Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 15 novembre 2020

La guerra dei numeri :«Di Battista è al 40%» «No, governisti al 70»

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 15 novembre 2020.Emanuele Buzzi

La guerra stavolta è sui numeri. Lo scontro interno nel Movimento verte in gran parte sulla votazione per la scelta dei relatori alla giornata conclusiva degli Stati generali. L’esito, si sa, è stato secretato da Vito Crimi. L’ala vicina ad Alessandro Di Battista ha chiesto a gran voce di rendere noti i numeri. Davide Casaleggio idem. Lo stesso Di Battista ha detto ai suoi che «farà pesare i voti». Ma ora, tra indiscrezioni, smentite, prese di posizione e caccia a presunte talpe, il battage 5 Stelle è tutto sulle preferenze ottenute dai candidati.I ribelli gongolano. Di Battista, a loro dire, è il più votato. «A mio avviso siamo di fronte a un exploit superiore alle previsioni», dice uno dei dissidenti. Un altro gli fa eco: «Facendo un sondaggio tra gli attivisti, più di 4 su 10 sostengono di averlo votato». I votanti totali sono stati 26.365. Le stime dei ribelli quindi, se fossero vere, vedrebbero l’ex deputato con preferenze a cinque cifre. Ma la lettura dell’ala governista è opposta: «Oltre il 70% dei voti (le preferenze totali sono state 57.172, ogni votante poteva esprimerne fino a tre, ndr) è andato a noi, distribuito tra Di Maio, Taverna e il resto dei ministri. Un dato importante da analizzare in modo diverso rispetto alle altre votazioni, perché in questa tornata cambiavano i rapporti di forza». E spiegano i lealisti: «In questo caso si corre per un organo collegiale e la bilancia peserà un’altra volta dalla parte dei governisti, come era già accaduto per le elezioni territoriali questa estate in cui vinse il sì. È l’ennesima sconfitta di Di Battista, che lui già tenta di trasformare in una vittoria di Pirro».

«Alessandro si esalta per cosa? — commentano nel M5S —. Stiamo in democrazia, voleva buttare giù tutto e ha perso un’altra volta. Gioca a calcio quando la partita è di tennis. E nell’organo collegiale è praticamente solo». In realtà tra i vertici si parla di «amarezza» per le prese di posizione dell’ex deputato e del presidente di Rousseau.Tuttavia l’esito del test sui relatori è un banco di prova proprio in vista della votazione per la nuova segreteria pentastellata. C’è chi tra i governisti esulta. Come Dino Giarrusso, che rilancia i rumors: «Si dice che io abbia preso una valanga di voti». Per lui si parla addirittura del secondo posto come preferenze, ma le voci ovviamente non trovano conferme.E proprio eventuali exploit dei singoli aprano la strada a quello che potrebbe essere un direttorio di outsider. Mentre i big nicchiano — da Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista, che potrebbero anche non candidarsi — alcuni ministri (come Stefano Patuanelli) si sfilano, ai nastri di partenza per la segreteria si preannunciano volti storici come Paola Taverna, Nicola Morra e Danilo Toninelli insieme a new entry come appunto Giarrusso che proveranno a bissare l’esito del voto per i relatori.La partita a scacchi per la governance (dai tavoli emerge l’idea di una struttura a 1015 in cui siano presenti tutti i territori e tutti i livelli del M5S, attivisti compresi) si scioglierà meglio nelle prossime ore. I dissidenti tengono le carte coperte. C’è chi cerca di confondere le acque: «O scendiamo in campo tutti o nessuno». L’ombra della scissione rimane presente. Di sicuro la tensione è talmente alta che l’idea di un organo collegiale che tenga insieme le due anime del Movimento, quella governista e quella ribelle, a ventiquattro ore dalla fine della kermesse, più che una possibilità sembra un miraggio.

Nessun commento:

Posta un commento