Anglotedesco

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martedì 17 novembre 2020

Il Tar ferma i medici: niente assistenza a casa



da IL CORRIERE DELLA SERA del 17 novembre 2020.Fabrizio Caccia

L’assessore alla Sanità ROMA della Regione Lazio, Alessio D’Amato, è preoccupato: «Questa sentenza del Tar — dice — rischia di far saltare l’intera rete d’assistenza territoriale in Italia». Così è già pronto il ricorso urgente al Consiglio di Stato, contro la decisione del Tar del Lazio che ieri ha parzialmente accolto il ricorso proposto dal Sindacato dei medici italiani, stabilendo che «l’affidamento ai medici di medicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid» risulta in contrasto con la normativa emergenziale.Un vero e proprio stop, insomma, imposto ai medici di famiglia per le cure a casa. Secondo il tribunale, infatti, «i medici di medicina generale risultano investiti» dalla Regione Lazio di «una funzione di assistenza domiciliare del tutto impropria, che per legge dovrebbe spettare unicamente alle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)». E dunque per il Tar i medici di famiglia verrebbero «pericolosamente distratti dal compito di prestare l’assistenza ordinaria, a tutto detrimento della concreta possibilità di assistere i tanti pazienti non Covid».Plaude alla sentenza il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli: «Il Tar ribadisce ciò che la legge già prevede e cioè che l’assistenza domiciliare Covid è compito delle Usca. Se queste non ci sono o sono insufficienti, è un’inadempienza delle Regioni». E aggiunge: «A ricordarci il prezzo pagato dalla medicina di famiglia per aver tenuto fede ai propri valori, primo tra tutti quello della prossimità al paziente, c’è l’elenco dei medici caduti in Italia per il Covid: su 192, di cui già 13 nella seconda ondata, dal primo ottobre ad oggi, più della metà erano medici di medicina generale. Medici di famiglia».L’Unità di crisi Covid-19 della Regione Lazio, però, lancia l’allarme: «Secondo il Tar, dunque, un anziano iperteso diabetico e con il Covid può avere un’assistenza domiciliare del medico di medicina generale solo per il diabete e non per il Covid...». Concorda l’assessore D’Amato: «Pensare come fa il Tar di destinare solo l’assistenza domiciliare non Covid ai medici di famiglia non solo non considera il quadro di cronicità e pluripatologie presenti soprattutto nelle fasce di popolazione più anziana, ma tecnicamente significa non garantire più alcuna assistenza domiciliare. Pensare di gestire gli oltre 600 mila cittadini in isolamento domiciliare oggi in Italia solo con i mille volontari delle Usca è irrazionale. Ce ne vorrebbero almeno 10 mila. Insomma, non si tiene conto del mutato quadro della pandemia e del ruolo che invece devono avere anche i 50 mila medici di famiglia nel rafforzare la rete italiana di assistenza. Questa sentenza è un passo indietro rispetto al nuovo accordo nazionale sottoscritto dalle principali sigle dei medici di medicina generale e dal ministro Speranza».Non a caso, tra le sigle contrarie al recente accordo tra il governo e i medici di famiglia per l’effettuazione dei tamponi rapidi anche a domicilio c’era proprio lo Smi, che ieri al Tar del Lazio ha vinto il primo round.

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