Anglotedesco

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giovedì 19 novembre 2020

In un giorno 753 vittime. Terapie intensive, allarme in 16 regioni


da IL CORRIERE DELLA SERA del 19 novembre 2020.Mariolina Iossa

Siamo al «plateau»? Probabilmente sì, la curva epidemica cresce ma è tendenzialmente stabile, sono 34.283 i nuovi casi (il bollettino di martedì ne registrava 32.191) ma con 234.834 tamponi in 24 ore, 26.376 in più.Purtroppo, per il secondo giorno consecutivo i morti sono sopra quota 700, e in aumento sul giorno prima, 753 (martedì il bollettino ne ha contati 731). Ma oltre 24 mila sono i guariti in un giorno e soprattutto il rapporto tamponi-positivi è ancora lievemente diminuito, 14,6%. Martedì 17 novembre era 15,4% e lunedì 16 era oltre il 18%. Nessuna regione ha zero decessi, mentre il maggior numero di vittime è ancora in Lombardia (+182), poi Lazio (+80), Campania (+75), potrebbe esserci stato un ricalcolo perché martedì i deceduti erano stati «soltanto» 18, un numero che non sembra corrispondere all’andamento dei contagi delle settimane precedenti). Infine, Piemonte (+63).I ricoverati sono 430 in più, in totale 33.504; in terapia intensiva ci sono altri 58 pazienti (martedì l’aumento giornaliero era stato più sostenuto, 120), in totale 3.670.La curva «si è appiattita, questo è sicuro», ha detto a Rai Radiouno Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e virologia all’Università di Padova. Adesso, ha continuato, «bisogna vedere quanto rimane a questi livelli, che obiettivamente non sono accettabili per il numero delle persone che si ammalano tutti i giorni». Secondo il virologo, «l’Rt deve scendere sotto l’1 per abbassare i casi» ma le misure attualmente in vigore non sono sufficienti. «Con queste misure — ha concluso Crisanti — arriviamo a Natale ma poi la battaglia per il futuro di tutti noi è la creazione di un sistema di sorveglianza per la trasmissione sul territorio: se si fa, potremo andare senza mascherine anche tra 4 mesi».Preoccupano i dati diffusi dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornati al 17 novembre: il 42% dei posti in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid. La soglia critica del 30%, indicata dal decreto del ministro della Salute, è superata quindi sia nella media nazionale sia con picchi di percentuale anche sopra il 50% in molte regioni. Si tratta di Abruzzo (37%), Basilicata (33%), Calabria (34%, in forte aumento rispetto al 13% del 10 novembre), Campania (34%), EmiliaRomagna (35%), Lazio (32%), Liguria (53%), Lombardia (64%), Marche (45%), la provincia autonoma di Bolzano (57%), la provincia autonoma di Trento (39%), e ancora Piemonte (61%), Puglia (41%), Sardegna (37%), Toscana (47%), Umbria (55%), Valle d’Aosta (46%). La Sicilia, invece, è sul valore limite del 30%.Per quanto riguarda i posti nei reparti di medicina di area non critica, quelli occupati da pazienti Covid sono il 51% a livello nazionale. La soglia critica del 40% risulta superata in 15 regioni.

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