Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

Il fotografo di Aleppo pestato per strada dalla polizia a Parigi

 



di Leonardo Martinelli 

Sta meglio Ameer Alhalbi, ma ha il naso rotto e la faccia tumefatta. Siriano, fotografo indipendente, ha ricevuto un colpo violento in viso, con un manganello, sferrato da un poliziotto, durante la manifestazione a Parigi sabato pomeriggio. Era stata indetta per protestare contro una nuova legge, ora in discussione al Parlamento, che limiterà fortemente la possibilità di filmare, anche da un semplice cellulare, dei poliziotti in azione. Aveva radunato una marea di gente a manifestare pure contro la violenza delle forze dell'ordine in generale, dopo il pestaggio di un nero, Michel Zecler, proprio nella capitale, da parte di quattro poliziotti. Ameer era lì per documentare, alla fine di una giornata di proteste, degenerata per l'intervento dei black bloc. Ed è stato un doppio choc per lui. Sì, perché Ameer è nato ad Aleppo, la città martire, 24 anni fa. E già a 17 cominciò lì a fotografare quell'assurda guerra civile. Le sue immagini iniziarono a utilizzarle alcune agenzie, in particolare l'Agence France Presse, con cui oggi lui collabora in Francia e per la quale era andato sabato alla manifestazione. All'Afp ha confidato che «lo choc è stato duro, mi sono ritrovato ferito, con il sangue che scendeva giù dal viso. Sono rimasto bloccato per due ore tra i manifestanti e i poliziotti, perché questi non mi volevano far passare, per raggiungere l'ospedale. In quel momento mi sono ritornate in mente le immagini della Siria. Non avevo più male al naso o al volto, era il passato che riemergeva. A 15 anni mi ero ritrovato ad Aleppo bloccato in una manifestazione, ferito da due pallottole alla mano». Ameer vagava per le strade della sua città a fotografare: stupenda una sua istantanea del 2016, con due padri che fuggono tra le macerie con i figli neonati in braccio. Quell'anno il suo papà, casco blu volontario, morì in un bombardamento. Pochi mesi dopo Ameer fuggì con la madre in Turchia, per poi arrivare a Parigi, dove ha ottenuto l'asilo politico. Riguardo a sabato sera, ha sottolineato che «eravamo un gruppo di quattro-cinque fotografi, fra i manifestanti e la polizia. Ed eravamo chiaramente identificabili». Ma hanno picchiato lo stesso. L'Afp ha chiesto che la polizia apra un'inchiesta. Intanto ieri il procuratore di Parigi ha deciso il rinvio a giudizio dei quattro poliziotti coinvolti nel pestaggio di Zecler, produttore discografico, oltre alla carcerazione preventiva per tre di loro. E si è saputo che Emmanuel Macron ha chiamato l'uomo per avere notizie. Il presidente ha definito «una vergogna» per la Francia la sua aggressione.

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