Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

I renziani contro il governo sul Recovery

 


Sul Recovery fund, come l'altro ieri col Mes e la richiesta dei 5S di mettere nero su bianco il no ai fondi per la sanità, i renziani si mettono di traverso. Ma non solo loro. La soluzione «a piramide» di Conte e che sembrava convincere larga parte del Pd e quanti temevano l'uomo solo al comando, non piace al presidente di Iv Ettore Rosato che denuncia un sostanziale "commissariamento" dei ministri. Dal Pd, invece, oltre alla portavoce della conferenza delle donne Cecilia D'Elia che chiede di tener conto delle competenze femminili, un ministro di peso come il responsabile della Difesa Lorenzo Guerini sostiene che «andrebbero considerate con attenzione tutte le proposte», comprese quelle di Carlo Calenda. Per il leader di Azione «se si crea una sovrastruttura, questa inevitabilmente andrà in conflitto coi ministri», ai quali «non è certo possibile togliere i poteri conferiti», rimarca l'ex ministro Pd dando poi vita ad un botta e risposta via Twitter col vice segretario dem Andrea Orlando che invece difende lo schema Conte. Per il ministro agli Affari europei, Enzo Amendola, «sul Recovery fund la maggioranza lavora coesa», e spiega che semmai i problemi stanno fuori: «Certo sul cronoprogramma di Bruxelles pesa il veto di Polonia e Ungheria» ed è proprio per questo che «l'Italia si deve far trovare pronta» quando l'impasse verrà superato. Lo schema in via di definizione, che una volta messo a punto verrà inserito nella legge di Bilancio, prevede una regia politica formata da Conte e i ministri Gualtieri e Patuanelli, una struttura di missione formata da 6 manager (uno per ogni area d'intervento), e una task force di 300 persone. Per mettere a fuoco gli ultimi dettagli, a partire dal ruolo dei sei manager, Conte oggi riunirà di nuovo i capidelegazione ed i ministri interessati. L'Italia ha infatti il fiato sul collo di Bruxelles: la Commissione europea, giusto ieri, è tonata a ricordarci che la governance chiamata gestire i 209 miliardi tra sussidi e prestiti che arriveranno da Bruxelles è «fondamentale» al pari del fattore tempo. «La Ue ha chiesto con maggior forza non solo di tirar fuori le priorità ma anche delle soluzioni organizzative che consentano di assorbire queste risorse» ha spiegato ieri il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni su Rai3. 

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