Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

Il governo studia una deroga per far riunire genitori e figli

 



di Federico Capurso e Ilario Lombardo 

Congiunti, familiari stretti, parenti di primo grado, affetti stabili: come chiamarli? Alla fine il governo ha capito che la parola giusta, da usare nel prossimo Dpcm per passare un Natale in famiglia ma senza contagi, non esiste. Eppure, una formula si vuole trovare. La stanno cercando affannosamente persino i ministri che finora hanno sempre sposato la linea dura, come Roberto Speranza. Perché se da un lato verranno fortemente limitati gli spostamenti, dall'altro si cerca di non infliggere un colpo troppo duro alla tradizione. E, soprattutto, all'economia. Sul tema dei ricongiungimenti familiari c'è una «sensibilità diffusa all'interno dell'esecutivo», riconosce un membro di peso del governo. Gli sforzi, in queste ultime ore, si stanno concentrando intorno al termine "parenti di primo grado". Dunque, genitori, figli e nessun altro. Per loro ci sarebbe una deroga, valida dal 20 dicembre al 7 gennaio, che gli permetterebbe di spostarsi liberamente. «Ma se si allenta da una parte - è il ragionamento che sposa l'ala rigorista del governo - allora si deve stringere dall'altra». Il mirino è puntato sulla libertà di circolare nei giorni in cui sarebbe valida la deroga. I governatori non vorrebbero limitare troppo gli spostamenti, proprio ora che si preparano a schiarire in zona gialla, ma a palazzo Chigi il pensiero va in direzione opposta. L'ultima ipotesi è quella di non permettere lo spostamento dal proprio comune, con l'eccezione sempre valida per chi ha la residenza altrove, per chi deve lavorare o si sposta per ragioni di salute. L'orientamento prevalente tra le forze di maggioranza è quello di chiudere solo i confini regionali, ma la discussione èaperta. E una decisione definitiva non è stata presa nemmeno sulla possibilità di deroga per i parenti di primo grado. Anche perché nel Pd non tutti sono convinti della bontà dell'idea e ricordano i dati dell'ultimo Natale pre-Covid, quando all'interno dei confini nazionali si mossero 15 milioni di italiani. Certo, questa volta non ci saranno le vacanze nelle città d'arte e nemmeno quelle in montagna. Sulla chiusura degli impianti, infatti, l'intero governo punta i piedi, nonostante le pressioni dei governatori. Ieri i presidenti di Regione si sono incontrati e oggi formalizzeranno le loro richieste al governo. Tra queste, la proposta di far assaporare la neve almeno a chi pernotta in hotel o ha una seconda casa. Ma l'idea viene accolta tra i ministri con fastidio. A gennaio - rispondono - se ne potrà riparlare, intanto arriveranno i ristori. Impossibile, poi, pensare alla riapertura di altre mete predilette dai vacanzieri invernali, come centri termali e spa, invocate sempre dalle Regioni. Ripetere gli errori dell'estate sarebbe «diabolico», replica Nicola Zingaretti. E sulla linea del segretario del Pd si schiera l'esecutivo. Si attendono però le indicazioni del Cts sui rischi legati a una possibile deroga agli spostamenti. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha comunque preparato un piano B. Nel chiuso delle carrozze, in caso di affollamento, il rischio di contagio viene considerato alto, ma i dati di flusso di questi mesi sono molto bassi e in 48 ore, fanno sapere dal Mit, si possono riattivare gran parte delle corse dei treni, ad oggi dimezzate. La trincea scavata intorno al Dpcm, dunque, è profonda. Il governo si prepara a rigettare quasi tutte le richieste che arriveranno dei presidenti di Regione, compresa quella del presidente della Liguria, Giovanni Toti, di aggiungere una «zona bianca». Si tratterebbe di zone in cui il rischio epidemico è più basso e dove si potrebbero quindi allentare le restrizioni, ma dai membri del governo viene considerato un discorso «prematuro». Specie se, come fanno notare dalle file del M5S, «ci sono ancora 670 morti al giorno e i nostri sforzi dovrebbero essere tutti dedicati a evitare una terza ondata». Sulla scuola, però, i governatori che chiedono di riaprire il 7 gennaio potrebbero ancora spuntarla, nonostante Lucia Azzolina, spalleggiata dal M5S e da Italia viva, insista sul ritorno in classe delle superiori il 9 dicembre. 

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