le file ai pronto, si allungano quelle alla Caritas. E non sono file meno dolorose». 

Sugli spostamenti tra regioni cosa proponete? 

«Il governo ci ha detto che il metodo resterà quello della ripartizione del Paese in zone di rischio. E quindi tra regioni gialle gli spostamenti devono essere consentiti, tra quelle rosse saranno vietati. Ho letto anticipazioni molto fastidiose: il principio della zonizzazione dev'essere applicato anche ora, e ulteriori restrizioni a Natale sarebbero fuori luogo. Anzi, propenderei a consentire alcuni limitati spostamenti anche tra regioni più a rischio della gialla, come i ricongiungimenti tra familiari». 

Ma con potenziali esodi non aumenterebbe la diffusione del virus? 

«La mia task force epidemiologica sostiene che gli spostamenti tra regioni dove c'è uniformità di contagio non creano scompensi. Se in due regioni il virus circola allo stesso modo non c'è rischio». 

Bisognerebbe rivedere la classificazione di rischio in tre zone? 

«Le tre zone vanno bene, ma mi chiedo: se una regione ha parametri migliori della zona gialla, deve sottostare a quei vincoli? C'è un vuoto normativo: se esco dalla zona gialla vado nella totale libertà. E non è ragionevole: occorre un'altra fascia, una zona cuscinetto tra la totale assenza di regole e la zona gialla, che ci consenta un ulteriore passo verso l'ampliamento delle possibilità dei cittadini senza che ciò significhi un "liberi tutti"». 

A Torino si ragiona sui vigilantes per regolare lo shopping. Cosa ne pensa? 

«Le scene di folla preoccupano. Ma non possiamo continuare a zigzagare emotivamente: apriamo i negozi perché c'è ecatombe di commercianti e poi ci lamentiamo se la gente va a comprare? Servono equilibrio e buon senso» . 

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