Anglotedesco

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lunedì 30 novembre 2020

Il pressing delle Regioni:"Spostamenti ammessi e ristoranti aperti"



Luca Monticelli 

Regole chiare per evitare gli assembramenti, via libera agli spostamenti tra aree dello stesso colore, aperture dei ristoranti la sera e skipass limitati in montagna. Sono alcune delle proposte che i governatori porteranno oggi al tavolo con l'esecutivo in vista del nuovo Dpcm che entrerà in vigore venerdì. La Conferenza delle Regioni si è riunita in videocollegamento ieri per oltre tre ore ed è stata preceduta da tavoli paralleli che però hanno visto procedere i presidenti in ordine sparso. Il centrodestra ha cercato di aumentare il pressing nei confronti del governo senza arrivare a una sintesi pienamente condivisa sulle misure. In serata è Giovanni Toti a elencare i punti che stamani alle 10 saranno al centro del confronto con i ministri Francesco Boccia, Roberto Speranza e il commissario Domenico Arcuri. «Occorre semplificare e qualificare i parametri delle zone a rischio - ha spiegato Toti - accorciare i tempi di uscita dalla zona rossa o arancione perché 21 giorni sono troppi». Il divieto di assembramento deve essere il criterio che orienta tutte le scelte, è il ragionamento emerso alla riunione: non si può permettere lo shopping senza condizioni e poi vietare delle attività che magari creano meno affollamento. La messa, sottolineano, non è un problema di orario ma di ressa fuori dalle chiese. Sul tema si pronuncerà la Commissione europea che nella bozza sulle linee guida anti-Covid durante le feste raccomanda di «evitare cerimonie religiose con grandi assembramenti, sostituendole con iniziative online, in tv o alla radio». Il governatore della Liguria puntava a istituire una zona in più di colore bianco per permettere un Natale «più libero e tranquillo», l'idea però non ha raccolto grandi adesioni. Il presidente del Molise, Donato Toma, l'ha subito giudicata un'iniziativa difficilmente realizzabile, conoscendo già la contrarietà del Comitato tecnico scientifico. Per evitare il tracollo del settore turistico e contrastare la concorrenza di Austria, Slovenia e Svizzera, Alberto Cirio del Piemonte ha proposto l'apertura degli impianti sciistici a chi ha una seconda casa in montagna. Gli assessori al Turismo delle Regioni alpine in un documento hanno suggerito l'utilizzo delle piste anche per chi pernotta negli alberghi. «È il minimo sotto il quale non possiamo andare, ma non è questa la base della trattativa con Roma: dobbiamo puntare più in alto», dice Luca Zaia. Inoltre i territori del Nord, nel corso del vertice di ieri pomeriggio, hanno lanciato l'ipotesi di chiudere i confini per evitare che la gente vada a sciare all'estero. Secondo Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, il provvedimento sugli impianti di risalita va preso a livello europeo. A pretendere maggiore chiarezza è Luca Zaia: «Se il principio fondante del Dpcm sarà il distanziamento avremo una contraddizione. Non si possono chiudere i cinema, i bar e le piste da sci che sono luoghi dove gli assembramenti sono più gestibili rispetto ad altri contesti, come ad esempio le piazze». Il pericolo della terza ondata del virus è comunque ben chiaro a tutti i governatori e il numero uno della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, lo ha ripetuto: «Dobbiamo cercare misure che evitino il tana libera tutti: per il periodo natalizio è necessario limitare gli spostamenti». La curva dell'epidemia continua a scendere, ma i numeri sono alti e indicano un equilibrio incerto. I nuovi casi di coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore sono 16. 377 a fronte di 130. 524 tamponi eseguiti: vale a dire che il rapporto tra contagi e test è risalito al 12, 5%. Cresce, per la prima volta dopo quattro giorni, il numero di pazienti ricoverati (+308) mentre scendono di 9 unità i posti occupati in terapia intensiva. I decessi registrati sono stati 672, quindi per vedere una decrescita significativa delle vittime bisognerà aspettare ancora parecchi giorni. 

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