Anglotedesco

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sabato 14 novembre 2020

Inchiesta sulla morte di Joseph:"Soccorsi in ritardo di 4 ore"

 



Fabio Albanese 

Per un giorno intero il corpicino di Joseph è rimasto in una grande bara di legno marrone, nello spoglio obitorio del cimitero di Lampedusa: in tutta l'isola non ce n'era una per lui, piccola e bianca. Poi ieri pomeriggio dalla Sicilia ne è stata fatta arrivare una e, poco dopo, il magistrato ha dato il via libera alla sepoltura, che avverrà stamattina. «Nella parte di cimitero dedicata ai migranti - dice il sindaco dell'isola, Totò Martello - e stavolta avremo un nome da mettere su quella tomba, l'ho promesso a sua madre, straziata dal dolore». Ma la breve storia di Joseph, 6 mesi, simbolo di una delle tragedie che in questi giorni stanno ulteriormente disseminando di morti il Mediterraneo centrale, non è ancora finita. Ieri la procura di Agrigento ha deciso di aprire un'inchiesta sul soccorso al gommone nero su cui era con la sua mamma e altre 116 persone, 6 delle quali morte annegate. Due le ipotesi di reato, in un fascicolo contro ignoti: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e naufragio colposo. «È presto per capire cosa sia accaduto, attendiamo le relazioni di Guardia costiera e Open Arms - precisa il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella - ma vogliamo accertare i fatti che hanno contribuito a causare il naufragio». Joseph era stato rianimato dal team sanitario di Emergency che opera sulla Open Arms, ma occorreva trasferirlo subito a terra. Per lui, come per altre 5 persone, la Ong ha chiesto l'evacuazione medica, alle 16.02, cinque ore dopo il salvataggio. Joseph muore alle 20.15. Le prime delle due richieste fatti dalla Guardia costiera con un elicottero partito da Catania è delle 21.50: una bimba di 3 mesi, la sua mamma e un uomo saranno portati a Malta. Il corpo di Joseph, la madre e un'altra ragazza di 18 anni verranno issati a bordo dell'elicottero nel secondo viaggio, all'1.30 di notte.La madre di Joseph si chiama Haiay, nata in Guinea Conakry, avrà 18 anni tra 4 giorni; quei pochi minuti di orrore e disperazione li ha dovuti raccontare alla Guardia costiera di Lampedusa: «Ero in acqua e avevo in braccio il bambino; me l'hanno tolto dalle mani per farmi salire sul battello dei soccorritori. Poi, quando stavano per passarmelo, qualcuno a bordo si è mosso e mio figlio è finito in mare ed è sparito». Gli attimi successivi sono quelli documentati dal video diffuso dalla stessa Ong con quell'urlo straziante: «Ho perso il mio bambino, dov'è il mio bambino?». Finirà tra gli atti dell'inchiesta, così come un altro filmato, diffuso ieri, in cui Bangaly, un bambino di 6 anni, racconta: «Eravamo nella barca, poi è entrata l'acqua, la barca si è rotta e io ho bevuto tanta acqua. Allora ho agguantato la corda della barca piccola e le persone mi hanno preso per mettermi su quella barca. Ho chiesto a mio papà: dov'è la mamma. E lui mi ha risposto: "Non lo so"». In realtà, sua mamma è uno dei 6 corpi che i soccorritori di Open Arms avevano recuperato. Erano tutti partiti dalla zona di Sabratha tra il 9 e il 10 novembre. Ma il gommone su cui erano ha cominciato a imbarcare acqua al punto che l'aereo di Frontex che l'ha avvistato ha dovuto avvertire la nave della Ong, ed erano anni che non accadeva, perché si intervenisse il prima possibile. Ieri sera la Open Arms ha gettato l'ancora davanti a Trapani, il porto sicuro assegnatole dall'Italia. Nello stesso porto è arrivato un rimorchiatore delle piattaforme petrolifere dell'Eni, con 79 migranti. Altri 168 migranti su due barche, per i quali da giorni Alarm Phone chiedeva aiuto, sono stati recuperati dalla Guardia costiera italiana mentre quella libica ha riportato indietro 102 persone che il «centralino dei migranti» segnalava in grave pericolo: due migranti sono annegati. E' il quarto naufragio in tre giorni davanti alla Libia dove appena giovedì erano annegati in 94. 

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