Anglotedesco

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giovedì 26 novembre 2020

I 5 stelle nei socialisti.Di Maio vede D'Alema

 


Non c'è nulla di strano se un ministro degli Esteri e un suo predecessore si incontrano alla Farnesina. Se non fosse che i due sono Luigi Di Maio, attuale capo della diplomazia italiana, e Massimo D'Alema, che tra queste mura dalle geometrie razionali, imponenti dietro il Foro Italico di Roma, è stato di casa tra il 2006 e il 2008. L'incontro avviene a pranzo, i primi di novembre. Si erano già incrociati a Bari, a metà ottobre, alla Fiera del Levante, e anche allora fu un colloquio cordiale. Questa volta però non è casuale. Di Maio e D'Alema hanno tanto di cui parlare. Parlano un po'di tutto, di Cina, delle presidenziali americane e di Albania, dove D'Alema coltiva tuttora ottimi rapporti, e dove Di Maio sarebbe andato in visita poco dopo, giusto una settimana fa. Ma con l'ex premier del centrosinistra, leader dei Ds e poi del Pd, il ministro grillino ha anche altro di cui parlare. In Europa il M5S sta disperatamente cercando una famiglia a cui affiliarsi. Significherebbe avere soldi, staff, diritto di voce nell'Europarlamento. I 14 eurodeputati hanno cercato un focolare tra i Verdi, tra i liberali, nella sinistra e ora ci provano con i progressisti di S&D, i Socialists and Democrats. D'Alema, che è stato vicepresidente dell'Internazionale socialista, dispensa consigli a Di Maio, consapevole di avere di fronte a sé un leader che fino a 10 mesi fa sposava le ragioni del sovranismo, il dirigente di un partito che ora sta facendo una torsione identitaria.

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