Anglotedesco

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lunedì 16 novembre 2020

GOFFREDO BETTINI:«Chiamare al governo le energie migliori .Il segnale di Forza Italia va raccolto subito»

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 16 novembre 2020

Caro direttore, 

la seconda ondata del Covid-19 è molto più forte di quello che molti si aspettavano. Sta mietendo vittime nella solitudine e nell’impedimento di un ultimo abbraccio. Francamente è difficile accettare calcoli e bilanciamenti circa queste vite che si spengono nella freddezza di un distacco che le rende irrilevanti. Ho una sensazione sgradevole, che forse segnala un problema più generale.

Ci si interroga: quanto costerebbe un nuovo lockdown? Ma dico: c’è un calcolo credibile da ipotizzare? Si può quantificare il valore di una esistenza? E un’altra domanda: quali conseguenze possono avere ulteriori limitazioni delle libertà? Quali danni provocherebbero alla psiche, allo sviluppo, alle possibilità di formazione delle nuove generazioni?

Rispondo: ma quale rapporto ci può mai essere fra diritti fondamentali, negati solo per un periodo limitato, e l’immensità, l’irripetibilità, la misteriosa sacralità della perdita di un essere umano? Ma se è inquietante approntare calcoli «razionali» su materie che investono le fondamenta della nostra civiltà e dell’umanesimo che ha fondato il «moderno», è letteralmente inaccettabile, mostruoso, arrivare al punto di costringere i medici a scegliere, per mancanza di strutture adeguate, tra chi deve salvarsi e chi, al contrario, morire. È successo. Non può succedere di nuovo.

Ecco perché, al di là di ogni tentennamento, va «raffreddato» il contagio in modo drastico prima di esaurire i reparti di terapia intensiva che sono la sola speranza per i malati più gravi. Ma cosa deve diventare la «scorza» umana per reggere la scelta di una selezione che decide il destino di chi ha bisogno di aiuto secondo l’età, la forza, le condizioni del corpo, gli aspetti somatici? Marco Revelli nel suo ultimo libro si domanda, con qualche ragione, se è ritornato il grande «demone» del Novecento europeo che pensavamo superato.

Non sorgono alla memoria il macello delle trincee del ’14-’18, e, persino, la selezione dei prigionieri di Auschwitz? Senza neppure il fanatismo ideologico di allora, ma nell’asettica necessità di procedure ritenute oggettive. Attenzione! È facile assuefarsi alla morte dell’altro e sottomettersi ad un ingranaggio percepito come ineluttabile. Una tragedia antropologica, oltre che politica.

Un ritorno alla primitiva lotta per la sopravvivenza, nella «splendida» modernità dove le macchine addirittura pensano. Ecco perché oggi le classi dirigenti si trovano di fronte ad una prova che può svelare la loro vera natura. Umana o disumana? «Formata» a principi civili o regredita a «tecnica» separata dalla vita? L’attuale Governo ha affrontato la prima fase della pandemia con un’impostazione alta, di intensità valoriale e unendo il popolo.

Abbiamo detto: prima di tutto salvare le vite. Sostenere economicamente le parti più colpite della società italiana. Coordinare il lavoro dei poteri dello Stato. Ancor di più l’emergenza di oggi va affrontata lungo questa ispirazione e con questo afflato. Perché c’è più stanchezza. E qualche sfiducia. Occorre ridurre calcoli, tatticismi, divisioni gravi tra i livelli istituzionali del Paese, personalismi e ripicche, scarichi di responsabilità.

È il momento di discorsi solenni, impegnativi, coraggiosi.Concreti, ma rivolti al cuore degli Italiani. È il momento della ragione, ma anche della forza. Del rischio. È il momento dell’unità. Lo stato eccezionale che stiamo vivendo sospende la normalità della politica. Pone a tutti, accanto alla politica, il tema costitutivo del perché siamo una comunità, un popolo, una patria. E di cosa si depositerà nel profondo dell’animo della Nazione dopo questa tragedia.La maggioranza che ora governa l’Italia si è rivolta all’insieme del Parlamento perché ognuno dia il proprio contributo. Deve continuare a farlo con forza. C’è stata un’apertura da parte di Forza Italia. Si raccolga senza indugi. È un segnale. La legge di bilancio che verrà discussa è un tutt’uno con il governo concreto della pandemia; si muove dentro a questa tempesta. Dopo la legge di bilancio ci saranno mesi ancora drammatici.

Non si tratta di rinunciare ognuno alla propria identità, alle proprie ragioni, al proprio punto di vista sul Paese. Piuttosto si tratta, nella stretta di oggi, di praticare tutte le vie possibili per raccogliere con generosità i contributi delle forze politiche consapevoli e democratiche, che sinceramente intendono dare una mano. E si tratta di superare ogni prudenza o valutazione di opportunità, comprensibile in altri momenti, per chiamare anche all’interno dell’esecutivo le energie migliori e necessarie per competenza e forza politica in grado di offrire, insieme a Conte, un punto di riferimento indiscusso all’Italia e alla Repubblica, così scosse e provate.

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