Anglotedesco

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mercoledì 18 novembre 2020

GRAZIANO ONDER:"In Italia si vive di più ma con una salute precaria"





Intervista di Paolo Russo 

L'Italia è il terzo Paese al mondo per mortalità da Covid, documenta uno studio della John Hopkins University di Baltimora. Per Graziano Onder, geriatra del Gemelli e responsabile proprio del rapporto sulla mortalità da coronavirus dell'Iss, molto dipende dal fatto che da noi si vive a lungo, ma non in buona salute. «Nel nostro Paese però il 90% dei morti sono per e non con Covid. Anziani e con più patologie uccisi però dal virus. Occorre essere consapevoli della tragedia attuale per responsabilizzarci e osservare le regole». 

Perché da noi si muore così tanto di Covid? 

«Prima di tutto non è facile comparare questi dati, perché mentre da noi tutti coloro che muoiono e risultano positivi al tampone vengono classificati come decessi per Covid, non è così in altri Paesi. A influire sulla mortalità ci sono poi le caratteristiche della nostra popolazione, che per un quarto è composta da ultra 65enni ed è la più anziana d'Europa». 

Qualcuno punta l'indice anche contro il nostro sistema sanitario pubblico. 

«Questo, me lo faccia dire, è una sciocchezza. Il nostro servizio sanitario nazionale non è inferiore a quello di altri Paesi, anzi. Noi abbiamo un sistema universalistico che copre tutta la popolazione. Siamo rimasti solo noi e gli inglesi ad offrire tutto a tutti». 

Perché in Germania, dove la popolazione è vecchia quanto la nostra, si muore così tanto meno? 

«È difficile spiegarlo. Lo stato di salute della loro popolazione e il loro modello sanitario non sono tali da giustificare questa differenza. Devo presupporre che anche loro abbiano un diverso metodo di conteggiare le morti da Covid». 

Non sarà che i nostri anziani sono un po' meno in salute? 

«L'età media delle vittime del Covid è superiore a 80 anni ed è vero che in Italia si vive più a lungo, ma con meno anni trascorsi in buona salute. Per questo dico che dobbiamo fare tesoro di questa tragica esperienza ricalibrando il nostro sistema di assistenza agli anziani e alle persone fragili». 

Come? 

«Coinvolgendo maggiormente la medicina del territorio perché il modello di assistenza centrato solo sull'ospedale non regge in tempi di emergenza, ma nemmeno nei periodi normali. Occorre strutturare un programma di gestione territoriale delle cronicità. Ma se vogliamo invecchiare bene dobbiamo puntare molto sulla prevenzione. Per questo tra i primi progetti da finanziare con il Recovery fund c'è il potenziamento dei servizi di prevenzione delle Asl». 

A proposito di assistenza domiciliare, quella ai positivi in isolamento a casa latita. 

«So che il commissario Arcuri si sta facendo in quattro per acquistare e distribuire i saturimetri che sono indispensabili per controllare la condizione respiratoria. Ci sono poi tante soluzioni tecnologiche che vanno rese però fruibili. Le televisite sono l'uovo di Colombo, ma occorre anche rimborsare chi le fa. E poi il servizio deve essere fruibile da un normale smartphone o tablet senza passare per il Cup e l'installazione di programmi». 

È così da scartare l'idea di creare delle fasce orarie protette per gli anziani che devono andare a far compere? 

«L'età media dei contagiati è di 43 anni. Il contagio degli anziani avviene prevalentemente da parte dei più giovani in ambito familiare. È lì che bisogna alzare la barriera protettiva, limitando i contatti e sempre con la mascherina». Quando si prevede il picco dei decessi? «Quello dei contagi lo stiamo raggiungendo adesso. Nelle prossime due settimane dovremmo finalmente iniziare a veder calare le vittime»

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